APPELLO AGLI EDITORI
 
VETRINA DEI LIBRI PIU' RECENTI CHE TRATTANO DI REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA E ARGOMENTI AFFINI: COPERTINE E BREVI INDICAZIONI


 
    Chiediamo la gentile collaborazione degli EDITORI per permetterci DI RIPORTARE IN QUESTA PAGINA LE NOVITA' LIBRARIE CHE ESCONO. Chiediamo, ogni volta che viene da essi prodotto un libro, di contattarci per farci avere il materiale utile. La segnalazione avverrà in maniera completamente gratuita e rimarrà qui a lungo, per poi passare, per sempre, nelle pagine per anno.
 
    I modi di farci avere il materiale sono due: o inviarci il libro oppure inviarci un file tipo WORD o WORKS o RTF o ALTRO DI VIDEOSCRITTURA con la presentazione e corredato di file jpg con la foto della copertina (è assolutamente gradito che ciascun file jpg sia delle dimensione degli esempi riportati fra i primi in questa pagina e che la sua compressione in jpg sia tale da non superare, per ogni singola copertina, i 20 Kb (solitamente si ottiene ciò con una compressione a qualità del circa il 70% e per riduzione delle dimenzioni dall'originale ad un terzo).
In entrambe le scelte l'indirizzo utile e attuale per contattarci è riportato nella NOSTRA PRIMA PAGINA 
 
    E' nostra intenzione operare nei prossimi mesi in maniera da indirizzare i nostri lettori sulla presente pagina, allo scopo precipuo di indirizzarli alla lettura dei libri che escono, fuori della vulgata resistenziale, sulla Repubblica Sociale Italiana. Solo così potremo far conoscere al grande pubblico questo fenomeno in crescendo negli ultimi anni. Otterremo ciò ponendo alcuni link alla presente pagina nelle pagine più frequentate nel nostro sito (al momento -2007- visitato da circa 12.000 visitatori a settimana, di cui un quinto accede tramite la nostra prima pagina). 
 
 
 
 
Al momento in cui leggete 
 
 
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persone hanno visitato questa pagina
a partire dal 20 Ottobre 2002
 
    Questo è quanto ci impegnamo a fare con gli Editori.
    Ci piacerebbe però anche, ma non è vincolante per l'iniziativa di cui sopra, che gli Editori ci inviassero un capitolo (con indicazione fonte: titolo libro, capitolo, autore, editore, data di edizione e n. pagine), per libro da loro prodotto, (inviandocelo sotto forma di file tipo Word o Works o RTF, etc., sempre di ambiente windows) col permesso di inserirlo nel sito, naturalmente corredato delle indicazioni sulla fonte. Ciò permetterebbe, a noi di arricchire la nostra antologia aumentando le visite al sito, e all'Editore di promuovere per sempre il libro uscito. 
    Facciamo presente che tutti i nostri lettori sono persone, nella stragrande maggioranza, di medio-alta scolarizzazione (moltissimi Insegnanti di Scuola e Studenti), attentissime al fatto storico della Repubblica Sociale Italiana.
    Queste pagine rappresentano perciò quanto di più mirato possa richiedersi in fatto di segnalazione promozionale di libri sulla Repubblica Sociale Italiana.
    Vorremmo rivolgere inoltre un appello particolare ai tanti autori di saggi autobiografici in genere pubblicati per diretta promozione degli autori. Se ci permetterete di ripoprtare qui le vostre pubblicazioni con eventuale capitolo in antologia sarete sicuri non solo di allargarne la distribuzione ma di segnalarne l'esistenza agli storici di Storia Contemporanea in quanto è nostra cura segnalare agli indirizzi email degli Istituti di Storia Contemporanea nel mondo l'esistenza delle nostre pagine dedicate alle pubblicazioni. Sarà dunque un servigio reso alla diffuisione di queste pubblicazioni presso gli addetti ai lavori.



 
 

Marco  Barsacchi   IL SORRISO DEGLI DEI
Ed.  Jouvence,  Roma  2005
    Sono tempi duri per gli antifascisti di professione. Si incrina sempre  più la diga del silenzio costruita una sessantina di anni fa, che sembra ormai sul punto di rompersi, ed aprire la strada alla diffusione di 'altre' verità, di rivelazioni e scoperte che per tanto tempo si è cercato di ignorare o quanto meno di tenere in ombra. Non si allude soltanto ai lavori di Giampaolo Pansa, che 'pericolosamente' diffondono a livello mediatico la conoscenza di tanti fatti e misfatti già ben noti agli interessati, sia quelli che lamentavano il silenzio intorno ad essi, sia quelli che si sforzavano di perpetuarlo. E non si tratta nemmeno dei numerosissimi che, dopo esser stati esponenti di rilievo delle istituzioni e della cultura durante il periodo fascista, al momento opportuno fecero il salto della quaglia, riqualificandosi subito, tramite una facile abiura, come classe dirigente della nuova Italia. Essi furono già segnalati e registrati, da Alvaro a Zangrandi, nel celebre Italia fascista, in piedi ! di Nino Tripodi. No. Da un po' di tempo affiorano fortunosamente, tra carte lontane e dimenticate (?), lettere o documenti che testimoniano insospettabili momenti di piena integrazione nel regime, o di calda adesione a idee, sentimenti o scelte che lo caratterizzarono, in personaggi che sono poi divenuti figure simboliche, quasi dei 'testimonial', del più puro, incontaminato, intransigente 'antifascismo'.  Esemplari gli imbarazzanti  casi di Norberto Bobbio e Carlo Emilio Gadda, rapidamente archiviati. 
    Un po' diverso il caso di Cesare Pavese, anch'egli classificato, negli anni del dopoguerra, frettolosamente e non senza forzature, come intellettuale comunista vittima del regime, esponente morale della Resistenza benché in quegli anni se ne fosse stato da parte, e scrittore 'neorealista' nonostante la forte componente lirica e simbolica delle sue opere. Conoscendo anche poco il personaggio e la sua opera, si è comunque sicuri che, pur iscrittosi al PCI nel 1945, anche se non fosse morto suicida cinque anni dopo non avrebbe mai assunto il  compiaciuto ed accigliato magistero antifascista tenuto troppo a lungo dagli altri due e da tanti altri. 
Su di lui è uscito, l'anno scorso, un volume sostanzialmente passato sotto silenzio dalla critica letteraria, nonostante qualche caloroso consenso: si tratta di Il sorriso degli dèi, (Jouvence, Roma 2006), di M. Barsacchi. Lo segnaliamo qui perché l'autore dà di Pavese una lettura alternativa rispetto a quella codificata in anni lontani e sostanzialmente rimasta in vigore fino ad oggi, nonostante il mutare delle tendenze letterarie e delle prospettive intellettuali.
Secondo l'autore, Cesare Pavese (1909-1950) -  scrittore raffinato e precocemente aperto alle più diverse tendenze culturali europee, cui egli stesso aprì la strada in Italia - fu una figura complessa, di notevole spessore intellettuale ma anche non priva di contraddizioni, fragile e tormentata, come drammaticamente dimostra la sua tragica fine. E' semplicistica, riduttiva e sostanzialmente falsa la sua inquadratura nei ranghi dell'antifascismo militante, che si cerca ancora di mantenere.
    L'espressione  'il sorriso degli dèi' è una metafora che proviene da un lavoro dello scrittore piemontese, i Dialoghi con Leucò, dove gli dèi sono posti a confronto degli uomini. Allude alla condizione ideale della serena accettazione di se stessi e del mondo, quel vivere il destino come libertà e non come opprimente catena, quella 'maturità' o sicurezza di fronte agli altri ed alla storia, che Pavese, soffrendone, pensò di non esser mai riuscito a conseguire. I Dialoghi, scritti fra il 1945 e il 1947, sono l'opera che egli amò di più (ed anche la più aliena dalla cultura della sinistra), perché pensava di essere riuscito ad esprimervi in forma poeticamente appropriata le sue intuizioni fondamentali sulla vita umana e tanta parte di se stesso. Lì va ricercata la chiave per comprendere sia la storia intellettuale di questo scrittore, sia la causa e il senso della sua perenne inquietudine, delle sue debolezze e sconfitte personali. Quella capacità di sentire in termini 'mitici' la realtà, le proprie esperienze, il sentimento della vita e del destino, la tentazione della morte, fu la sua grandezza e la sua condanna. Barsacchi ne segue le tracce nel profondo rapporto di Pavese col mondo della campagna, nel simbolismo lunare delle sue opere, nella complessa genesi della 'poetica del mito'. Vengono posti così in luce tanti aspetti  dello scrittore che mostrano inconfondibili legami con la sensibilità e la cultura dell'irrazionalismo decadente. Un ampio capitolo dedicato al 'taccuino segreto', che casualmente scoperto nel 1962 a lungo si è preferito lasciare inedito, mostra come le riflessioni ad esso affidate, fra la metà del 1942 e la fine del 1943, lungi dall'essere incomprensibili e 'scandalose' (perché, si direbbe oggi, 'politicamente scorrette'), siano tranquillamente spiegabili nella prospettiva dell'autentico itinerario intellettuale ed umano di Pavese.
    Ma cosa c'è di 'scandaloso' in questo taccuino, che per trent'anni è stato tenuto nascosto, ed è stato infine pubblicato ma nel modo più effimero che si possa immaginare, cioè sulle pagine di un quotidiano, destinate a restare in circolazione al massimo qualche giorno e presto accessibili solo ai volenterosi frequentatori delle grandi biblioteche ? Diamo la parola a Barsacchi : " Semplicemente, esso attesta in maniera inconfutabile, almeno per il periodo in cui è stato redatto - ed è un periodo di svolta cruciale, nella nostra storia, che vede il tracollo militare, la crisi del regime e le premesse della guerra civile - la piena sintonia di Pavese sulla lunghezza d'onda del nazionalismo fascista. Testimonia la sua  insofferenza per il perenne corrosivo chiacchiericcio di opposizione, che caratterizzava il suo ambiente torinese (" Stupido come un antif(ascista). Chi è che lo diceva ?"); l'assoluta sfiducia nei confronti del tentativo badogliano, il disprezzo per quegli "ometti" che cercavano la pace ad ogni costo; le speranze riposte nel fascismo repubblicano."(pag. 91).
    Di questo 'taccuino, Il sorriso degli dèi  riporta ampi stralci, commentandoli opportunamente e mostrandone la coerenza, nonostante le apparenze, con la vita e l'opera dello scrittore piemontese. Le quali, a ben vedere, non corrispondono affatto all'immagine in cui una storiografia di parte - del resto, col suo stesso consenso - volle fissarlo. Il merito di questo libro è di guidarci, senza forzature, a capirlo, e a scoprire un Pavese quanto mai lontano dalla visione marxista dell'uomo e della storia. 

