CUCINA ITALIANA
L'ARTUSI

 Le ricette della cucina italiana. Prima che l'entropia culturale se le porti via...

Pellegrino Artusi

 

La scienza in cucina e

L'ARTE DI MANGIAR BENE

 

Manuale pratico per le famiglie

(790 ricette)

e in appendice

"La cucina per gli stomachi deboli"

 

 

 

INDICE 


INTRODUZIONE

La storia di un libro che rassomiglia alla storia di Cenerentola
Prefazio
L'autore a chi legge
Alcune norme di igiene
Lettera del poesta Lorenzo Stecchetti ( Olindo Guerrini)
Lettera della contessa Maria Fantoni Mantegazza
Le commedie della cucina
Spiegazione di voci
Potere nutritivo delle carni
Frustata


INDICE DEI TITOLI DELLE RICETTE NUMERATI DA 1 A 790 

RAGGRUPPATI PER TIPI DI PREPARATI

E

DESCRIZIONE DELLE RICETTE RAGGRUPPATE PER TIPI DI PREPARATI

Brodi, gelatine e sughi - N. 1-6
Minestre - N. 7-107
Principi - N. 108-118
Salse - N. 119-138
Uova - N. 139-152
Paste e pastelle - N. 153-159
Ripieni N. 160-161
Fritti - N. 162-225
Lesso - N. 226
Tramessi - N. 227-252
Umidi - N. 253-359
Rifreddi N. 360-375
Erbaggi e legumi - N. 376-454
Piatti di pesce - N. 455-520
Arrosti - N. 521-558
Pasticceria N. 559-636
Torte e dolci al cucchiaio - N. 637-722
Siroppi - N. 723-731
Conserve - N. 732-745
Liquori - N. 746-752
Gelati - N. 753-775
Cose diverse - N. 776-790 


APPENDICE

Cucina per gli stomachi deboli
Note di pranzi mensili e delle principali solennità
Colazioni alla forchetta

 

INTRODUZIONE

 

 

 

LA STORIA DI UN LIBRO

CHE RASSOMIGLIA ALLA STORIA DELLA CENERENTOLA

 

Vedi giudizio uman come spesso erra

 

Avevo data l’ultima mano al mio libro La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, quando capitò in Firenze il mio dotto amico Francesco Trevisan, professore di belle lettere al liceo Scipione Maffei di Verona. Appassionato cultore degli studi foscoliani, fu egli eletto a far parte del Comitato per erigere un monumento in Santa Croce al Cantor dei Sepolcri. In quella occasione avendo avuto il piacere di ospitarlo in casa mia, mi parve opportuno chiedergli il suo savio parere intorno a quel mio culinario lavoro; ma ohimé! che, dopo averlo esaminato, alle mie povere fatiche di tanti anni pronunziò la brutta sentenza: Questo è un libro che avrà poco esito.

Sgomento, ma non del tutto convinto della sua opinione, mi pungeva il desiderio di appellarmi al giudizio del pubblico; quindi pensai di rivolgermi per la stampa a una ben nota casa editrice di Firenze, nella speranza che, essendo coi proprietari in relazione quasi d’amicizia per avere anni addietro spesovi una somma rilevante per diverse mie pubblicazioni, avrei trovato in loro una qualche condiscendenza. Anzi, per dar loro coraggio, proposi a questi Signori di far l’operazione in conto sociale e perché fosse fatta a ragion veduta, dopo aver loro mostrato il manoscritto, volli che avessero un saggio pratico della mia cucina invitandoli un giorno a pranzo, il quale parve soddisfacente tanto ad essi quanto agli altri commensali invitati a tener loro buona compagnia.

Lusinghe vane, perocché dopo averci pensato sopra e tentennato parecchio, uno di essi ebbe a dirmi: - Se il suo lavoro l’avesse fatto Doney, allora solo se ne potrebbe parlar sul serio. - Se l’avesse compilato Doney - io gli risposi - probabilmente nessuno capirebbe nulla come avviene del grosso volume Il re de’ cuochi; mentre con questo Manuale pratico basta si sappia tenere un mestolo in mano, che qualche cosa si annaspa.

Qui è bene a sapersi che gli editori generalmente non si curano più che tanto se un libro è buono o cattivo, utile o dannoso; per essi basta, onde poterlo smerciar facilmente, che porti in fronte un nome celebre o conosciutissimo, perché questo serva a dargli la spinta e sotto le ali del suo patrocinio possa far grandi voli.

Da capo dunque in cerca di un più facile intraprenditore, e conoscendo per fama un'altra importante casa editrice di Milano, mi rivolsi ad essa, perché pubblicando d'omnia generis musicorum, pensavo che in quella farragine potesse trovare un posticino il mio modesto lavoro. Fu per me molto umiliante questa risposta asciutta asciutta: - Di libri di cucina non ci occupiamo.

- Finiamola una buona volta - dissi allora fra me - di mendicare l'aiuto altrui e si pubblichi a tutto mio rischio e pericolo; - e infatti ne affidai la stampa al tipografo Salvadore Landi; ma mentre ne trattavo le condizioni mi venne l'idea di farlo offrire ad un altro editore in grande, più idoneo per simili pubblicazioni. A dire il vero trovai lui più propenso di tutti; ma, ohimé (di nuovo) a quali patti! L.200 prezzo dell'opera e la cessione dei diritti d'autore. Ciò, e la riluttanza degli altri, provi in quale discredito erano caduti i libri di cucina in Italia!

A sì umiliante proposta uscii in una escandescenza, che non occorre ripetere, e mi avventurai a tutte mie spese e rischio; ma scoraggiato come ero, nella prevenzione di fare un fiasco solenne, ne feci tirare mille copie soltanto.

Accadde poco dopo che a Forlimpopoli, mio paese nativo, erasi indetta una gran fiera di beneficenza e un amico mi scrisse di contribuirvi con due esemplari della vita del Foscolo; ma questa essendo allora presso di me esaurita, supplii con due copie della Scienza in cucina e l' Arte di mangiar bene. Non l'avessi mai fatto, poiché mi fu riferito che quelli che le vinsero invece di apprezzarle le misero alla berlina e le andarono a vendere al tabaccaio.

Ma né anche questa fu l'ultima delle mortificazioni subite, perocché avendone mandata una copia a una Rivista di Roma, a cui ero associato, non che dire due parole sul merito del lavoro e fargli un poco di critica, come prometteva un avviso dello stesso giornale pei libri mandati in dono, lo notò soltanto nella rubrica di quelli ricevuti, sbagliandone perfino il titolo.

Finalmente dopo tante bastonature, sorse spontaneamente un uomo di genio a perorar la mia causa. Il professor Paolo Mantegazza, con quell’intuito pronto e sicuro che lo distingueva, conobbe subito che quel mio lavoro qualche merito lo aveva, potendo esser utile alle famiglie; e, rallegrandosi meco, disse: - Col darci questo libro voi avete fatto un’opera buona e perciò vi auguro cento edizioni.

- Troppe, troppe! - risposi - sarei contento di due. - Poi con molta mia meraviglia e sorpresa, che mi confusero, lo elogiò e lo raccomandò all’uditorio in due delle sue conferenze.

Cominciai allora a prender coraggio e vedendo che il libro propendeva ad aver esito, benché lento da prima, scrissi all’amico di Forlimpopoli, lagnandomi dell’offesa fatta ad un libro che forse un giorno avrebbe recato onore al loro paese; la stizza non mi fece dir mio.

Esitata la prima edizione, sempre con titubanza, perché ancora non ci credevo, misi mano alla seconda, anche questa di soli mille esemplari; la quale avendo avuto smercio più sollecito dell’antecedente, mi diè coraggio d’intraprender la terza di copie duemila e poi la quarta e quinta di tremila ciascuna. A queste seguono, a intervalli relativamente brevi, sei altre edizioni di quattromila ciascuna e finalmente, vedendo che questo manuale, quanto più invecchiava più acquistava favore e la richiesta si faceva sempre più viva, mi decisi a portare a seimila, a diecimila, poi a quindicimila, il numero delle copie di ciascuna delle successive edizioni. Con questa trentacinquesima edizione si è giunti in tutto al numero di 283.000 copie date alla luce finora, e quasi sempre con l’aggiunta di nuove ricette (perché quest’arte è inesauribile); la qual cosa mi è di grande conforto specialmente vedendo che il libro è comprato anche da gente autorevole e da professori di vaglia.

Punzecchiato nell’amor proprio da questo risultato felice, mi premeva rendermi grato al pubblico con edizioni sempre più eleganti e corrette e sembrandomi di non vedere in chi presiedeva alla stampa tutto l’impegno per riuscirvi, gli dissi un giorno in tono di scherzo: - Dunque anche lei, perché questo mio lavoro sa di stufato, sdegna forse di prenderlo in considerazione? Sappia però, e lo dico a malincuore, che con le tendenze del secolo al materialismo e ai godimenti della vita, verrà giorno, e non è lontano, che saranno maggiormente ricercati e letti gli scritti di questa specie; cioè di quelli che recano diletto alla mente e danno pascolo al corpo, a preferenza delle opere, molto più utili all'umanità, dei grandi scienziati.