IL LIBRO In questo suo nuovo libro, appassionante come un thriller, Greg Annussek ci offre una rigorosa ricostruzione di una delle operazioni più temerarie e controverse dell’ultimo conflitto mondiale: la liberazione di Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, nel settembre 1943, a opera di un corpo d’élite di incursori tedeschi a bordo di alianti. Quella che fu chiamata «Operazione Quercia» assomiglia a una partita a scacchi, incerta fino all’ultima mossa, in cui la posta è la figura ormai quasi grottesca di un dittatore al tramonto, scomparso senza lasciare traccia dopo l’improvviso collasso del regime. Sullo sfondo, l’agghiacciante agonia del Terzo Reich hitleriano, che nel rimettere in gioco Mussolini cerca un ultimo sussulto di vitalità prima della catastrofe finale. Il piano audacissimo, affidato alle acrobazie di alcuni piloti della Luftwaffe e alla fulminea azione di un commando di paracadutisti, andò incredibilmente a buon fine nonostante la feroce ostilità che opponeva lo spavaldo capitano Skorzeny, che considerava la guerra un palcoscenico su cui esibirsi, e il freddo e metodico generale Student, che fu forse il vero artefice dell’impresa, oscurato dalla popolarità che il rivale riuscì a conquistarsi. Preludio emblematico di tragici eventi successivi – la nascita della Repubblica di Salò e l’occupazione nazista del nostro paese –, l’Operazione Quercia conserva tuttora molti aspetti misteriosi e continua ad affascinare i ricercatori come un enigma irrisolto. 
L'AUTORE GREG ANNUSSEK è autore di numerosi libri di storia, tradotti in molte lingue. Vive a New York.  
 
Edizioni Lindau  Corso Re Umberto 37, 10128 Torino - Tel: 011 517.53.24  Fax: 011.669.39.29
AUTORE: Annussek G. 
Liberate Mussolini! La più incredibile operazione di commando della seconda guerra mondiale
COLLANA: I Leoni
PAGINE: pp. 384
ILLUSTRAZIONI: N° 34 b/n f.t.
FORMATO: cm. 14 x21
PREZZO: euro 26,00
 

 
Andrea Jelar SANNITI NEL VENTENNIO TRA FASCISMO E ANTIFASCISMO  
IL FASCISMO NEL SANNIO: LA STORIA RACCONTATA DAI PROTAGONISTI
Si intitola Sanniti nel ventennio tra fascismo e antifascismo l'ultimo libro di Andrea Jelardi ove attraverso circa 100 biografie si ripercorrono i vent'anni più controversi della storia nazionale. 
Con il suo ultimo libro, Sanniti nel ventennio tra fascismo e antifascismo appena pubblicato dalle Edizioni Realtà Sannita di Benevento, Andrea Jelardi giornalista, scrittore, assistente universitario  e già autore di numerosi saggi, offre al lettore un innovativo strumento di analisi del ventennio fascista, ovvero uno dei più discussi e controversi periodi della storia contemporanea. Attraverso l'esame di numerosi documenti inediti e con l'ausilio di un vastissimo repertorio fotografico, il libro ricostruisce vent'anni di storia in un modo finora poco usato, ossia attraverso le biografie di circa 100 personaggi originari del Sannio che furono attivi nei più svariati campi e non soltanto a livello locale, ma anche in Italia e nel mondo.  Tra le numerose e dettagliate biografie spiccano quelle degli esponenti politici sanniti (tra cui Clino Ricci, Gaetano Alberti, Arturo Jelardi, Matteo Renato Donisi, Alfredo Zazo, Ernesto Fierro ed Errico Marinaro), affiancate da quelle di coloro che ebbero incarichi di rilevanza nazionale tra cui il capo della Polizia Arturo Bocchini, il filologo e rettore dell'università di Bologna Goffredo Coppola che venne fucilato a Dongo con Mussolini, il sindaco di Napoli Raffaele Angiulli, il papirologo Girolamo Vitelli, il deputato Giovanni Persico e gli insigni clinici Giovanni Pascale e Leonardo Bianchi che ricoprirono ruoli politici di primaria importanza nel governo nazionale. Tra gli antifascisti spiccano invece le figure del letterato Francesco Flora e del giornalista e musicologo Alfredo Parente, entrambi vicini a Benedetto Croce, dei ministri Raffaele De Caro e Giovanbattista Bosco Lucarelli, di Franco Pepicelli caduto alle Fosse Ardeatine, nonché quelle di valorosi militari, partigiani e vittime civili di guerra. Non mancano inoltre note biografiche approfondite sugli arcivescovi di Benevento Ascalesi, Mancinelli, Piazza ed altri, nonché alcuni paragrafi dedicati ai prefetti, ai federali, ai presidi della Provincia, a Carlo Rastrelli che fu capo della milizia sannita, ai sanniti famosi d'oltreoceano come Manila John Basilone e Generoso Pope, nonché agli artisti che furono vicini al fascismo come la cantante Ebe De Paulis, il fotografo Luigi Intorcia, il pittore Nicola Ciletti, lo scultore Publio Morbiducci e gli architetti ed ingegneri De Rienzo, Miccolupi e Mancini. Il volume si conclude con alcuni cenni biografici su Pietro Koch, individuo malvagio e senza scrupoli il quale, nato a Benevento, si trasferì poi nel nord Italia ove divenne tristemente noto come il capo della temuta Banda Koch che seminò il terrore tra gli antifascisti e legò il proprio nome agli eccidi di Villa Triste. Tra le pagine del libro di Andrea Jelardi si mette ben in evidenza come la politica, in una realtà circoscritta come quella del Sannio, fosse finalizzata quasi sempre al bene comune e per lo più animata da rapporti di reciproca stima e amicizia anche tra gli avversari. La storia locale e quella nazionale, inoltre, si alternano al ricordo di usi e costumi, come le case d'appuntamento, o a citazioni di singolari provvedimenti presi dal regime fascista che, tra l'altro, in un eccesso di rigore suggerì al capo della polizia Bocchini di adottare le divise anche per i poliziotti in borghese ed impose al federale Alessandro Perone Pacifico l'omissione del suo secondo cognome poiché esso, in tempo di guerra, era ritenuto in stridente contrasto con la vocazione bellica e militare del governo.
Andrea Jelardi, Sanniti nel ventennio tra fascismo e antifascismo, Realtà Sannita, Benevento 2007, pag. 207 + 32 tavole di immagini fuori testo, Euro12,00 oppure www.lindau.it

Vi segnalo l'uscita di questo nuovo libro dedicato alle Forze Armate  della Repubblica Sociale Italiana. "Duecento volti della R.S.I." nasce dalla collaborazione di due amici,  accomunati dalla passione per la ricerca storica, Bruno Chionetti, che  si diletta anche di fotografia, e Paolo Crippa. Il testo, eminentemente  fotografico, presenta una carrellata di oltre 200 ritratti fotografici  da studio di altrettanti militari della Repubblica Sociale, fotografie  provenienti dalla zona di Savona, di notevole interesse storico ed  uniformologico, tutte sino ad ora inedite., ampiamente commentate.  Completano il libro brevi note storiche su Savona e dintorni durante la  Repubblica Sociale e cenni sui reparti a cui appartenevano i militari  ritratti nelle immagini.
Il libro, di 160 pagine, in formato 24 x 16,5 - prezzo di copertina   20,00 euro, può essere richiesto all'editore Marvia Edizioni di Voghera  (Casella postale 27 - 27058 Voghera (PV)  - tel. 339/2463468 – e-mail :  marviaedizioni@marvia.it) o direttamente agli autori (Bruno Chionetti -  e-mail: chione@infinito.it oppure Paolo Crippa - e-mail:  crippaolo@tiscali.it).
Un numero limitato di copie ad un prezzo di favore (15,00 euro +  eventuali spese di spedizione) è disponibile presso gli autori, ai  medesimi indirizzi e-mail indicati in precedenza.
Cordiali saluti Paolo Crippa

 

Per i tipi della MA.RO. EDITRICE – Copiano (PV) è in uscita il nuovo lavoro di Daniele Lembo. 
Il nuovo di libro di Lembo, dal titolo “Fascisti dopo la liberazione - Storia del Fascismo e dei fascisti nel dopoguerra in Italia, Dalla Repubblica Sociale al Movimento Sociale Italiano - 1945 –1956”, tratta di un tema che sta diventando di moda in questi ultimi anni. Ne è di esempio l’enorme successo ottenuto da libri come quello di Giuseppe Parlato – Fascisti Senza Musolini – (ed. Il Mulino), uscito appena nell’anno 2006, ed altri   lavori similari di recente edizione. 
L’autore divide la sua opera  in due parti. Nella prima risponde al quesito:  Quando finì la Repubblica Sociale Italiana che fine fecero quegli uomini 
e quelle donne che avevano creduto nella Repubblica di Mussolini?
Nella seconda parte, invece, descrive di come i reduci della R.S.I., per non sentirsi stranieri nello loro terra, provarono a riorganizzarsi nel Movimento Sociale Italiano, tentando, con la costituzione del nuovo partito, di salvare il proprio mondo e le proprie idee dalla sconfitta militare. 
Nella prima parte del volume, lo scrittore  tratta delle “scialuppe di salvataggio” approntate dai fascisti per salvarsi dal naufragio della sconfitta militare. Passa poi a descrivere che fine fecero quei fascisti che affrontarono il dopoguerra “senza neanche il salvagente” . Molti di loro furono trucidati, i meno sfortunati finirono nei campi di concentramento, come quello famoso di Coltano ed in altri meno noti, approntati dagli Alleati. Il sistema di “resistenza” fascista si attivò subito, con una serie di “ aiuti per reduci, detenuti e prigionieri“.
Appena furono liberati, molti di loro emigrarono in cerca di buona sorte, mentre altri andarono incontro al destino di sentirsi “esuli in Patria”.
Inizialmente, i fascisti si organizzarono in strutture clandestine, prima elementari e poi articolate, nacquero così i F .A.R.  -I Fasci d’Azione Rivoluzionaria -. I F.A.R. però non potevano rispondere alle esigenze politiche di un’Italia completamente cambiata e fu così che, per rientrare in gioco a pieno titolo, i reduci della R.S.I. diedero vita al M.S.I. che, inizialmente, si pensò di chiamare MO.S.IT..
La Fiamma missina entrò in gara, inizialmente, con risultati che sembrarono allettanti, ma dopo qualche tornata elettorale ai missini sarebbe stato chiaro che gli italiani gli avevano ormai “voltato le spalle”. 
Il volume in argomento descrive solo i primi dieci anni del M.S.I., dal ’46 al ’56, anno in cui, il “M.S.I. comincia a figliare”. Scrive, infatti, l’autore: “Il congresso del 1956 sortì effetti drastici, dando l’avvio ad un esodo che non avrebbe più avuto termine. Il Msi si era trasformato in una sorta di casa madre dalla quale per anni sarebbero continuati a nascere, ad ogni piè sospinto, partiti, movimenti e associazioni. 
A partire da quel congresso, nel caso un fascista avesse preso l’ascensore da solo ed avesse premuto il pulsante per il quarto piano, stia pur certo il lettore che, nei quattro piani di percorso, avrebbe litigato con se stesso e fondato, al pianerottolo d’arrivo, due partiti, tre movimenti e qualche associazione culturale.
Più che neofascisti, da quel momento in poi, si sarebbe potuto parlare di neofascisti . I primi dieci anni furono unici, nel senso che furono gli unici dieci anni in cui i fascisti del dopoguerra riuscirono a dimostrare un’unità politica.“.
Il tema fondante del libro  è quel sottile filo rosso, o meglio, filo nero, che lega la Repubblica Sociale Italiana con il M.S.I. . Il progetto di traghettare l’Idea Fascista nel dopoguerra veniva da lontano ed aveva avuto origine negli ultimi mesi della Repubblica Sociale. Il M.S.I., ufficialmente nato nel dopoguerra, in realtà trovava le sue origini più profonde molto prima.
L’ultimo capitolo del libro, forse il più interessante è dedicato alla deriva ideologica  alla quale sono andati incontro, negli anni, i neofascisti. Si legge nel capitolo finale: “il Msi, aveva traghettato l’idea fascista e gli uomini del fascismo oltre la sconfitta militare. 
Mussolini non era riuscito, con la socializzazione, a disseminare la valle Padana di mine sociali, come avrebbe voluto, ma con il Msi era sicuramente riuscito a disseminare l’Italia di mine vaganti. 
E, mi si creda, trovo la definizione di mina vagante quanto mai appropriata per il partito in trattazione e, considerando la filiazione di partiti, partitini, associazioni, movimenti, circoli e simili che il Msi avrebbe poi avuto reputo che si possa agevolmente parlare di mine vaganti, usando il plurale. Infatti, nessun partito è stato  mai più vagante in senso ideologico del Msi.”
 In chiusura, è da dire che l’autore ha voluto fare del suo libro una sorta di “pietra lanciata nello stagno”, aprendosi ad ogni tipo di critica e, anzi, sollecitando i pareri e le eventuali precisazioni dei lettori. 
A tal proposito, una sua nota iniziale precisa: Quest’opera intende dare il quadro di un momento della nostra Storia, ma non pretende di raccontare la completa verità. Come ogni lavoro umano è imperfetto e sicuramente contiene inesattezze. 
Vorrei chiarire che se vi sono errori, sono stati tutti commessi in buona fede e senza l’intenzione di nuocere a nessuno. Qualche cantonata è possibile prenderla anche per semplici sviste o abbagli e, quindi, le inesattezze sono sempre possibili. 
Sarò grato a chiunque vorrà segnalare sbagli o omissioni, rendendomi disponibile, sin d’ora, ad eventuali correzioni e rettifiche.” 
 
Daniele Lembo, “Fascisti dopo la liberazione - Storia del Fascismo e dei fascisti nel dopoguerra in Italia, Dalla Repubblica Sociale al Movimento Sociale Italiano - 1945 –1956”, MA.RO. EDITRICE – Copiano (PV) , Euro 25 
Per ordinazioni tel. 338 8735571   
Giovanni Piardi (a cura di Jean Mattassi)  QUANTA STRADA FARAI, GIANNI, NELLA VITA! Memorie di guerra 1943-1945
2006. Il volume è disponibile solo online. Il prezzo per ogni copia stampata è di € 9,00, mentre l'e-book è scaricable gratis.  Per ulteriori informazioni o per ordini cliccare su questo link: http://www.lulu.com/content/824336
Descrizione del libro:   Mio nonno, il sottotenente Giovanni Piardi, catturato a Merano dopo l'otto settembre 1943, girò il III Reich come prigioniero di guerra. Nel manoscritto delle memorie che lasciò ai familiari descrive le sue avventure di venticinquenne neolaureato, strappato alla sua vita per combattere una guerra di un'Italia che quell’infame giorno lo tradirà. Gianni racconta le sue (spesso tragiche) peripezie senza amarezza, ma con uno spirito ottimista, critico e talvolta ironico, nonostante la situazione sembri peggiorare giorno dopo giorno. Ho deciso di trascrivere la sua esperienza per parlare di un uomo, non di un "soldato" o di un "fascista", ma di un ragazzo come tanti, vittime della loro epoca, che sono sopravvissuti per raccontarci l'assurdità della guerra.  Il libro è un ulteriore tassello per la ricostruzione della storia (per alcuni dimenticabile) della RSI. Mio nonno ha scritto diverse osservazioni che vanno contro la storiografia ufficiale (sfatando, ad esempio, il mito che pochi prigionieri italiani dei nazisti aderirono alla Repubblica Sociale) e descrive con minuzia la vita giornaliera nei lager e le varie escamotage per continuare a vivere, fino al suo ritorno a casa.