Cieco chi non lo vede! Stanno per finire i tempi delle seducenti e lusinghiere ideali illusioni e degli anacoreti; il mondo corre assetato, anche più che non dovrebbe, alle vive fonti del piacere, e però chi potesse e sapesse temperare queste pericolose tendenze con una sana morale avrebbe vinto la palma.

Pongo fine a questa mia cicalata non senza tributare un elogio e un ringraziamento ben meritati alla Casa Editrice Bemporad di Firenze, la quale si è data ogni cura di far conoscere questo mio Manuale al pubblico e di divulgarlo.

 

 

PREFAZIO

 

 

La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.

Diffidate dei libri che trattano di quest'arte: Sono la maggior parte fallaci o incomprensibili, specialmente quelli italiani; meno peggio i francesi: al più al più, tanto dagli uni che dagli altri potrete attingere qualche nozione utile quando l’arte la conoscete.

Se non si ha la pretesa di diventare un cuoco di baldacchino non credo sia necessario per riuscire, di nascere con una cazzaruola in capo basta la passione, molta attenzione e l'avvezzarsi precisi: poi scegliete sempre per materia prima roba della più fine, che questa vi farà figurare.

Il miglior maestro è la pratica sotto un esercente capace; ma anche senza di esso, con una scorta simile a questa mia, mettendovi con molto impegno al lavoro, potrete, io spero, annaspar qualche cosa.

Vinto dalle insistenze di molti miei conoscenti e di signore, che mi onorano della loro amicizia, mi decisi finalmente di pubblicare il presente volume, la cui materia, già preparata da lungo tempo, serviva per solo mio uso e consumo. Ve l'offro dunque da semplice dilettante qual sono, sicuro di non ingannarvi, avendo provati e riprovati più volte questi piatti da me medesimo; se poi voi non vi riuscirete alla prima, non vi sgomentate; buona volontà ed insistenza vuol essere, e vi garantisco che giungerete a farli bene e potrete anche migliorarli, imperocché io non presumo di aver toccato l'apice della perfezione.

Ma, vedendo che si è giunti con questa alla trentacinquesima edizione e alla tiratura di duecentottantatremila esemplari, mi giova credere che nella generalità a queste mie pietanze venga fatto buon viso e che pochi, per mia fortuna, mi abbiano mandato finora in quel paese per imbarazzo di stomaco o per altri fenomeni che la decenza mi vieta di nominare.

Non vorrei però che per essermi occupato di culinaria mi gabellaste per un ghiottone o per un gran pappatore; protesto, se mai, contro questa taccia poco onorevole, perché non sono né l'una né l'altra cosa. Amo il bello ed il buono ovunque si trovino e mi ripugna di vedere straziata, come suol dirsi, la grazia di Dio. Amen.

 

 

L’AUTORE A CHI LEGGE

 

Due sono le funzioni principali della vita: la nutrizione e la propagazione della specie; a coloro quindi che, rivolgendo la mente a questi due bisogni dell'esistenza, li studiano e suggeriscono norme onde vengano sodisfatti nel miglior modo possibile, per render meno triste la vita stessa, e per giovare all'umanità, sia lecito sperare che questa, pur se non apprezza le loro fatiche, sia almeno prodiga di un benigno compatimento.

Il senso racchiuso in queste poche righe, premesse alla terza edizione, essendo stato svolto con più competenza in una lettera familiare a me diretta dal chiarissimo poeta Lorenzo Stecchetti, mi procuro il piacere di trascrivervi le sue parole.

 

Il genere umano - egli dice - dura solo perché l'uomo ha l'istinto della conservazione e quello della riproduzione e sente vivissimo il bisogno di sodisfarvi. Alla sodisfazione di un bisogno va sempre unito un piacere e il piacere della conservazione si ha nel senso del gusto e quello della riproduzione nel senso del tatto. Se l'uomo non appetisse il cibo o non provasse stimoli sessuali, il genere umano finirebbe subito.

Il gusto e il tatto sono quindi i sensi più necessari, anzi indispensabili alla vita dell'individuo e della specie. Gli altri aiutano soltanto e si può vivere ciechi e sordi, ma non senza l'attività funzionale degli organi del gusto.

Come è dunque che nella scala dei sensi i due più necessari alla vita ed alla sua trasmissione sono reputati più vili? Perché quel che sodisfa gli altri sensi, pittura, musica, ecc., si dice arte, si ritiene cosa nobile, ed ignobile invece quel che sodisfa il gusto? Perché chi gode vedendo un bel quadro o sentendo una bella sinfonia è reputato superiore a chi gode mangiando un'eccellente vivanda? Ci sono dunque tali ineguaglianze anche tra i sensi che chi lavora ha una camicia e chi non lavora ne ha due?

Deve essere pel tirannico regno che il cervello esercita ora su tutti gli organi del corpo. Al tempo di Menenio Agrippa dominava lo stomaco, ora non serve nemmeno più, o almeno serve male. Tra questi eccessivi lavoratori di cervello ce n'è uno che digerisca bene? Tutto è nervi, nevrosi, nevrastenia, e la statura, la circonferenza toracica, la forza di resistenza e di riproduzione calano ogni giorno in questa razza di saggi e di artisti pieni d'ingegno e di rachitide, di delicatezze e di glandule, che non si nutre, ma si eccita e si regge a forza di caffè, di alcool e di morfina. Perciò i sensi che si dirigono alla cerebrazione sono stimati più nobili di quelli che presiedono alla conservazione, e sarebbe ora di cassare questa ingiusta sentenza.

O santa bicicletta che ci fa provare la gioia di un robusto appetito a dispetto dei decadenti e dei decaduti, sognanti la clorosi, la tabe e i gavoccioli dell'arte ideale! All'aria, all'aria libera e sana, a far rosso il sangue e forti i muscoli! Non vergogniamoci dunque di mangiare il meglio che si può e ridiamo il suo posto anche alla gastronomia. Infine anche il tiranno cervello ci guadagnerà, e questa società malata di nervi finirà per capire che, anche in arte, una discussione sul cucinare l'anguilla, vale una dissertazione sul sorriso di Beatrice.

Non si vive di solo pane, è vero; ci vuole anche il companatico; e l'arte di renderlo più economico, più sapido, più sano, lo dico e lo sostengo, è vera arte. Riabilitiamo il senso del gusto e non vergogniamoci di sodisfarlo onestamente, ma il meglio che si può, come ella ce ne dà i precetti.

 

 

 

 

ALCUNE NORME D’IGIENE

 

Tiberio imperatore diceva che l'uomo, giunto all'età di trentacinque anni, non dovrebbe avere più bisogno di medico. Se questo aforismo, preso in senso largo è vero, non è men vero che il medico, chiamato a tempo, può troncare sul bel principio una malattia ed anche salvarvi da immatura morte; il medico poi se non guarisce, solleva spesso, consola sempre.

La massima dell'imperatore Tiberio è vera in quanto che l'uomo arrivato a metà del corso della vita dovrebbe avere acquistata tanta esperienza sopra sé stesso da conoscere ciò che gli nuoce e ciò che gli giova e con un buon regime dietetico governarsi in modo da tenere in bilico la salute, la qual cosa non è difficile se questa non è minacciata da vizii organici o da qualche viscerale lesione. Oltre a ciò dovrebbe l'uomo, giunto a quell'età, essersi persuaso che la cura profilattica, ossia preventiva, è la migliore, che ben poco evvi a sperare dalle medicine e che il medico più abile è colui che ordina poco e cose semplici.

Le persone nervose e troppo sensibili, specialmente se disoccupate ed apprensive, si figurano di aver mille mali che hanno sede solo nella loro immaginazione. Una di queste, parlando di sé stessa, diceva un giorno al suo medico: "Io non capisco come possa campare un uomo con tanti malanni addosso". Eppure non solo è campata con qualche incomoduccio comune a tanti altri; ma essa ha raggiunto una tarda età.

Questi infelici ipocondriaci, che altro non sono, meritano tutto il nostro compatimento imperocché non sanno svincolarsi dalle pastoie in cui li tiene una esagerata e continua paura, e non c'è modo a persuaderli, ritenendosi ingannati dallo zelo di coloro che cercano di confortarli. Spesso li vedrete coll'occhio torvo e col polso in mano gettar sospiri, guardarsi con ribrezzo allo specchio ed osservare la lingua; la notte di soprassalto balzar dal letto, spaventati per palpitar del cuore in sussulto. Il vitto per essi è una pena, non solo per la scelta de' cibi; ma ora temendo di aver mangiato troppo, stanno in apprensione di qualche accidente, ora volendo correggersi con astinenza eccessiva hanno insonnia la notte e sogni molesti. Col pensiero sempre a sé stessi pel timore di prendere un raffreddore o un mal di petto, escono ravvolti in modo che sembrano fegatelli nella rete, e ad ogni po' d'impressione fredda che sentono soprammettono involucri sopra involucri da disgradarne, sto per dir, le cipolle. Per questi tali non c'è medicina che valga e un medico coscienzioso dirà loro: divagatevi, distraetevi, passeggiate spesso all'aria aperta per quanto le vostre forze il comportano, viaggiate, se avete quattrini, in buona compagnia e guarirete. S'intende bene che io in questo scritto parlo alle classi agiate, ché i diseredati dalla fortuna sono costretti, loro malgrado, a fare di necessità virtù e consolarsi riflettendo che la vita attiva e frugale contribuisce alla robustezza dei corpo e alla conservazione della salute. Da questi preliminari passando alla generalità di una buona igiene, permettetemi vi rammenti alcuni precetti che godono da lungo tempo la sanzione scientifica, ma che non sono ripetuti mai abbastanza; e per primo, parlandovi del vestiario, mi rivolgo alle signore mamme e dico ad esse: cominciate a vestir leggieri, fino dall'infanzia, i vostri bambini, che poi fatti adulti con questo metodo risentiranno meno le brusche variazioni dell'atmosfera e andranno meno soggetti alle infreddature, alle bronchiti. Se poi, durante l'inverno, non eleverete ne' vostri appartamenti il calore delle stufe oltre ai 12 o 14 gradi, vi salverete probabilmente dalle polmoniti che sono così frequenti oggigiorno.