Michele Simoni (con la colaborazione di Sebastiano Montresor), AUDERE
Un film documentario sulla Decima Flottiglia MAS 1943/45. il film e' stato finalizzato dalla Labsurdo, verra'  distribuito dalla Lupo Editrice di Bologna. 
Il DVD si può ricevere a mezzo posta ,al prezzo di euro 15,00 comprensivi di spese di spedizione, in modalità c/assegno. 
La richiesta può essere fatta a: obiettivosubologna@libero.it oppure a: micsim@alice.it 
 
Documentario storico che mira a ricostruire i fatti mai narrati dalla viva voce di chi li ha vissuti. Sette militari appartenenti al corpo della Xª Flottiglia MAS raccontano cosa li ha spinti a offrire tutto alla loro Patria, quali erano le ragioni che li sostenevano durante i periodi più drammatici di un’Italia che già si stava sfasciando negli opportunismi politici e partitici, nelle speculazioni economiche, nelle comode e fittizie certezze narrate da penne al servizio del Sistema.
Vedi il filmato promozionale del documentario cliccando qui:.
http://video.google.it/videoplay?docid=-5848210512043124799&q=montresor
 

Daniele Lembo LA GUERRA NEL DOPOGUERRA IN ITALIA Le operazioni di stay behind Decima Mas nell’Italia occupata, in guerra e nel dopoguerra…le verità, le mezze verità e le grandi bufale
Costo 25 euro. 2006? MARO EDITRICE - Strada Vicinale della Pieve n.11 Copiano PV. Tel  0382 2968151/2. Per chi volesse contattare l’autore: EMAIL: danielelembo@email.it oppure al nr. 328/9156050
INDICE DEL LIBRO 
PREMESSA - Due storie dell’infanzia : zio Settimio e zio Antonio
PARTE PRIMA - I nuotatori paracadutisti dall’entrata in guerra all’aprile 1945
CAPITOLO 1 - I battaglioni “N” e “P” della Regia Marina e i nuotatori paracadutisti della Decima Flottiglia Mas 
CAPITOLO 2 - Le azioni oltre le linee degli N.P. della Decima 
CAPITOLO 3 - Il Battaglione Vega 
CAPITOLO 4 - La resistenza nei territori invasi e le missioni informative al sud in appoggio ai patrioti 
PARTE SECONDA - Le operazioni di stay behind della Decima in vista della definitiva caduta del fronte e il dopoguerra
CAPITOLO 5 - Il fascismo voleva sopravvivere alla sconfitta militare
CAPITOLO 6 - Le operazioni di stay behind del Vega in vista della sconfitta
CAPITOLO 7 - I documenti del N.A.RA. e una distorta interpretazione dei fatti. 
CAPITOLO 8  -L’ultima operazione del Vega nelle province dell’Italia del Nord aveva scopi esclusivamente militari
CAPITOLO 9  - Quando gli americani tentarono di arruolare quelli della Decima e i fascisti 
CAPITOLO 10  -La Decima e Giuliano - Gli equivoci sui rapporti la Decima e la banda Giuliano, in guerra e nel dopoguerra 
CAPITOLO 11 Il mistero dell’affondamento della Novorossijsk
CAPITOLO 12  Il golpe borghese… fu un reale tentativo insurrezionale o una gigantesca bufala?
Dopo “LA RESISTENZA FASCISTA”, libro che tratta di un pezzo di storia completamente occultato, ovvero quello della resistenza opposta agli angloamericani invasori nel Sud Italia occupato, Daniele Lembo ha prodotto un nuovo e interessante lavoro.
Per i tipi della M.A.RO. Editrice è stato edito un volume da titolo “LA GUERRA NEL DOPOGUERRA IN ITALIA”
Il saggio, che ha come oggetto le operazioni di Stay Behind organizzate dalla Decima Flottiglia Mas, nel corso della guerra nell’Italia occupata, intende affrontare anche il tema di quelle operazioni di Stay Behind approntate dalla Decima in vista dell’intera occupazione della Penisola. Ne da atto il sottotitolo di questo lavoro che è “Le operazioni di stay behind Decima Mas nell’Italia occupata, in guerra e nel dopoguerra…le verità, le mezze verità e le grandi bufale”
La Decima Flottiglia Mas Repubblicana di Junio Valerio Borghese ebbe alle dipendenze un Battaglione di sabotatori incursori, denominato Battaglione Nuotatori Paracadutisti.
Il Battaglione N.P., che fu il primo reparto di Fanteria di Marina a nascere in seno alla Decima Repubblicana, generò, in seguito, il Battaglione Vega. Ufficialmente, il Vega era il “Deposito” del Btg. N.P., ovvero il reparto dal quale il Battaglione principale avrebbe dovuto trarre il personale (i complementi) da inviare al fronte. Quest’ultimo fu solo un compito di copertura e, in realtà, il Vega fu un reparto specializzato in azioni di guerra non ortodossa, sabotaggi, spionaggio ed “Operazioni Sorpasso” nei territori italiani invasi. In breve, il Vega lasciava uomini perfettamente addestrati ed equipaggiati nei territori dei quali si prevedeva l’occupazione. Una volta che quest i territori fossero caduti nelle mani degli Angloamericani, gli uomini/Vega avrebbero eseguito azioni di attacco alle spalle del nemico con rapide puntate del tipo “mordi e fuggi” ed attività informativa. 
(Negli anni a venire, con la scoperta di Gladio, le “Operazione Sorpasso” sarebbero divenute meglio famose con il nome inglese di “Stay Behind”).
In vista della caduta finale del fronte, il Vega articolò un ampio piano di Stay Behind in tutte le province del nord (Milano, Genova, Bologna, Modena, Torino, Venezia e Treviso), destinando in tutte queste città uomini armati ed equipaggiati, che si occultarono nel tessuto sociale aprendo bar, negozi di radiotecnici, ditte di trasporto ecc., nell’attesa che arrivassero gli Alleati per poi poterli attaccare alle spalle. Era questa l’ultima operazione militare della Decima. 
Negli anni seguenti, sull’operato del Battaglione sono nate alcune errate interpretazioni. C’è stato chi ha voluto vedere nel Vega l’inizio di Gladio e chi addirittura ha descritto la banda Giuliano come un’emanazione della Decima Mas, asserendo che il 1 giugno 1947, a Portella Della Ginestra, a sparare c’erano anche quelli della Decima. 
Addirittura, si è ventilata l’ipotesi, (a parere dell’autore completamente infondata ), che lo stesso bandito Giuliano fosse un uomo del Vega. 
Indubbiamente la Decima, tramite i suoi agenti speciali nei territori invasi, poteva avere interesse a contattare Giuliano e la sua banda. Le Forze Armate Repubblicane si sarebbero potute giovare dell’alleanza con Giuliano per creare una quinta colonna alle spalle degli angloamericani.
La ricerca di tale alleanza, qualora ci fosse stata, nel corso della guerra, poteva anche ritenersi lecita, nella misura in cui in guerra tutto è lecito e vale il principio secondo il quale “i nemici dei miei nemici sono miei amici” 
Di contro Giuliano, in cerca di una legittimazione politico ideologica, poteva avere interesse a contattare la Decima. Salvatore Giuliano che era un latitante, ha sempre tentato di affermare la leggenda che egli non fosse un delinquente comune ma un uomo spinto dalle ingiustizie patite a fare quello che aveva fatto. In una situazione come quella della Sicilia dell’epoca, il confine tra la figura del delinquente e quella del patriota poteva essere labile e il bandito ha sempre provato ad acquisire nell’immaginario collettivo una fisionomia idealistica che giustificasse le sue gesta. Il contatto con le Forze Armate fasciste avrebbe potuto fornirgli questo alibi morale, trasformandolo da delinquente in combattente per la libertà della Patria invasa. 
Le due realtà, quella militare della Decima Mas e quella banditistica di Giuliano potevano avere, quindi, interesse ad avere dei contatti conflitto durante, ma di qui ad affermare che quell’alleanza effettivamente ci fu, ce ne corre.
C’è un dato fatto che è tale da sciogliere ogni dubbio in merito e che viene di seguito riportato: 
che Giuliano abbia tentato di contattare le Forze Armate Repubblicane non è frutto di una semplice deduzione ma è un solido fatto. A prova di quanto affermato, basta riprendere quanto scritto dallo stesso Daniele Lembo nel suo precedente lavoro, dal titolo La resistenza Fascista, circa l’invio a Napoli, da parte di Giuliano di suoi emissari per contattare la Rete Pignatelli ed offrire collaborazione e sostegno economico.
Tratto da LA RESISTENZA FASCISTA, opera  dello stesso autore: 
“Con la cattura del principe verrà meno ai suoi uomini la disponibilità delle sue finanze personali che, fino a 
quel momento, il Pignatelli ha messo a disposizione della causa, sebbene anche queste incomincino a venirgli meno. “La mancanza di fondi- scriverà il Pignatelli - ci fu presto contraria. Il sacrificio personale di mia moglie e mio non poteva sopperire che in minima parte al sempre crescente fabbisogno, specie per il blocco della nostra industria di legnami requisita dagli inglesi”[1]
Gli aiuti economici promessi dalla R.S.I. alla principessa Pignatelli non arriveranno mai, o meglio, saranno spediti ma non giungeranno mai a Napoli.”
“La possibilità di ottenere cospicui finanziamenti si presenterà per gli uomini dell’organizzazione fascista da una fonte quanto mai inaspettata. Una proposta di finanziamento arriverà addirittura dal bandito siciliano Giuliano che invia a Napoli suoi emissari per contattare la centrale della Rete Pignatelli.: “vi fu ancora tra me e Ioele - racconterà l’Arch. de Pascale nel suo memoriale – una situazione che influì sui nostri rapporti. Ioele chiedeva insistentemente che io incontrassi degli emissari del bandito siciliano Salvatore Giuliano che si trovavano a Napoli: mi volevano comunicare una certa disponibilità del loro capo ad appoggiare la nostra causa e, anche se occorreva, con aiuto in denaro. Gli dissi che non intendevo fare certo sgarbo a queste persone, ma non potevamo essere fiancheggiati da un movimento palesemente fuorilegge e separatista. A certi principi morali e ideali non potevamo venire meno.  Alcuni giorni dopo Rosario Ioele si presentò al mio studio accompagnato da due persone. …(…)… Egli mi presentò costoro, che mostravano modi cortesi e civili, Iole mi disse che i “signori volevano conoscermi personalmente” e volevano avere una risposta su quanto lui aveva precedentemente proposto. Non esitai a dire, col dovuto garbo, che li ringraziavo della loro offerta e solidarietà ma non potevo accettarla per ragioni inerenti ai principi della nostra organizzazione. Costoro, i verità, furono corretti più di quanto io potessi aspettarmi. Aggiunsero che la persona che loro rappresentavano, in caso di necessità o di nostro ripensamento, si sarebbe mostrato sempre disponibile ad aiutarci. Ioele non gradì la mia presa di posizione, come io non gradii la sua ingerenza nel mio campo d’azione. Sentivo d’aver fatto bene: la mia non era una presa di posizione contro salvatore Giulia no, ma era il rispetto a un principio morale e organizzativo: gli angloamericani per conquistare la Sicilia si erano serviti del fecciume della malavita e della camorra, cosa che noi detestammo e commentammo in modo decisamente negativo. Non potevamo usare noi la loro stessa arma, anche se Giuliano all’epoca era considerato solo un fuorilegge e, da un certo ambiente di propaganda giornalistica, era commentato sotto una luce in certo qual modo romantica”  “Il tentativo di avvicinamento al fascismo clandestino fatto da Salvatore Giuliano è chiaro. Egli sa che la rete Pignatelli ha ramificazioni anche in Sicilia e cerca nuove alleanze per il suo movimento che non è solo una semplice attività delinquenziale, come qualcuno ha voluto farla passare.” 
Quindi, Giuliano tentò di contattare il clandestinismo fascista al sud, ma se Giuliano aveva il contatto degli uomini della Decima in Sicilia, o meglio, se Giuliano era addirittura un uomo della Decima perché doveva mandare i suoi uomini a Napoli a contattare la Rete Pignatelli nella figura di Antonio De Pascale? 
Nel suo ultimo saggio, Daniele Lembo, oltre a trattare della Decima e del Vega, avvalendosi della non vasta la bibliografia esistente sull’argomento, di testimonianze e memoriali e di documenti provenienti dal National Archives di Washington, smonta una serie di errate interpretazioni nate sull’attività della Decima nei territori occupati e nel dopoguerra.
Tra gli errori circolanti, circa una presunta operatività della Decima nel dopoguerra, vi è sicuramente anche quella che vorrebbe la corazzata Novorossijsk (già Giulio Cesare ) come affondata dagli uomini della Decima. Anche questo mito viene completamente disarticolato da Daniele Lembo. 
Il libro si chiude con un capitolo sul Golpe Borghese, dal titolo: Il golpe borghese… fu un reale tentativo insurrezionale o una gigantesca bufala?
L’AUTORE
Daniele Lembo, nasce nel 1961 a Minori (SA), in Costiera Amalfitana, e dopo la maturità liceale frequenta il corso biennale della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza. Laureato in Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione è pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio. 
Cultore di studi storici sulla partecipazione italiana al secondo conflitto mondiale è autore di varie cronache sull’argomento. Suoi articoli sono apparsi su Storia del XX Secolo, Storia del Novecento, Storia e Dossier, Storia Verità, Eserciti nella Storia, Storia e Battaglie, Aerei nella storia, Aeronautica, Cockpit.
Nel 1999 è stata edita una sua monografia dal titolo “Taranto…fate saltare quel ponte”, avente come tema i Nuotatori Paracadutisti della Regia Marina; nel 2000 è apparso un suo saggio dal titolo “I Fantasmi di Nettunia – I reparti della R.S.I. impegnati sul fronte di Anzio – Nettuno”; nel 2001 sono apparsi due altri suoi lavori, di cui uno avente come tema la storia Regia Aeronautica dal titolo “Il lungo Volo della Regia” ed un saggio dal titolo” I Servizi Segreti di Salò – Servizi Segreti e Servizi Speciali nella Repubblica Sociale Italiana”. Nell’anno 2002 è stato pubblicato “Il prigioniero di Wanda”, ovvero il suo primo romanzo d’ambientazione storica. Nel 2003 ha dato alle stampe il volume “ La Carne contro l’acciaio - Il Regio Esercito Italiano alla vigilia della seconda guerra mondiale“.
Infine, nel 2005, è stato pubblicato il suo saggio “La resistenza fascista - La “Rete Pignatelli e la resistenza fascista nell’Italia invasa dagli angloamericani”
Attualmente vive a Cisterna di Latina. danielelembo@email.it