Alle prime frescure non vi aggravate, a un tratto, di troppi panni, basta un indumento esterno e precario per poterlo deporre e riprendere a piacere nel frequente alternarsi della stagione fino a che non saremo entrati nel freddo costante. Quando poi vi avvicinate alla primavera rammentatevi allora del seguente proverbio che io trovo di una verità indiscutibile:

Di aprile non ti alleggerire,

Di maggio va' adagio,

Di giugno getta via lo cotticugno,

Ma non lo impegnare

Ché potrebbe abbisognare.

 

Cercate di abitar case sane con molta luce e ventilate: dov’entra il sole fuggono le malattie. Compassionate quelle signore che ricevono quasi all'oscuro, che quando andate a visitarle inciampate nei mobili e non sapete dove posare il cappello. Per questo loro costume di vivere quasi sempre nella penombra, di non far moto a piedi e all'aria libera ed aperta, e perché tende naturalmente il loro sesso a ber poco vino e a cibarsi scarsamente di carne, preferendo i vegetali e i dolciumi, non trovate fra loro le guance rosee, indizio di prospera salute, le belle carnagioni tutto sangue e latte, non cicce sode, ma floscie e visi come le vecce fatte nascere al buio per adornare i sepolcri il giovedì santo. Qual maraviglia allora di veder fra le donne tante isteriche, nevrotiche ed anemiche?

Avvezzatevi a mangiare d'ogni cosa se non volete divenire incresciosi alla famiglia. Chi fa delle esclusioni parecchie offende gli altri e il capo di casa, costretti a seguirlo per non raddoppiar le pietanze. Non vi fate schiavi del vostro stomaco: questo viscere capriccioso, che si sdegna per poco, pare si diletti di tormentare specialmente coloro che mangiano più del bisogno, vizio comune di chi non è costretto dalla necessita al vitto frugale. A dargli retta, ora con le sue nausee ora col rimandarvi alla gola il sapore de' cibi ricevuti ed ora con moleste acidità, vi ridurrebbe al regime de' convalescenti. In questi casi, se non avete nulla a rimproverarvi per istravizio, muovetegli guerra; combattetelo corpo a corpo per vedere di vincerlo; ma se poi assolutamente la natura si ribella ad un dato alimento, allora solo concedetegli la vittoria e smettete.

Chi non esercita attività muscolare deve vivere più parco degli altri e a questo proposito Agnolo Pandolfini nel Trattato del governo della famiglia, dice: "Trovo che molto giova la dieta, la sobrietà, non mangiare, non bere, se non vi sentite fame o sete. E provo in me questo, per cosa cruda e dura che sia a digestire, vecchio come io sono, dall'un sole all'altro mi trovo averla digestita. Figliuoli miei, prendete questa regola brieve, generale e molto perfetta. Ponete cura in conoscere qual cosa v'è nociva, e da quella vi guardate; e quale vi giova e fa pro quella seguite e continuate".

Allo svegliarvi la mattina consultate ciò che più si confà al vostro stomaco; se non lo sentite del tutto libero limitatevi ad una tazza di caffè nero, e se la fate precedere da mezzo bicchier d'acqua frammista a caffè servirà meglio a sbarazzarvi dai residui di una imperfetta digestione. Se poi vi trovate in perfetto stato e (avvertendo di non pigliare abbaglio perché c'è anche la falsa fame) sentite subito bisogno di cibo, indizio certo di buona salute e pronostico di lunga vita, allora viene opportuno, a seconda del vostro gusto, col caffè nero un crostino imburrato, o il caffè col latte, oppure la cioccolata. Dopo quattr'ore circa, che tante occorrono per digerire una colazione ancorché scarsa e liquida, si passa secondo l'uso moderno alla colazione solida delle 11 o del mezzogiorno.

Questo pasto, per essere il primo della giornata, è sempre il più appetitoso, e perciò non conviene levarsi del tutto la fame, se volete gustare il pranzo e, ammenoché non conduciate vita attiva e di lavoro muscolare, non è bene il pasteggiar col vino, perché il rosso non è di facile digestione e il bianco essendo alcoolico, turba la mente se questa deve stare applicata.

Meglio è il pasteggiar la mattina con acqua pura e bere in fine un bicchierino o due di vino da bottiglia, oppure il far uso di the semplice o col latte che io trovo molto omogeneo; non aggrava lo stomaco e, come alimento nervoso e caldo aiuta a digerire.

Nel pranzo, che è il pasto principale della giornata e, direi, quasi una festa di famiglia, si può scialare, ma più durante l'inverno che nell'estate, perché nel caldo si richiedono alimenti leggieri e facili a digerirsi. Più e diverse qualità di cibi, dei due regni della natura, ove predomini l'elemento carneo, contribuiscono meglio a una buona digestione specialmente se annaffiati da vino vecchio ed asciutto; ma guardatevi dalle scorpacciate come pure da quei cibi che sono soliti a sciogliervi il corpo, e non dilavate lo stomaco col troppo bere. A questo proposito alcuni igienisti consigliano il pasteggiar coll'acqua anche durante il pranzo, serbando il vino alla fine. Fatelo se ve ne sentite il coraggio; a me sembra un troppo pretendere.

Se volete una buona regola, nel pranzo arrestatevi al primo boccone che vi fa nausea e senz'altro passate al dessert. Un'altra buona consuetudine contro le indigestioni e all'esuberanza di nutrimento è di mangiar leggiero il giorno appresso a quello in cui vi siete nutriti di cibi gravi e pesanti.

Il gelato non nuoce alla fine del pranzo, anzi giova, perché richiama al ventricolo il calore opportuno a ben digerire; ma guardatevi sempre, se la sete non ve lo impone, di bere tra un pasto e l'altro, per non disturbare la digestione, avendo bisogno questo lavoro di alta chimica della natura di non essere molestato.

Fra la colazione e il pranzo lasciate correre un intervallo di sette ore, che tante occorrono per una completa digestione, anzi non bastano per quelli che l'hanno lenta, cosicché avendo luogo la colazione alle undici, meglio è trasportare il pranzo alle sette; ma veramente non si dovrebbe ritornare al cibo altro che quando lo stomaco chiama con insistenza soccorso, e questo bisogno tanto più presto si farà imperioso se lo provocate con una passeggiata all'aria libera oppure con qualche esercizio temperato e piacevole.

"L’esercizio, dice il precitato Agnolo Pandolfini, conserva la vita, accende il caldo e il vigore naturale, schiuma superchie e cattive materie e umori, fortifica ogni virtù del corpo e de' nervi; è necessario a' giovani, utile a' vecchi. Colui non faccia esercizio, che non vuole vivere sano e lieto. Socrate, si legge, in casa ballava e saltava per esercitarsi. La vita modesta, riposata e lieta fu sempre ottima medicina alla sanità".

La temperanza e l'esercizio dei corpo sono dunque i due perni su cui la salute si aggira; ma avvertite che quando eccede, cangiata in vizio la virtù si vede, imperocché le perdite continue dell'organismo hanno bisogno di riparazione. Dalla pletora per troppo nutrimento guardatevi dal cadere nell'eccesso opposto di una scarsa e insufficiente alimentazione per non lasciarvi indebolire.

Durante l'adolescenza ossia nel crescere, l'uomo ha bisogno di molto nutrimento; per l'adulto e specialmente pel vecchio la moderazione nel cibo è indispensabile virtù per prolungare la vita.

A coloro che hanno conservata ancora la beata usanza de' nostri padri di pranzare a mezzogiorno o al tocco, rammenterò l'antichissimo adagio: Post prandium stabis et post cenam ambulabis; a tutti poi, che la prima digestione si fa in bocca, quindi non si potrebbe mai abbastanza raccomandare la conservazione dei denti, per triturare e macinare convenientemente i cibi, che coll'aiuto della saliva, si digeriscono assai meglio di quelli tritati e pestati in cucina, i quali richiedono poca masticazione, riescono pesanti allo stomaco, come se questo viscere sentisse sdegno per avergli tolto parte del suo lavoro; anzi molti cibi riputati indigesti possono riescire digeribili e gustati meglio mediante una forte masticazione.

Se con la guida di queste norme saprete regolar bene il vostro stomaco, da debole che era il renderete forte, e se forte di natura, tale il conserverete senza ricorrere ai medicamenti. Rifuggite dai purganti, che sono una rovina se usati di frequente, e ricorrete ad essi ben di rado e soltanto quando la necessità il richieda. Molte volte le bestie col loro istinto naturale e fors'anche col raziocinio insegnano a noi come regolarci: il mio carissimo amico Sibillone, quando prendeva un'indigestione, stava un giorno o due senza mangiare e l'andava a smaltire sui tetti. Sono quindi da deplorare quelle pietose mamme che, per un'esagerazione del sentimento materno, tengono gli occhi sempre intenti alla salute de' loro piccini e ad ogni istante che li vedono un po' mogi o non obbedienti al secesso, con quella fisima sempre in capo de' bachi, i quali il più sovente non sono che nella loro immaginazione, non lasciano agir la natura che, in quella età rigogliosa ed esuberante di vita, fa prodigi lasciata a se stessa; ma ricorrono subito al medicamento, al clistere.

L'uso de' liquori che, a non istare in guardia diventa abuso, è riprovato da tutti gli igienisti pei guasti irreparabili che cagionano nell'organismo umano. Può fare eccezione soltanto un qualche leggero poncino di cognac (sia pure con l'odore del rhum) nelle fredde serate d'inverno, perché aiuta nella notte la digestione e vi trovate la mattina con lo stomaco più libero e la bocca migliore.

Male, male assai poi fanno coloro che si lasciano vincere dal vino. A poco a poco, sentono nausea al cibo e si nutrono quasi esclusivamente di quello; indi si degradano agli occhi del mondo, diventando ridicoli, pericolosi e bestiali. C'era un mercante che quando arrivava in una città si fermava ad una cantonata per osservar la gente che passava e quando vedeva uno col naso rosso era sollecito a chiedergli dove si vendeva il vino buono. Anche passando sopra al marchio d'intemperanza che questo vizio imprime spesso sul viso, e a certe scene che destano soltanto un senso d'ilarità - come quella di un cuoco il quale, mentre i suoi padroni aspettavano a cena, teneva la padella sopra l'acquaio e furiosamente faceva vento al di sotto - è certo che quando vedete questi beoni, che cogli occhi imbambolati, mal pronunciando l'erre dicono e fanno sciocchezze spesso compromettenti, vi sentite serrare il cuore nel timore che non si passi alle risse e dalle risse al coltello come avviene sovente. Persistendo ancora in questo vizio brutale, che si fa sempre più imperioso, si diventa ubriaconi incorreggibili; i quali tutti finiscono miseramente.

Neppure sono da lodarsi coloro che cercano di procrastinare l'appetito cogli eccitanti, imperocché se avvezzate il ventricolo ad aver bisogno di agenti esterni per aiutarlo a digerire finirete per isnervare la sua vitalità e l'elaborazione de' succhi gastrici diverrà difettosa. Quanto al sonno e il riposo sono funzioni assolutamente relative da conformarle al bisogno dell'individuo, poiché tutti non siamo ugualmente conformati, e segue talvolta che uno si senta un malessere generale e indefinibile senza potersene rendere ragione e questo da altro non deriva che da mancanza di riposo riparatore.

Chiudo la serie di questi precetti, gettati giù così alla buona e senza pretese, coi seguenti due proverbi, tolti dalla letteratura straniera, non senza augurare al lettore felicità e lunga vita.

 

 

PROVERBIO INGLESE

 

Early to bed and early to rise

Makes a man healthy, wealthy and wise

 

Coricarsi presto ed alzarsi presto

Fanno l'uomo sano, ricco e saggio.

 

 

PROVERBIO FRANCESE

 

Se lever à six, déjeuner a dix

Diner à six, se coucher à dix,

 

Fait vivre l’homme dix fois dix.

 

Alzarsi alle sei, far colazione alle dieci,

Pranzare alle sei, coricarsi alle dieci

Fa viver l'uomo dieci volte dieci.

 

 

X

 

 

LETTERA DEL POETA OLINDO STECCHETTI (OLINDO GUERRINI) A CUI MANDAI IN DONO UNA COPIA DEL MIO LIBRO DI CUCINA, TERZA EDIZIONE:

 

On. Signor mio,

Ella non può immaginate che gradita sorpresa mi abbia fatto il suo volume, dove si compiacque di ricordarmi! Io sono stato e sono uno degli apostoli più ferventi ed antichi dell'opera sua che ho trovato la migliore, la più pratica, e la più bella, non dico di tutte le italiane che sono vere birbonate, ma anche delle straniere. Ricorda ella il Vialardi che fa testo in Piemonte?

 

 

"GILLÒ ABBRAGIATO. - La volaglia spennata si abbrustia, non si sboglienta, ma la longia di bue piccata di trifola cesellata e di giambone, si ruola a forma di valigia in una braciera con butirro. Umiditela soventemente con grassa e sgorgate e imbianchite due animelle e fatene una farcia da chenelle grosse un turacciolo, da bordare la longia. Cotta che sia, giusta di sale, verniciatela con salsa di tomatiche ridotta spessa da velare e fate per guarnitura una macedonia di mellonetti e zuccotti e servite in terrina ben caldo".

 

Non è nel libro, ma i termini ci sono tutti.

Quanto agli altri Re dei Cuochi, Regina delle Cuoche ed altre maestà culinarie, non abbiamo che traduzioni dal francese o compilazioni sgangherate. Per trovare una ricetta pratica e adatta per una famiglia bisogna andare a tentone, indovinare, sbagliare. Quindi benedetto l’Artusi! È un coro questo, un coro che le viene di Romagna, dove ho predicato con vero entusiasmo il suo volume. Da ogni parte me ne vennero elogi. Un mio caro parente mi scriveva: "Finalmente abbiamo un libro di cucina e non di cannibalismo, perché tutti gli altri dicono: prendete il vostro fegato, tagliatelo a fette, ecc." e mi ringraziava.

Avevo anch’io l’idea di fare un libro di cucina da mettere nei manuali dell’Hoepli. Avrei voluto fare un libro, come si dice di volgarizzazione; ma un poco il tempo mi mancò, un poco ragioni di bilancio mi rendevano difficile la parte sperimentale e finalmente venne il suo libro che mi scoraggiò affatto. L’idea mi passò, ma mi è rimasta una discreta collezione di libri di cucina che fa bella mostra di sé in uno scaffale della sala da pranzo. La prima edizione del suo libro, rilegata, interfogliata ed arricchita (?) di parecchie ricette, vi ha il posto d’onore. La seconda serve alla consultazione quotidiana e la terza ruberà ora il posto d’onore alla prima perché superba dell’autografo dell’Autore.

Così, come Ella vede, da un pezzo conosco, stimo e consiglio l’opera sua ed Ella intenda perciò con che vivissimo piacere abbia accolto l’esemplare cortesemente inviatomi. Prima il mio stomaco solo provava una doverosa riconoscenza verso di Lei; ora allo stomaco si aggiunge l’animo. È perciò, Egregio Signore, che rendendole vivissime grazie del dono e della cortesia, mi onoro di rassegnarmi colla dovuta gratitudine e stima.

Bologna, 19-XII-96

 

Suo Dev.mo

Olindo Guerrini

 

LETTERA DELLE CONTESSA MARIA FANTONI MANTEGAZZA

 

La contessa Maria Fantoni, ora vedova dell’illustre professor Paolo Mantegazza, mi fece la inaspettata sorpresa di onorarmi dell’infrascritta lettera, la quale serbo in conto di gradito premio alle mie povere fatiche.

 

 

San Terenzo (Golfo della Spezia)

14 novembre ’97

 

Gentil.mo Signor Artusi,

Mi scusi la sfacciataggine, ma sento proprio il bisogno di dirle, quanto il suo libro mi sia utile e caro; sì, caro, perché nemmeno uno dei piatti che ho fatto mi è riuscito poco bene, e anzi taluni così perfetti da riceverne elogi, e siccome il merito è suo, voglio dirglielo per ringraziarlo sinceramente.

Ho fatto una sua gelatina di cotogne che anderà in America; l'ho mandata a mio figliastro a Buenos Ayres e sono sicura che sarà apprezzata al suo giusto valore. E poi lei scrive e descrive così chiaramente che il mettere in esecuzione le sue ricette è un vero piacere e io ne provo soddisfazione.

Tutto questo volevo dirle e per questo mi sono permessa indirizzarle questa lettera.

Mio marito vuole esserle rammentato con affetto.

Ed io le stringo la mano riconoscentissima.

 

Maria Mantegazza

 

LE COMMEDIE DELLA CUCINA

 

Le commedie della cucina, ossia la disperazione dei poveri cuochi, quando i loro padroni invitano gli amici a pranzo (scena tolta dal vero, soltanto i nomi cambiati):

 

Dice il padrone al suo cuoco:

- Bada Francesco che la signora Carli non mangia pesce, né fresco né salato, e non tollera neanche l'odore de' suoi derivati. Lo sai già che il marchese Gandi sente disgusto all'odore della vainiglia. Guardati bene dalla noce moscata e dalle spezie, perché l'avvocato Cesari questi aromi li detesta. Nei dolci che farai avverti di escludere le mandorle amare, ché non li mangerebbe Donna Matilde d'Alcantara. Già sai che il mio buon amico Moscardi non fa mai uso nella sua cucina di prosciutto, lardo, carnesecca e lardone, perché questi condimenti gli promuovono le flatulenze; dunque non ne usare in questo pranzo onde non si dovesse ammalare.