 
 
Stefano Fabei CARMELO BORG PISANI (1915-1942)  Eroe o traditore? Presentazione di Guido de Marco Introduzione di Franco Cardini
 pp. 160,  80 ill.  cod. ISBN 978-88-8478-103-1   16,00 
Alle 7 e 34 del 28 novembre 1942, sulla forca del carcere maltese di Corradino, moriva Carmelo Borg Pisani, un giovane artista che sognava la liberazione della sua isola dal dominio britannico. Spinto da generoso entusiasmo lasciò pennello e tavolozza per imbracciare il fucile. Arruolatosi come soldato semplice nell’esercito di quell’Italia da lui ritenuta la vera patria, fu protagonista di una sfortunata missione segreta conclusasi con l’arresto e un processo per alto tradimento. Entrò così nella schiera delle Medaglie d’Oro al Valor Militare. Figura controversa, protagonista di una vicenda tragica, fu considerato in Italia un eroe irredentista e a Malta, anche se non da tutti, un traditore. È il caso più noto di missione in territorio nemico, la storia di un uomo che, riconoscendosi in un ideale, fu facile vittima dell’incompetenza, della superficialità e della cattiva coscienza di chi, più o meno consapevolmente, lo mandò incontro alla morte. Affrontò con coraggio il sacrificio supremo come Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazario Sauro. 
Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, insegna all’Itas «Giordano Bruno» di Perugia. Saggista e ricercatore storico, ha pubblicato numerosi libri fra cui Il fascio, la svastica e la mezzaluna (Mursia, 2002), Una vita per la Palestina (Mursia, 2003), Mussolini e la resistenza palestinese (Mursia, 2005), I cetnici nella seconda guerra mondiale (Libreria Editrice Goriziana, 2006), Guerra e proletariato (Società Ed. Barbarossa, 1996), Il Reich e l’Afghanistan (Edizioni all’insegna del Veltro, 2002). 
 
 
 
Daniele Lembo Xa MAS
Delta Editrice di Parma -  B. Go. Regale , 21  43100 (tel  0521 287883  fax 0521 237546 email:   deltaed@iol.it ) 2006?
Con oltre 100 fotografie e disegni tratta di tutte le imprese e di tutti i mezzi, con il vantaggio di un costo molto contenuto, pari a 6,8 euro.
In particolare, sono trattati i seguenti argomenti:
la nascita della Decima nel 1935;
l’entrata in guerra quattro anni dopo e tutte le azioni degli S.L.C. – Siluri a Lenta Corsa – meglio conosciuti come “Maiali”, le azioni degli uomini Gamma, dei piloti di barchini esplosivi e  motoscafi siluranti;
la Decima in Mar Nero;
la Decima all’8 settembre e la nascita Decima Repubblicana;
le fanterie di Marina della Decima della R.S.I. sul fronte di nettuno, sul fronte del Senio e sul confine Nord Orientale;
i motoscafi siluranti della Decima Repubblicana e le ultime azioni dei gamma e degli operatori dei siluri pilotati;
MARIASSALTO, ovvero la Decima al sud con la Regia Marina;
come la specialità sopravvisse nel dopoguerra e come la Decima fornì istruttori alla nascente Marina israeliana;
la produzione di minisommergibili e siluri pilotati nel dopoguerra.
Si tratta di un’opera che, sebbene di modeste dimensioni, è degna di ben figurare nelle biblioteche degli appassionati e di dare un quadro esaustivo a coloro i quali , per la prima volta e per semplice curiosità dovessero avvicinarsi alla materia.          
 