Francesco, che sta ad ascoltare il padrone a bocca aperta, finalmente esclama:

- Ne ha più delle esclusioni da fare, sior padrone?

- A dirti il vero, io che conosco il gusto de' miei invitati, ne avrei qualche altra su cui metterti in guardia. So che qualcuno di loro fa eccezione alla carne di castrato e dice che sa di sego, altri che l'agnello non è di facile digestione; diversi poi mi asserirono, accademicamente parlando, che quando mangiano cavolo o patate sono presi da timpanite, cioè portano il corpo gonfio tutta la notte e fanno sognacci; ma per questi tiriamo via, passiamoci sopra.

- Allora ho capito - soggiunge il cuoco, e partendo borbotta tra sé: - Per contentare tutti questi signori e scongiurare la timpanite, mi recherò alla residenza di Marco (il ciuco di casa) a chiedergli, per grazia, il suo savio parere e un vassoio de' suoi prodotti, senza il relativo condimento!

 

 

 

 

SPIEGAZIONE DI VOCI

Che essendo del volgare toscano non tutti intenderebbero

 

 

Bianchire. Vedi imbiancare.

Bietola. Erba comune per uso di cucina, a foglie grandi lanceolate, conosciuta in alcuni luoghi col nome di erbe o erbette.

Caldana. Quella stanzetta sopra la volta del forno, dove i fornai mettono a lievitare il pane.

Carnesecca. Pancetta del maiale salata.

Cipolla. Parlando di polli, vale ventriglio.

Costoletta. Braciuola colla costola, di vitella di latte, di agnello, di castrato e simili.

Cotoletta. Parola francese di uso comune per indicare un pezzo di carne magra, ordinariamente di vitella di latte, non più grande della palma di una mano, battuta e stiacciata, panata e dorata.

Crema pasticcera. Crema con la farina onde riesca meno liquida.

Fagiuoli sgranati. Fagiuoli quasi giunti a maturazione e levati freschi dal baccello.

Farina d'Ungheria. È farina di grano finissima che trovasi in commercio nelle grandi città.

Filetto. Muscolo carnoso e tenero che resta sotto la groppa dei quadrupedi; ma per estensione, dicesi anche della polpa dei pesci e dei volatili.

Frattagliaio. Venditore di frattaglie,

Frattaglie. Tutte le interiora e le cose minute dell'animale macellato.

Fumetto. Liquore cori estratto di anaci chiamato mistrò in alcune provincie d'Italia.

Imbiancare. Lessare a metà.

Lardatoio. Arnese di cucina per lo più di ottone in forma di grosso punteruolo per steccare la carne con lardone o prosciutto.

Lardo. Strutto di maiale che serve a vari usi, ma più che altro per friggere. (A Napoli nzogna).

Lardone. Falda grassa e salata della schiena del maiale.

Lardo vergine. Lardo non ancora adoperato.

Lunetta o mezzaluna. Arnese di ferro tagliente dalla parte esteriore ad uso di cucina per tritare carne, erbe o simili, fatto a foggia di mezza luna, con manichi di legno alle due estremità.

Matterello. Legno lungo circa un metro e ben rotondo, col quale si spiana e si assottiglia la pasta per far tagliatelle od altro.

Mestolo. Specie di cucchiaio di legno, pochissimo incavato e di lungo manico, che serve a rimestar le vivande nei vasi da cucina.

Odori o mazzetto guarnito. Erbaggi odorosi, come carota, sedano, prezzemolo, basilico, ecc. Il mazzetto si lega con un filo.

Panare. Involgere pezzetti di carne, come sarebbero le cotolette od altro, nel pangrattato prima di cuocerli.

Pasto. Polmone dei quadrupedi.

Pietra. Rognone, arnione.

Sauté. Così chiamasi con nome francese quel vaso di rame in forma di cazzaruola larga, ma assai più bassa, con manico lungo, che serve per friggere a fuoco lento.

Scaloppe o scaloppine. Fette di carne magra di vitella piccole, ben battute e cotte senza dorarle.

Spianatoia. Asse di abete larga e levigata sopra la quale si lavorano le paste. In alcuni luoghi, fuori della Toscana, si chiama impropriamente tagliere; ma il tagliere è quell'arnese di legno, grosso, quadrilatero e col manico, sul quale si batte la carne, si trita il battuto, ecc.

Staccio. Lo staccio da passar sughi o carne pestata è di crino nero doppio o di sottil filo di ferro e molto più rado degli stacci comuni.

Tagliere. Vedi Spianatoia.

Tritacarne. Ho adottato anch'io, nella mia cucina, questo strumento che risparmia la fatica di tritare col coltello e pestar nel mortaio la carne.

Vassoio. Piatto di forma ovale sul quale si portano le vivande in tavola.

Vitella o carne di vitella. Carne di bestia grossa, non invecchiata nel lavoro. Nell'uso comune la confondono col manzo.

Zucchero a velo. Zucchero bianco pestato fine e passato per uno staccio di velo.

Zucchero vanigliato. Zucchero biondo a cui è stato dato l'odore della vainiglia.

 

 

Sento che alcuni trovano qualche difficoltà a raccapezzarsi per la misura dei liquidi. Davvero che questo si chiamerebbe affogare in un bicchier d'acqua. Per bacco baccone!... comperate il misurino bollato del decilitro e con esso troverete tutte le misure di capacità segnate in questo volume.

La misura del decilitro corrisponde a 100 grammi di liquido.

Tre decilitri fanno un bicchiere comune, misura di cui qualche volta mi servo.

 

 

POTERE NUTRITIVO DELLE CARNI

 

 

Prima di entrare in materia, credo opportuno, senza pretendere di essere scientificamente esatto, di porre qui in ordine decrescente per forza di nutrizione, le carni di diversi animali.

 

1° Cacciagione, ossia selvaggina di penna e piccione.

2° Manzo.

3° Vitella.

4° Pollame.

5° Vitella di latte.

6° Castrato.

7° Selvaggina di pelo.

8° Agnello.

9° Maiale.

10° Pesce.

 

Ma questo prospetto può dare argomento a molte obiezioni, perocché l'età, l'ambiente in cui gli animali vivono, e il genere di alimentazione, possono modificare sensibilmente la natura delle carni, non solo tra individui della stessa specie, ma render vani in parte gli apprezzamenti addotti tra le specie diverse.

La vecchia gallina, ad esempio, fa un brodo migliore del manzo, e il montone, che si pasce delle erbe aromatiche delle alte montagne, può dare una carne più saporita e sostanziosa di quella della vitella di latte. Tra i pesci poi ve ne ha alcuni, fra i quali il carpione (specie di trota), che nutriscono quanto, e più, dei quadrupedi.

 

FRUSTATA

 

 

Il mondo ipocrita non vuoi dare importanza al mangiare; ma poi non si fa festa, civile o religiosa, che non si distenda la tovaglia e non si cerchi di pappare del meglio.

 

Il Pananti dice:

 

Tutte le società, tutte le feste

Cominciano e finiscono in pappate,

E prima che s'accomodin le teste

Voglion esser le pance accomodate.

 

I preti che non son dei meno accorti,

Fan dieci miglia per un desinare.

O che si faccia l'uffizio dei morti,

O la festa del santo titolare,

Se non c'è dopo la sua pappatoria

Il salmo non finisce con la gloria.

 

 

INDICE DEI TITOLI DELLE RICETTE NUMERATI DA 1 A 790

RAGGRUPPATI PER TIPI DI PREPARATI

 