 
 
 
Vi è un'importante novità.
Inizia una operazione interattiva a vasto raggio portata avanti dai nuovi curatori del data base. Visibiltà della parte essenziale del database, rapido contatto per le correzioni e sgnalazioni, aggiornamento ogni due mesi del data base in rete.
Libri in formato PDF gratuitamente scaricabili dal nostro sito
Il primo titolo:
"Cari Compagni"
Un breve ma affascinante collage di testi e documenti che portarono alla Socializzazione................ la cinica abrogazione di essa da parte del CLN ............. ai "compagni" che non riescono a capire quello che hanno sotto il naso............ preferendo attribuire -come il perfido nanetto dell'Armata Brancaleone II- i guai ................. ad un fascismo ...... quanto il fascismo sia stato determinante nella introduzione ........
                                                                                                                                                                                                                                                                                                              repere 06
                                       
  
Otto Remer "STA CON IL FUHRER O CONTRO DI LUI?" Il mio ruolo a Berlino il 20 luglio 1944  
Effepi 2006
Memorie del Generale tedesco Otto Remer sull'attentato del 20 luglio 1944 contro Adolf Hitler, da cui fu direttamente incaricato della repressione. Numerose foto e tabelle b/n 
 
G. Rebaudengo UN GIORNO PER MORIRE Una generazione nella guerra civile 1943-45
pp. 112, ill 12,40 Lo Scarabeo. 2006
Con questo libro l’Autore traccia uno spaccato della Guerra Civile che ha insanguinato l’Italia dal 1943 al 1945. Una guerra scaturita dalla resa dell’8 Settembre e che ha visto molti Italiani schierati su due opposti fronti in una lotta che non concedeva quartiere. Come spiega l’Autore nella nota introduttiva, i numerosi personaggi che danno vita alle singole storie non sono personaggi di pura fantasia, essi appartengono – pur in una dimensione romanzata – ad esperienze realmente vissute, trasmesse oralmente dai superstiti. Personaggi di una tragedia che lascerà i vivi con gli occhi spalancati su un mondo piagato, stravolto da una violenza a volte cieca, insondabile. Storia vissuta di studenti e contadini, di ‘vecchi’ soldati che non vogliono arrendersi, di entusiasmi e fatalismi sullo sfondo di scontri cruenti di una maledetta guerra che annuncia le stragi di Aprile. Fanno da filo conduttore in questo “romanzo vero” le annotazioni di un giornalista – anch’esso realmente esistito – che osserva con occhio lucido e impietoso il susseguirsi di eventi legati a una realtà che incide nelle coscienze di ognuno. Una sorta di diario nel quale si specchiano e si confondono umane tragedie e cronache del vivere quotidiano. È un racconto sofferto quello che si dipana lungo tutte le pagine del libro, cogliendo squarci di vita e di morte di un tempo che non concede pause né momenti di quiete. Espressione di un’inquietudine giovanile alla ricerca di una verità sulla pagina più dolorosa della storia d’Italia. 
Gianni Rebaudengo è nato il 3 novembre del 1928. A 16 anni si arruola nel II Battaglione Volontari Bersaglieri “Goffredo Mameli” della RSI. Viene catturato in combattimento nel dicembre 1944 sulla “Linea Gotica”. Prigioniero degli Inglesi nel Campo 211 di Algeri, rimpatria nell’aprile del 1946. Giornalista dal 1952, ha diretto diversi periodici e ha collaborato con case editrici quale traduttore. Attualmente continua a svolgere attività giornalistica come free-lance e presiede il Centro Studi di Storia contemporanea “Historica Nuova”. 
Buchignani Paolo LA RIVOLUZIONE IN CAMICIA NERA
Mondadori 2006
Gambassini Gianfranco UNA PAGINA DI VITA IN UNA PAGINA DI STORIA. Dalla Repubblica Sociale al Seminario Romano Maggiore
Settimo Sigillo 2006 Roma 2006, pagg. 152, euro 14.
La storia, pur non essendo maestra di vita, perché in caso contrario consentirebbe di prevenire errori e deviazioni che invece vengono ripetuti con singolare pervicacia, ha sempre una valenza culturale, che diventa etica quando l'interpretazione dei fatti e delle idee che ne furono la matrice, trascenda conclusioni soggettive, o peggio strumentalizzazioni di comodo: come ha rilevato il Sen. Andreotti  intervenendo alla presentazione di questo libro, tenutasi nella Sala Conferenze della Biblioteca del Senato, il bene ed il male non sono facilmente separabili, tanto che, più spesso di quanto si creda, "la cattiveria dei buoni è più dura di quella dei cattivi".
Proprio per questo, ogni ricerca storica autenticamente tale, come questa di Gambassini, che non è un diario, come si potrebbe presumere a prima vista, ma una rivisitazione di esperienze umane sofferte e spesso tragiche, maturate in un momento traumatico come pochi, assume connotazioni di forte impegno civile, non disgiunto dall'ethos e dalla forza volitiva che esso comporta. Se è vero che "non si mente alle proprie radici", è anche vero che per fare grande storia è necessario comprendere, prima ancora delle proprie, le ragioni degli altri.
Lo stesso Andreotti, nelle stimolanti riflessioni che hanno accompagnato il suo intervento alla presentazione di Gambassini, ha insistito sul tema, affermando che "ci vuole grande prudenza nel dare giudizi", e che il tempo trascorso dalle vicende della RSI non è ancora sufficiente per giudicare uomini e cose "con distacco assoluto" (cosa peraltro impossibile, perché la storiografia europea del Novecento, da Meinecke a Croce, ha formulato in termini ineccepibili il principio di "contemporaneità" della storia, sia essa antica o moderna).
Ma c'è di più: il Senatore a vita, spingendosi in esemplificazioni analitiche, ha rammentato come nel dicembre 1940 Papa Pacelli, in visita al Quirinale, ebbe a caldeggiare presso il Sovrano la permanentizzazione della non belligeranza italiana, anche se questa scelta poteva sembrare opinabile, non essendo infondato chiedersi se "sarebbe stato il caso di lasciare tutto nelle mani di Hitler".
Un'opera come quella di Gambassini, in buona sostanza, ha meriti di metodo e di contenuti che vanno ben oltre la narrazione di una dura esperienza umana, sia negli anni della RSI, sia in quelli immediatamente successivi, quando fu ospite del Seminario per sfuggire ai rigori di una "giustizia" sommaria, ma meglio sarebbe dire amorale, come quella partigiana. 
Si tratta di meriti messi puntualmente a fuoco, non soltanto dal Sen. Andreotti, ma anche dal Prof. Chiarini (Ordinario di Storia contemporanea alla Statale di Milano e Presidente del Centro Studi RSI),  quando ha sottolineato come le scelte dei giovani che abbracciarono la causa dell'ultimo fascismo fossero in larga misura "prepolitiche", perché indotte da valori non certo contingenti come l'onore, la coerenza, e soprattutto l'idea di Patria; dal Prof. Parlato (Ordinario di Storia contemporanea all'Università San Pio V, e Rettore della medesima), quando ha ricordato come l'esperienza del ventennio non sia stata totalitaria, bensì autoritaria, anche perché molti fascisti erano cattolici, donde la mancanza di una forte convinzione ideologica, tanto da potersi dire che l'adesione alla RSI di uomini come Gentile, Biggini o lo stesso Gambassini sia stata una reazione (non priva di suggestioni aristocratiche) al trasformismo ed alla facilità di rivoltare le gabbane, tipica di quel momento, ma non solo di quello; e da Mons. Tani (Rettore del Seminario), il quale non ha mancato di rammentare come, sia prima del 1945, sia dopo, la risposta del movimento cattolico, e per esso di Mons. Ronca, Rettore dell'epoca, fosse stata sempre improntata "in funzione della carità cristiana", anche con forte rischio personale, ma non disgiunta da valutazioni etiche di base (e come le attuali dispute sul ruolo di Pio XII non abbiano reale fondamento, inquadrandosi, si dovrebbe aggiungere, in una dimensione antistorica, perché basate su conclusioni a posteriori che non tengono conto della "realtà effettuale" di quell'epoca davvero tragica).
La storiografia contemporanea, nel quadro di un "revisionismo" che è stato demonizzato dalla "vulgata" tuttora prevalente, ma che, a ben vedere,  ne costituisce l'essenza e la stessa ragion d'essere, perché conoscere ed interpretare la storia significa compiere opera di costante approfondimento (a cui il libro di Gambassini contribuisce in maniera non effimera), ha dimostrato che il ruolo della RSI non fu quello di servo sciocco del Reich, anche se per molti aspetti la sua sovranità fu certamente e dolorosamente limitata, almeno sul piano sostanziale, come attestano fenomeni come quelli dell'Adriatisches Kustenland o dell'Alpenvorland.
 Al contrario, se l'Italia non conobbe una sorte ancora peggiore, come quella di altri Paesi dell'Est, e se la logica dell'occupazione militare, al di là di non poche degenerazioni criminali, non si spinse al punto di fare terra bruciata, salvaguardando vite umane, infrastrutture, impianti industriali ed opere d'arte, ciò si deve proprio alla RSI, come ha posto in evidenza quella storiografia, ma come emerge anche dall'impegno divulgativo di uomini come Gianpaolo Pansa, dichiaratamente di sinistra, ma proprio per questo a più forte ragione apprezzabili in una ricerca della verità tuttora rischiosa, come ha dimostrato l'aggressione di Reggio Emilia ai danni del giornalista Autore della fortunata trilogia sulla Resistenza.
In effetti, sia dall'una che dall'altra parte, come ha ricordato il Prof. Chiarini, ci furono ragioni ideali e motivazioni di nobile sincerità, ma anche per questo non potrà esserci una reale "pacificazione", nemmeno quando saranno scomparsi l'ultimo partigiano e l'ultimo "repubblichino", se quelle ragioni, spesso "più grandi di loro", se non anche motivate da fattori contingenti o da vere e proprie emergenze, non saranno comprese fino in fondo, e sublimate in un riconoscimento di pari dignità, anche per chi si trovò per convincimento o per circostanza dalla parte "sbagliata".
 Del resto, nefandezze di ogni tipo, come ormai è ampiamente documentato, furono compiute dall'una e dall'altra parte, perché la madre dei delinquenti, ahinoi, è sempre incinta; e poi, non è forse vero che anche gli Alleati si macchiarono di delitti condannati dallo stesso diritto internazionale, fucilando senza alcun motivo i prigionieri italiani in Sicilia, distruggendo obiettivi senza valore militare, e programmando azioni meramente terroristiche come i quaranta bombardamenti che rasero al suolo la piccola Zara, solo perché così piaceva a Josip Broz detto Tito?
Se non altro per questo, grande merito etico-politico deve essere riconosciuto a Gianfranco Gambassini per avere consegnato agli ignari, e prima ancora agli immemori, quest'opera tanto più stimolante perché mutuata dalla grande storia, ma nello stesso tempo dalla dura esperienza personale; per avere dichiarato "assolutamente inaccettabile" le dichiarazioni di Gianfranco Fini secondo cui "la Repubblica Sociale Italiana è stata una vergogna", cosa che "ha offeso profondamente l'onore di tutti i ragazzi di Salò", ma anche "i valori morali della destra italiana"; e per avere concluso il suo intervento al Senato auspicando che la discussa legge con cui, nello scorcio dell'ultima legislatura, è stato finalmente riconosciuto ai combattenti della RSI lo "status" di belligeranti, ma "senza benefici", aggiungendo al danno la beffa, possa essere rivista e corretta, prima che gli ultimi di costoro tolgano il disturbo. 
Ecco una bella occasione per la sinistra, oggi al Governo, di dare una prova concreta, moralmente importante ed economicamente trascurabile, della sua propensione "pacificatrice", e di anteporre l'ethos alle ragioni della bassa politica. 
 