BRODI, GELATINA E SUGHI

1. BRODO

2. BRODO PER GLI AMMALATI

3. GELATINA

4. SUGO DI CARNE

5. SUGO DI CARNE CHE I FRANCESI CHIAMANO SALSA SPAGNUOLA

6. SUGO DI POMODORO

MINESTRE

7. CAPPELLETTI ALL’USO DI ROMAGNA

8. TORTELLINI ALL’ITALIANA (AGNELLOTTI)

9. TORTELLINI ALLA BOLOGNESE

10. TORTELLINI DI CARNE DI PICCIONE

11. PANATA

12. MINESTRA DI PANGRATTATO

13. TAGLIERINI DI SEMOLINO

14. GNOCCHI

15. MINESTRA DI SEMOLINO COMPOSTA (I)

16. MINESTRA DI SEMOLINO COMPOSTA (II)

17. MINESTRA DI KRAPFEN

18. MINESTRA DEL PARADISO

19. MINESTRA DI CARNE PASSATA

20. MINESTRA DI PASSATELLI

21. MINESTRA DI PASSATELLI DI CARNE

22. MINESTRA A BASE DI RICOTTA

23. MINESTRA DI NOCCIUOLE DI SEMOLINO

24. MINESTRA DI BOMBOLINE DI FARINA

25. MINESTRA DI MATTONCINI DI RICOTTA

26. MINESTRA DI MILLE FANTI

27. MINESTRA DI LATTE COMPOSTA

28. MINESTRA DI PANE ANGELICO

29. MINESTRA DI BOMBOLINE DI PATATE

30. MINESTRA DI BOMBOLINE DI RISO

31. MINESTRA DI DUE COLORI

32. ZUPPA RIPIENA

33. ZUPPA DI OVOLI

34. ZUPPA DI ZUCCA GIALLA

35. ZUPPA DI PURÈ DI PISELLI, DI GRASSO

36. ZUPPA SANTÉ

37. ZUPPA DI ACETOSA

38. ZUPPA SUL SUGO DI CARNE

39. ZUPPA REGINA

40. ZUPPA ALLA SPAGNUOLA

41. ZUPPA DI PANE D’UOVO

42. RISI E LUGANIGHE

43. RISO ALLA CACCIATORA

44. QUAGLIE COL RISO

45. MALFATTINI

46. CUSCUSSÙ

47. MINESTRONE

48. PASSATELLI DI SEMOLINO

49. RISO CON ZUCCHINI

50. ZUPPA CON LE CIPOLLE ALLA FRANCESE

51. STRICHETTI ALLA BOLOGNESE

52. ZUPPA DI GAMBERI COL SUGO DI CARNE

53. ZUPPA ALLA STEFANI

54. ANOLINI ALLA PARMIGIANA

55. TORTELLI

56. ZUPPA DI PURÈ DI PISELLI DI MAGRO

57. ZUPPA DI FAGIUOLI

58. ZUPPA TOSCANA DI MAGRO ALLA CONTADINA

59. FARINATA GIALLA DI MAGRO

60. SEMOLINO DI MAGRO

61. ZUPPA DI LENTICCHIE

62. ZUPPA DI MAGRO COLLE TELLINE

63. SPAGHETTI CON LE TELLINE

64. ZUPPA DI RANOCCHI

65. ZUPPA COL BRODO DI MUGGINE

66. ZUPPA ALLA CERTOSINA

67. PASTINE O CAPELLINI SUL BRODO DI OMBRINA

68. ZUPPA DI PURÈ DI PISELLI SECCHI

69. TAGLIATELLE COL PROSCIUTTO

70. TAGLIATELLE VERDI

71. TAGLIATELLE ALL’USO DI ROMAGNA

72. RISOTTO COLLE TELLINE

73. RISOTTO COLLE TINCHE

74. RISOTTO NERO COLLE SEPPIE ALLA FIORENTINA

75. RISOTTO COI PISELLI

76. RISOTTO COI FUNGHI

77. RISOTTO COI POMODORI

78. RISOTTO ALLA MILANESE I

79. RISOTTO ALLA MILANESE II

80. RISOTTO ALLA MILANESE III

81. RISOTTO COI RANOCCHI

82. RISOTTO COI GAMBERI

83. RISOTTO COL BRODO DI PESCE

84. MACCHERONI ALLA FRANCESE

85. MACCHERONI ALLA NAPOLETANA

86. MACCHERONI ALLA NAPOLETANA

87. MACCHERONI ALLA BOLOGNESE

88. MACCHERONI CON LE SARDE ALLA SICILIANA

89. GNOCCHI DI PATATE

90. GNOCCHI DI FARINA GIALLA

91. PAPPARDELLE ALL’ARETINA

92. PASTE ALLA CACCIATORA

93. PASTE CON LE ARZAVOLE

94 PAPPARDELLE COL SUGO DI CONIGLIO

95. PAPPARDELLE COLLA LEPRE I

96. PAPPARDELLE COLLA LEPRE II

97. RAVIOLI

98. RAVIOLI ALL’USO DI ROMAGNA

99. RAVIOLI ALLA GENOVESE

100. SPAGHETTI COLLE ACCIUGHE

101. SPAGHETTI COI NASELLI

102. SPAGHETTI COL SUGO DI SEPPIE

103. SPAGHETTI DA QUARESIMA

104. SPAGHETTI ALLA RUSTICA

105. SPAGHETTI COI PISELLI

106. SPAGHETTI CON LA BALSAMELLA

107. MINESTRA DI ERBE PASSATE

PRINCIPII

108. CROSTINI DI CAPPERI

109. CROSTINI DI TARTUFI

110. CROSTINI DI FEGATINI DI POLLO

111. CROSTINI DI FEGATINI DI POLLO CON LA SALVIA

112. CROSTINI DI BECCACCIA

113. CROSTINI DIVERSI

114. SANDWICHS

115. CROSTINI DI FEGATINI E ACCIUGHE

116. CROSTINI DI MILZA

117. CROSTINI FIORITI

118. BACCALÀ MONTEBIANCO

SALSE

119. SALSA VERDE

120. SALSA VERDE, CHE I FRANCESI CHIAMANO "SAUCE RAVIGOTE"

121. SALSA DI CAPPERI E ACCIUGHE

122. SALSA DI MAGRO PER PASTE ASCIUTTE

123. SALSA ALLA MAÎTRE D’HÔTEL

124. SALSA BIANCA

125. SALSA DI POMODORO

126. SALSA MAIONESE

127. SALSA PICCANTE I

128. SALSA PICCANTE II

129. SALSA GIALLA PER PESCE LESSO

130. SALSA OLANDESE

131. SALSA PER PESCE IN GRATELLA

132. SALSA CON CAPPERI PER PESCE LESSO

133. SALSA TONNATA

134. SALSA GENOVESE PER PESCE LESSO

135. SALSA DEL PAPA

136. SALSA TARTUFATA

137. BALSAMELLA

138. SALSA DI PEPERONI

UOVA

139. UOVA A BERE E SODE

140. UOVA AFFOGATE

141. UOVA STRACCIATE

142. ROSSI D’UOVO AL CANAPÈ

143. UOVA RIPIENE I

144. UOVA RIPIENE II

145. FRITTATE DIVERSE

146. FRITTATA IN ZOCCOLI

147. FRITTATA DI CIPOLLE

148. FRITTATA DI SPINACI

149. FRITTATA DI FAGIOLINI IN ERBA

150. FRITTATA DI CAVOLFIORE

151. FRITTATA IN RICCIOLI PER CONTORNO

152. FRITTATA COLLA PIETRA DI VITELLA DI LATTE

PASTE E PASTELLE

153. PASTA MATTA

154. PASTA SFOGLIA

155. PASTA SFOGLIA A METÀ

156. PASTELLA PER LE FRITTURE

157. PASTELLA PER FRITTI DI CARNE

158. PASTA PER PASTICCI DIACCI DI CARNE

159. PASTA PER PASTICCI DI CACCIAGIONE

RIPIENI

160. RIPIENO PEI POLLI

161. RIPIENO DI CARNE PER PASTICCINI DI PASTA SFOGLIA

FRITTI

162. FRITTO DI PASTA RIPIENA

163. FRITTO DI RICOTTA

164. FRITTO RIPIENO DI MOSTARDA

165. FRITTO DI MELE

166. FRITTO DI CARDONI

167. FRITTO DI FINOCCHI

168. CAROTE FRITTE

169. FRITTO DI PESCHE

170. FRITTO DI SEMOLINO

171. PALLOTTOLE DI SEMOLINO

172. FRITTELLE DI POLENTA ALLA LODIGIANA

173. FEGATO DI MAIALE FRITTO

174. GRANELLI FRITTI

175. FRITTO COMPOSTO ALLA BOLOGNESE

176. FRITTO ALLA ROMANA I

177. FRITTO ALLA ROMANA II

178. FRITTELLE DI RISO I

179. FRITTELLE DI RISO II

180. FRITTELLE DI SEMOLINO

181. FRITTELLE DI TONDONE

182. KRAPFEN I

183. BOMBE E PASTA SIRINGA

184. BOMBE COMPOSTE

185. BOMBE DI SEMOLINO

186. CARCIOFI FRITTI

187. COTOLETTE DI CARCIOFI

188. ZUCCHINI FRITTI I

189. ZUCCHINI FRITTI II

190. CIAMBELLINE

191. DONZELLINE

192. FRITTO DI CHIFELS

193. AMARETTI FRITTI

194. CRESCENTE

195. CRESCIONI

196. CROCCHETTE

197. CROCCHETTE DI ANIMELLE

198. CROCCHETTE DI RISO SEMPLICI

199. CROCCHETTE DI RISO COMPOSTE

200. CROCCHETTE DI PATATE

201. PALLOTTOLE DI PATATE RIPIENE

202. PERINE DI RISO

203. FRITTO NEGLI STECCHINI

204. AGNELLO IN FRITTATA

205. POLLO DORATO I

206. POLLO DORATO II

207. PETTI DI POLLO ALLA SCARLATTA