  
  
 
 
   Roberto Colombo (giornalista) e Maurizio Casarola (scrittore), entrambi di Como, ricercano notizie, segnalazioni e soprattutto i nominativi, se ve ne sono ancora di viventi, degli ultimi reduci della 
Marcia su Roma
del 1922.
    Stiamo cercando di rintracciare queste persone perché vorremmo scrivere un libro sulla loro esperienza. Chi avesse ogni tipo di informazioni a riguardo può telefonare al cellulare 335/427422, scrivere una mail all’indirizzo r.colombo@laprovincia.it, o spedire una lettera a: dott. Roberto Colombo – via Montorfano 1103 – 22030 Lipomo (Co).
Vi ringraziamo fin d’ora                                           repere 06
La redazione dell'Atlante letterario italiano sta aggiornando i dati delle diverse biografie e non riusciamo ad avere notizie recenti dell'artista 
 
Principo Federico Altomonte di Verona nato nel 1912
 
Le ultime notizie risalgono al 1998. Se qualcuno gentilmente ci può aiutare lo invitiamo a scriverci al seguente indirizzo di posta elettronica gpt@literary.it Con molti ringraziamenti. Giampietro Tonon, l'editore."                                           repere 06
 
 
  
 
 
Alessio Aschelter INTRANSIGENTI E MODERATI A SALO'. I casi di Borsani e Farinacci
Le Testa di Ferro (Societrà Editrice Barbarossa). 2006
Dalla quarta di copertina: "Indagare sul giornalismo saloino, significa immergersi in un mondo eterogeneo, conflittuale, dove l'invettiva nei confronti di coloro che sono schierati sotto le medesime insegne, non è meno feroce dell'anatema scagliato contro chi rappresenta la propaganda nemica. Ecco allora emergere una realtà non più monolitica, come lascia intendere in modo colpevolmente sbrigativo certa storiografia ufficiale, ma uno spaccato dove le divergenze sormontano le pur essenziali affinità.  Comparando le linee editoriali sostenute da Regime Fascista e da La Repubblica Fascista, si apre uno squarcio sulle diverse sensibilità, mentalità e strategie che hanno mosso le esperienze maturate dai direttori delle testate esaminate. Da una parte Farinacci, portabandiera dell'intransigentismo fascista, ritiene che il compito prioritario riposi nella necessità di rispondere agli agguati partigiani sostenuti dall'invasione angloamericana, dall'altra Borsani auspica la concordia nazionale con il fronte antifascista non comunista, da elaborare sul comune terreno anticapitalistico. L'inconciliabilità delle tesi assunte dall'ex ras di Cremona e dal cieco di guerra sconfina in una fatale polemica che induce il ministro Mezzasoma a reintrodurre, malgrado  la sua iniziale contrarietà, la censura preventiva. Il giro di vite imposto dal Dicastero della Cultura popolare, porta ad allontanare Borsani dalla direzione della sua creatura giornalistica. Di lì a poco, i protagonisti di quelle convulse vicende, saranno accomunati, nei giorni dell'insurrezione partigiana, da un identico quanto tragico destino."
"Alessio Aschelter. Romano, laureato in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi Roma Tre, discute una tesi dalla quale prende corpo questo volume. Già collaboratore de "Il Corriere laziale" e di "OCCIDENTALE", attualmente lavora presso il Consiglio regionale del Lazio."
La Testa di Ferro via S.Martino ai Monti 59 00184 Roma 
Da ora La Testa di Ferro non è solo una libreria non conforme ma anche una collana di libri all'interno della Società Editrice Barbarossa. Il primo titolo della collana sarà "Intransigenti e moderati a Salò: i casi di Borsani e Farinacci", di Alessio Aschelter. Il libro potrà essere acquistato in anteprima presso La Testa di Ferro, in via S.Martino ai Monti 59 a Roma e sarà presentato a Casa Pound, in via Napoleone III 8, sempre a Roma, il 3 novembre (2006) alle ore 21, relatori l'autore e Ugo Franzolin.
Gianpaolo Pansa "LA GRANDE BUGIA". Le sinistre italiane e il sangue dei vinti.
Sperling & Kupfer. 2006.
5 Miti da sfatare. La ricerca di legittimazione del PCI con la retorica della Resistenza. Come leggere "La grande bugia" il nuovo saggio di Giampaolo Pansa sulle verità taciute della guerra civile
Un libro "vergognoso, non revisionista ma falsario", "una vergognosa operazione opportunista", "libro vergognoso di un voltagabbana", "una cinica operazione editoriale": sono solo quattro (rispettivamente di Aldo Aniasi, di Giorgio Bocca, di Liberazione e di Sandro Curzi) delle decine e decine di definizioni ingiuriose piovute sulla testa di Giampaolo Pansa quando pubblicò pochi anni fa Il sangue dei vinti.
Che cosa gli rimproverava la sinistra più conservatrice e aggressiva, quella, come lui la chiama, degli "uomini di marmo"? Semplicemente di aver rotto il tabù delle migliaia di fascisti (o presunti tali, o addirittura, in più di un caso, di antifascisti perfino) brutalmente fatti fuori dai partigiani all'indomani del 25 aprile. Di avere smascherato cioè La Grande Bugia, "il racconto per metà falso (...) dilagato anno dopo anno in centinaia di libri, per migliaia e migliaia di pagine", e diventato "un'immensa tomba destinata a seppellire per sempre la verità della guerra civile italiana: quella stessa Grande Bugia che dà il titolo al libro che Pansa ha appena mandato in libreria (Sperling & Kupfer editori, pp. 469, e 18).
Si tratta in un certo senso del completamento del Sangue dei vinti. Sia perché aggiunge nuovo materiale (nuovo perlomeno per il grande pubblico) sui delitti efferati che dopo la Liberazione insanguinarono per mesi alcune zone del Paese, tra l'altro con molte vittime svanite nel nulla non essendosene mai più trovati i corpi (nella sola provincia di Reggio Emilia la cifra oscilla intorno ai 130-140!); sia perché in queste pagine Pansa cerca di spiegare le ragioni a suo avviso di quella mattanza, e insieme il perché della furibonda volontà di mantenere in piedi ancora oggi la menzogna di cui sopra.
Sulle ragioni della mattanza il nostro autore non ha dubbi. Si trattò di "un'operazione pianificata messa in atto da veri e propri squadroni della morte". Non si può attribuire alcun valore, insomma, alla spiegazione / giustificazione avanzata mille volte da quando la verità ha cominciato a farsi strada e che a un dipresso suona così: "Che c'è da scandalizzarsi? Si sa, le guerre civili mica possono finire d'un tratto. Esse si lasciano sempre dietro una scia di odi che dura a lungo". Già, ma come spiegare allora - se lo è chiesto per primo Paolo Mieli - il fatto che a questa, chiamiamola così, vischiosità della guerra fossero sensibili solo i partigiani comunisti? Non risulta neppure un caso, infatti, di un commando azionista, socialista o cattolico, che settimane e settimane dopo la fine delle ostilità si sia recato a casa di qualcuno o lo abbia aspettato dietro una siepe, lasciandolo stecchito o facendone scomparire per sempre anche il cadavere. Ripeto, neppure un caso: come mai?
Invece tutti i casi che conosciamo riguardano assassini commessi da uomini delle formazioni comuniste ai danni di persone che seppure avevano talvolta, ma solo talvolta, degli insignificanti trascorsi fascisti, si segnalavano soprattutto per rappresentare posizioni politiche o di classe potenzialmente ostili a quelle rappresentate allora dal Partito comunista. A cominciare da esponenti anticomunisti dello stesso mondo partigiano, come il popolarissimo comandante della divisione Cichero, Aldo Gastaldi, detto Bisogno, ventiquattrenne ex sottotenente del Genio, che nella primavera del '45, ci racconta Pansa, protesta sempre più duramente contro l'egemonia del Pci nelle file delle bande nonché la sua strumentalizzazione della Resistenza ("Un giorno - scrive - dovremo vergognarci di essere scesi a Genova alla loro testa"), e alla fine trova la morte in un "inverosimile incidente stradale" subito dopo la Liberazione.