208. POLLO ALLA CACCIATORA

209. POLLO FRITTO COI POMODORI

210. FEGATO COL VINO BIANCO

211. FEGATO ALLA CACCIATORA

212. CASTAGNOLE I

213. CASTAGNOLE II

214. CREMA FRITTA I

215. CREMA FRITTA II

216. TESTICCIUOLA D’AGNELLO

217. CORATELLA D’AGNELLO ALLA BOLOGNESE

218. FRITTO D’AGNELLO ALLA BOLOGNESE

219. CONIGLIO FRITTO

220. COTOLETTE IMBOTTITE

221. BRACIOLINE DI VITELLA DI LATTE ALL’UCCELLETTO

222. SALTIMBOCCA ALLA ROMANA

223. BOCCONI DI PANE RIPIENI

224. FRITTO ALLA GARISENDA

225. CERVELLO, ANIMELLE, SCHIENALI, TESTICCIUOLA, ECC.

LESSO

226. POLLO LESSO

TRAMESSI

227. CRESCENTINE

228. DONZELLINE RIPIENE DI ACCIUGHE SALATE

229. DONZELLINE AROMATICHE

230. GNOCCHI DI SEMOLINO

231. GNOCCHI ALLA ROMANA

232. POLENTA DI FARINA GIALLA COLLE SALSICCE

233. POLENTA PASTICCIATA

234. MACCHERONI COLLA BALSAMELLA

235. MACCHERONI COL PANGRATTATO

236. COSTOLETTE D’AGNELLO VESTITE

237. COSTOLETTE NELLA CARTA

238. SALAMI DAL SUGO DI FERRARA

239. PAGNOTTELLE RIPIENE

240. MIGLIACCIO DI FARINA DOLCE VOLGARMENTE DETTO CASTAGNACCIO

241. MIGLIACCIO DI FARINA GIALLA I

242. MIGLIACCIO DI FARINA GIALLA II

243. SALSICCIA COLLE UOVA

244. SALSICCIA COLL’UVA

245. RISO PER CONTORNO

246. CARCIOFI IN TEGLIA

247. CACIMPERIO

248. TORTINO DI POMODORI

249. TORTINI DI RICOTTA

250. CROSTINI DI TRE COLORI

251. INSALATA MAIONESE

252. PIZZA A LIBRETTI

UMIDI

253. STRACOTTO DI VITELLA

254. STRACOTTO ALLA BIZZARRA

255. FRICANDÒ

256. FRICASSEA

257. CIBREO

258. POLLO DISOSSATO RIPIENO

259. SOUFFLET DI POLLO

260. POLLASTRA IN UMIDO COL CONTORNO DI RISO

261. BRACIUOLA DI MANZO RIPIENA IN UMIDO

262. BRACIUOLA DI MANZO ALLA SAUTÉ

263. POLLO ALLA CONTADINA

264. POLLO COLLA MARSALA

265. POLLO COLLE SALSICCE

266. POLLO IN SALSA D’UOVO

267. POLLO CON LA PANNA

268. POLLO ALLA MARENGO

269. PETTI DI POLLO ALLA SAUTÉ

270. GERMANO OSSIA ANATRA SELVATICA I

271. GERMANO IN UMIDO II

272. ANATRA DOMESTICA

273. ANATRA DOMESTICA COL CONTORNO DI RISO

274. FEGATO D’OCA

275. FOLAGHE IN UMIDO

276. PICCIONI IN UMIDO

277. PICCIONE ALL’INGLESE O PICCION PAIO

278. MANICARETTO DI PICCIONI

279. TIMBALLO DI PICCIONI

280. TORDI COLLE OLIVE

281. TORDI FINTI

282. STORNI IN ISTUFA

283. UCCELLI IN SALMÌ

284. STUFATO DI LEPRE

285. CIGNALE DOLCE-FORTE

286. CIGNALE FRA DUE FUOCHI

287. COSTOLETTE DI DAINO ALLA CACCIATORA

288. CONIGLIO IN UMIDO

289. LINGUA DOLCE-FORTE

290. LINGUA DI BUE AL SUGO DI CARNE

291. ARNIONI SALTATI

292. ARNIONI PER COLAZIONE

293. ARNIONI ALLA FIORENTINA

294. COSCIOTTO O SPALLA DI CASTRATO IN CAZZARUOLA I

295. COSCIOTTO O SPALLA DI CASTRATO IN CAZZARUOLA II

296. LOMBATA DI CASTRATO RIPIENA

297. BUE ALLA MODA

298. BUE ALLA BRACE

299. GIRELLO ALLA BRACE (GARETTO)

300. BUE ALLA CALIFORNIA

301. SCANNELLO ANNEGATO

302. SCALOPPINE ALLA LIVORNESE

303. SCALOPPINE DI CARNE BATTUTA

304. SCALOPPINE ALLA GENOVESE

305. SCALOPPINE CON LA PANNA ACIDA

306. SCALOPPINE DI VITELLA DI LATTE IN TORTINO

307. BRACIOLINE RIPIENE

308. BRACIOLINE ALLA BARTOLA

309. BRACIOLINE ALLA CONTADINA

310. BRACIUOLE NELLA SCAMERITA

311. COTOLETTE DI VITELLA DI LATTE IN SALSA D’UOVO

312. COTOLETTE DI VITELLA DI LATTE COI TARTUFI ALLA BOLOGNESE

313. COTOLETTE COL PROSCIUTTO

314. POLPETTE

315. POLPETTONE

316. POLPETTONE DI CARNE CRUDA ALLA FIORENTINA

317. QUENELLES

318. AGNELLO TRIPPATO

319. AGNELLO COI PISELLI ALL’USO DI ROMAGNA

320. SPALLA D’AGNELLO ALL’UNGHERESE

321. TESTICCIUOLA D’AGNELLO

322. COTEGHINO FASCIATO

323. STUFATINO DI MUSCOLO

324. STUFATINO DI PETTO DI VITELLA DI LATTE COI FINOCCHI

325. VITELLA DI LATTE IN GUAZZETTO

326. PETTO DI VITELLA DI LATTE RIPIENO

327. ARROSTINI DI VITELLA DI LATTE ALLA SALVIA

328. LOMBO DI MAIALE RIPIENO

329. BUE GAROFANATO

330. ANIMELLE ALLA BOTTIGLIA

331. TRIPPA COL SUGO

332. TRIPPA LEGATA COLLE UOVA

333. TRIPPA ALLA CÔRSA

334. POLPETTE DI TRIPPA

335. ZAMPA BURRATA

336. LINGUA IN UMIDO

337. FEGATO DI VITELLA DI LATTE ALLA MILITARE

338. BRACIUOLE DI CASTRATO E FILETTO DI VITELLA ALLA FINANZIERA

339. BRACIOLINE RIPIENE CON CARCIOFI

340. FILETTO COLLA MARSALA

341. FILETTO ALLA PARIGINA

342. CARNE ALLA GENOVESE

343. SFORMATO DI SEMOLINO RIPIENO DI CARNE

344. SFORMATO DI PASTA LIEVITA

345. SFORMATO DI RISO COL SUGO GUARNITO DI RIGAGLIE

346. SFORMATO DELLA SIGNORA ADELE

347. BUDINO ALLA GENOVESE

348. BUDINO DI CERVELLI DI MAIALE

349. PASTICCIO DI MACCHERONI

350. UMIDO INCASSATO

351. SFORMATO DI RISO COLLE RIGAGLIE

352. UMIDO DI RIGAGLIE DI POLLO COL SEDANO

353. SCALOPPINE ALLA BOLOGNESE

354. PICCIONE COI PISELLI

355. LESSO RIFATTO

356. LESSO RIFATTO ALL’INGLESE

357. LESSO RIFATTO ALL’ITALIANA

358. OSSO BUCO

359. CARNE ALL’IMPERATRICE

RIFREDDI

360. LINGUA ALLA SCARLATTA

361. LINGUA DI VITELLA DI LATTE IN SALSA PICCANTE

362. SCALOPPE DI LINGUA FARSITE IN BELLA VISTA

363. VITELLO TONNATO

364. RIFREDDO DI VITELLA DI LATTE

365. POLLO IN SALSA TONNATA

366. CAPPONE IN GALANTINA

367. CAPPONE IN VESCICA

368. TORDI DISOSSATI IN GELATINA

369. ÀRISTA

370. PASTICCIO FREDDO DI CACCIAGIONE

371. PASTICCIO DI CARNE

372. PASTICCIO DI LEPRE

373. PANE DI LEPRE

374. PAN DI FEGATO

375. PASTICCIO DI FEGATO

ERBAGGI E LEGUMI

376. ZUCCHINI COL REGAMO

377. ZUCCHINI RIPIENI

378. ZUCCHINI RIPIENI DI MAGRO

379. FAGIUOLINI E ZUCCHINE ALLA SAUTÉ

380. FAGIUOLINI IN SALSA D’UOVO

381. FAGIUOLINI COLLA BALSAMELLA

382. FAGIUOLINI CON L’ODORE DI VAINIGLIA

383. FAGIUOLINI DALL’OCCHIO IN ERBA ALL’ARETINA

384. FAGIUOLI A GUISA D’UCCELLINI

385. FAGIUOLI SGRANATI PER CONTORNO AL LESSO

386. SFORMATO DI FAGIUOLINI

387. SFORMATO DI CAVOLFIORE

388. CAVOLFIORE ALL’USO DI ROMAGNA

389. SFORMATO DI CARDONI

390. SFORMATO DI SPINACI

391. SFORMATO DI CARCIOFI

392. SFORMATO DI FINOCCHI

393. FUNGHI MANGERECCI

394. FUNGHI FRITTI

395. FUNGHI IN UMIDO

396. FUNGHI TRIPPATI

397. FUNGHI IN GRATELLA

398. FUNGHI SECCHI

399. PETONCIANI

400. PETONCIANI FRITTI

401. PETONCIANI IN UMIDO

402. PETONCIANI IN GRATELLA

403. TORTINO DI PETONCIANI

404. CARDONI IN TEGLIA

405. CARDONI IN UMIDO

406. CARDONI IN GRATELLA

407. CARDONI CON LA BALSAMELLA

408. TARTUFI ALLA BOLOGNESE, CRUDI, ECC.

409. CIPOLLINE AGRO-DOLCI

410. CIPOLLINE IN ISTUFA

411. CIPOLLINE PER CONTORNO AI COTEGHINI

412. SEDANI PER CONTORNO

413. SEDANI PER CONTORNO AL LESSO

414. LENTICCHIE INTERE PER CONTORNO

415. LENTICCHIE PASSATE PER CONTORNO

416. CARCIOFI IN SALSA

417. CARCIOFI IN UMIDO COLLA NEPITELLA

418. CARCIOFI RITTI

419. CARCIOFI RIPIENI

420. CARCIOFI RIPIENI DI CARNE

421. PASTICCIO DI CARCIOFI E PISELLI

422. CARCIOFI IN GRATELLA

423. CARCIOFI SECCATI PER L’INVERNO

424. PISELLI ALLA FRANCESE I

425. PISELLI ALLA FRANCESE II

426. PISELLI COL PROSCIUTTO

427. PISELLI COLLA CARNESECCA

428. SFORMATO DI PISELLI FRESCHI

429. FAVE FRESCHE IN STUFA

430. POMODORI RIPIENI

431. CAVOLFIORE COLLA BALSAMELLA

432. SAUER-KRAUT I

433. SAUER-KRAUT II

434. BROCCOLI O TALLI DI RAPE ALLA FIORENTINA

435. BROCCOLI ROMANI

436. CAVOLO RIPIENO

437. CAVOLO BIANCO PER CONTORNO

438. CAVOLO NERO PER CONTORNO

439. FINOCCHI COLLA BALSAMELLA

440. FINOCCHI PER CONTORNO

441. PATATE ALLA SAUTÉ

442. PATATE TARTUFATE

443. PASSATO DI PATATE

444. INSALATA DI PATATE

445. TORTINO DI ZUCCHINI

446. TORTINO DI PATATE I

447. TORTINO DI PATATE II

448. SPINACI PER CONTORNO

449. SPINACI DI MAGRO ALL’USO DI ROMAGNA

450. SPARAGI

451. SFORMATO DI ZUCCHINI PASSATI

452. SFORMATO DI FUNGHI

453. CAVOLO VERZOTTO PER CONTORNO

454. INSALATA RUSSA

PIATTI DI PESCE

455. CACCIUCCO I

456. CACCIUCCO II

457. PESCE AL PIATTO

458. PESCE MARINATO

459. PESCE LESSO

460. PESCE COL PANGRATTATO

461. PESCE A TAGLIO IN UMIDO

462. PESCE SQUADRO IN UMIDO

463. NASELLO ALLA PALERMITANA

464. ROTELLE DI PALOMBO IN SALSA

465. SOGLIOLE IN GRATELLA

466. FILETTI DI SOGLIOLE COL VINO

467. CONTORNO DI FILETTI DI SOGLIOLE A UN FRITTO DELLO STESSO PESCE

468. TRIGLIE COL PROSCIUTTO

469. TRIGLIE IN GRATELLA ALLA MARINARA

470. TRIGLIE DI SCOGLIO IN GRATELLA

471. TRIGLIE ALLA LIVORNESE

472. TRIGLIE ALLA VIAREGGINA

473. TONNO FRESCO

474. TONNO IN GRATELLA

475. TONNO SOTT’OLIO IN SALSA ALLA BOLOGNESE

476. ARIGUSTA

477. COTOLETTE DI ARIGUSTA

478. CONCHIGLIE RIPIENE

479. STORIONE

480. STORIONE IN FRICANDÒ

481. ACCIUGHE ALLA MARINARA

482. ACCIUGHE FRITTE

483. SARDE RIPIENE

484. BROCCIOLI FRITTI

485. TOTANI IN GRATELLA

486. CICALE RIPIENE

487. CICALE FRITTE

488. CICALE IN UMIDO

489. SPARNOCCHIE

490. ANGUILLA

491. ANGUILLA ARROSTO

492. ANGUILLE ALLA FIORENTINA

493. ANGUILLA IN UMIDO

494. ANGUILLA COL VINO

495. ANGUILLA IN UMIDO ALL’USO DI COMACCHIO

496. ANGUILLA COI PISELLI

497. CEFALI IN GRATELLA

498. TELLINE O ARSELLE IN SALSA D’UOVO

499. ARSELLE O TELLINE ALLA LIVORNESE

500. SEPPIE COI PISELLI

501. TINCHE ALLA SAUTÉ

502. PASTICCIO DI MAGRO

503. RANOCCHI IN UMIDO

504. RANOCCHI ALLA FIORENTINA

505. ARINGA INGENTILITA

506. BACCALÀ ALLA FIORENTINA

507. BACCALÀ ALLA BOLOGNESE

508. BACCALÀ DOLCE-FORTE

509. BACCALÀ IN GRATELLA

510. BACCALÀ FRITTO

511. COTOLETTE DI BACCALÀ

512. BACCALÀ IN SALSA BIANCA

513. STOCCAFISSO IN UMIDO

514. CIECHE ALLA PISANA

515. CIECHE FRITTE I

516. CIECHE FRITTE II

517. TINCHE IN ZIMINO

518. LUCCIO IN UMIDO

519. PALOMBO FRITTO

520. PALOMBO IN UMIDO

ARROSTI

521. ROAST-BEEF I

522. ROAST-BEEF II

523. SFILETTATO TARTUFATO

524. ARROSTO DI VITELLA DI LATTE

525. PETTO DI VITELLA DI LATTE IN FORNO

526. ARROSTO MORTO

527. ARROSTO MORTO COLL’ODORE DELL’AGLIO E DEL RAMERINO

528. UCCELLI ARROSTO

529. ARROSTO D’AGNELLO ALL’ARETINA

530. COSCIOTTO DI CASTRATO ARROSTO

531. ARROSTO DI LEPRE I

532. ARROSTO DI LEPRE II

533. CONIGLIO ARROSTO

534. ARROSTO MORTO LARDELLATO

535. PICCIONE A SORPRESA

536. QUAGLIETTE

537. BRACIUOLA DI MANZO RIPIENA ARROSTO

538. COSTOLETTE DI VITELLA DI LATTE ALLA MILANESE

539. POLLO RIPIENO ARROSTO

540. CAPPONE ARROSTO TARTUFATO

541. POLLO AL DIAVOLO

542. POLLO IN PORCHETTA

543. ARROSTO MORTO DI POLLO ALLA BOLOGNESE

544. POLLO ALLA RUDINÌ

545. POLLO VESTITO

546. GALLINA DI FARAONE

547. ANATRA DOMESTICA ARROSTO

548. OCA DOMESTICA

549. TACCHINO

550. PAVONE

551. MAIALE ARROSTITO NEL LATTE

552. PESCE DI MAIALE ARROSTO

553. AGNELLO ALL’ORIENTALE

554. PICCIONE IN GRATELLA

555. FEGATELLI IN CONSERVA

556. BISTECCA ALLA FIORENTINA

557. BISTECCA NEL TEGAME

558. ARNIONI ALLA PARIGINA

PASTICCERIA

559. STRUDEL

560. PRESNITZ

561. KUGELHUPF

562. KRAPFEN II

563. SAVARIN

564. GÂTEAU À LA NOISETTE

565. BABÀ

566. SFOGLIATA DI MARZAPANE

567. BUDINO DI NOCCIUOLE (AVELLANE)

568. BISCOTTI CROCCANTI I

569. BISCOTTI CROCCANTI II

570. BASTONCELLI CROCCANTI

571. BISCOTTI TENERI

572. BISCOTTI DA FAMIGLIA

573. BISCOTTI DELLA SALUTE

574. BISCOTTO ALLA SULTANA

575. BRIOCHES

576. PASTA MARGHERITA

577. TORTA MANTOVANA

578. TORTA RICCIOLINA I

579. TORTA RICCIOLINA II

580. TORTA FRANGIPANE

581. TORTA ALLA MARENGO

582. TORTA COI PINOLI

583. TORTA SVIZZERA

584. BOCCA DI DAMA I

585. BOCCA DI DAMA II

586. DOLCE ALLA NAPOLETANA

587. DOLCE TEDESCO

588. PASTA GENOVESE

589. PASTA FROLLA

590. PASTE DI FARINA GIALLA I

591. PASTE DI FARINA GIALLA II

592. GIALLETTI I

593. GIALLETTI II

594. ROSCHETTI

595. CENCI

596. STIACCIATA COI SICCIOLI

597. STIACCIATA UNTA

598. STIACCIATA ALLA LIVORNESE

599. PANE DI SPAGNA

601. BISCOTTO DI CIOCCOLATA

602. FOCACCIA COI SICCIOLI

603. FOCACCIA ALLA TEDESCA

604. PANETTONE MARIETTA

605. PANE BOLOGNESE

606. CIAMBELLE OSSIA BUCCELLATI I

607. CIAMBELLE OSSIA BUCCELLATI II

608. PASTA MADDALENA

609. PIZZA ALLA NAPOLETANA

610. PIZZA GRAVIDA

611. QUATTRO QUARTI ALL’INGLESE

612. QUATTRO QUARTI ALL’ITALIANA

613. DOLCE DI MANDORLE

614. OFFELLE DI MARMELLATA

615. OFFELLE DI MARZAPANE

616. CROSTATE

617. CROCCANTE

618. SALAME INGLESE

619. CAVALLUCCI DI SIENA

620. RICCIARELLI DI SIENA

621. CIALDONI

622. FAVE ALLA