Del tutto ragionevolmente a parere di chi scrive, Pansa è convinto che i delitti riferibili ai membri delle formazioni comuniste non fossero per nulla casuali, bensì che dietro di essi vi fosse un disegno più o meno compiuto e consapevole di conquista del potere; perlomeno che un tale disegno vi fosse in settori significativi del partito, specie nel Nord, i quali non intendevano affatto la Resistenza come una guerra contro nazisti e fascisti, ma soprattutto come una guerra di classe destinata a sfociare in un regime socialista di tipo sovietico.
Dunque, l'immagine della Resistenza dominata dalla dimensione antifascista e combaciante sostanzialmente con essa è la prima delle "leggende da sfatare" che secondo l'autore costituiscono a loro volta la "Grande Bugia" che la sinistra ha finito per far credere al Paese. Le altre quattro sono: che la repubblica di Salò non abbia avuto una consistente e convinta base di massa; di converso che la Resistenza sia stata davvero una "lotta di popolo" con i contadini in particolare tutti schierati con i partigiani; che non ci sia stata - come invece c'è stata, e come! - una vasta "zona grigia" di attendisti, e infine è pure un'assoluta leggenda, secondo Pansa, quella che continua a chiamarsi "l'unità politica della Resistenza". La quale fu invece attraversata da rivalità e contrapposizioni anche feroci: "Tutti diffidavano di tutti, leggiamo, i comunisti volevano imporre la loro supremazia. E quasi sempre ci riuscivano. Gli altri si difendevano con durezza. Il braccio di ferro è stato continuo, senza pause. E spesso si è lasciato alle spalle dei morti. Ossia partigiani uccisi da partigiani". Pur essendo sempre stato e continuando ad essere un uomo di sinistra, Pansa non esita a definire l'antifascismo della vulgata storica alimentata dalla sinistra con le leggende ora dette una "ideologia proterva". Ideologia che per mantenersi in vita è ricorsa sempre più spesso negli ultimi anni ad uno strumento in particolare (di cui il nostro autore ha fatto le spese come pochi altri): l'accusa di "revisionismo", "un'arma contundente" usata senza scrupolo contro chiunque rifiutasse di credere alla "Grande Bugia".
Ma perché, ci si può chiedere, la sinistra si è trovata costretta a dover "campare di antifascismo", come scrive icasticamente Pansa: dell'antifascismo di una vulgata così bugiarda? a puntare su una costruzione ideologico- retorica così priva di basi reali? La sua risposta è che ciò è dipeso in parte dall'arroganza della sinistra stessa, congenitamente incapace di riconoscere i propri torti, ma soprattutto dal suo rifiuto di tenere nel minimo conto le ragioni degli "altri", dei fascisti, e dunque dalla conseguente necessità di operare una costante manipolazione / negazione dei fatti al fine di nascondere la verità. Personalmente spingerei lo sguardo più lontano. Sono convinto, infatti, che l'origine prima della vulgata resistenzial-antifascista sia stato (oltre l'ovvia necessità di nascondere lo sporco sotto il tappeto) il tante volte sottolineato bisogno del Partito comunista di trovare una legittimazione nella nascente democrazia italiana che la sua natura totalitaria gli negava.
Grazie all'egemonia culturale questo orientamento ha fondato un vero e proprio luogo comune, un topos storiografico, a cui hanno supinamente acceduto tanti altri, che oggi tuttavia, credo, viene difeso con aggressività smisurata per una ragione diversa da quella originaria.
In realtà l'antirevisionismo odierno, infatti, rappresenta un momento essenziale della battaglia della sinistra per continuare a pensare se stessa come detentrice del monopolio del Bene. Ma solo se trova ogni volta qualcuno da dipingere come portabandiera del male, la sinistra, nata storicamente all'insegna di un forte rapporto con esigenze di tipo etico, continua a poter nutrire la sua illusoria certezza di essere buona o comunque migliore in modo sostanziale dei propri avversari. Cattivo è ovviamente chiunque non condivida il suo pensiero medio, i suoi pregiudizi e i suoi tabù, e siccome il fascismo è altrettanto ovviamente il prototipo del male, ecco perché - specie in anni in cui lo sgretolamento ideologico ha reso sempre più scarsi i nemici reperibili sul mercato interno (con la fortunata eccezione di Berlusconi) - ecco perché i "revisionisti" vengono automaticamente qualificati come "fascisti" più o meno mascherati, comunque dei poco di buono in qualche modo collusi con il potere cattivo.
Anche così, anche con questi metodi, si è costruita quell'egemonia il cui successo consolidatosi negli anni spiega perché - come scrive Pansa, che l'ha imparato a proprie spese - nello scontro polemico è sempre meglio avere per nemica la destra piuttosto che la sinistra (...) La destra ha poche armi, pochi giornali, poche case editrici. Pochi clan intellettuali che contano. (...) La sinistra, invece, possiede tutto ciò che manca alla destra: una capacità di fuoco capace di stroncare chiunque". Soprattutto, nella guerra per la memoria del Paese essa ha dalla sua la stragrande maggioranza della storiografia accademica. La quale, non per nulla, a suo tempo è scesa massicciamente in campo contro Il sangue dei vinti e il suo autore. Ricorrendo alle più svariate motivazioni: da quella pregna di boria professorale che i libri di Pansa "non sono libri di uno storico" (Angelo D'Orsi: come se contasse questo e non già la verità delle cose dette), a quella di fornire "benzina per nuove molotov contro l'antifascismo e la Resistenza" (sempre D'Orsi), a quella di scrivere al solo scopo di "suscitare orrore e ripugnanza" (Giovanni De Luna), all'accusa di avere indebitamente alimentato "il piagnisteo sul sangue dei vinti" (Sergio Luzzatto).
La sinistra di tradizione comunista o che in essa è confluita cerca insomma di difendere a tutti i costi l'idea che il binomio antifascista- Resistenza (ivi inclusa l'analisi storica di entrambi) debba essere una sorta di suo appannaggio personale in quanto parte della sua specifica identità e - essa vorrebbe far credere - solo della sua. Ma per fortuna non è così. In quanto espressione e impegno per la libertà, antifascismo e Resistenza sono conseguenza naturale di ogni fede democratica e non sopportano né pudori né clericalismi ideologici di alcun tipo. Contribuisce davvero a rafforzare quella fede perciò non chi si straccia le vesti sui suoi supposti dogmi, ma quelle personalità libere, come è appunto Giampaolo Pansa: un giornalista, sì un semplice giornalista (e sono sicuro che a lui piace essere definito solo così), che tuttavia, per restituire agli Italiani la verità sul loro passato ha fatto molto, molto di più di tanti storici di professione.
IL CORRIERE DELLA SERA Quotidiano 4 Ottobre 2006. Ernesto Galli della Loggia
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Il mio lungo viaggio nella grande bugia. Giampaolo Pansa apre un nuovo capitolo sulla Liberazione mai raccontata. Chiamando in causa i sacerdoti dell'antifascismo duro e puro. E replicando senza sconti ai furbetti del quartierino antifascista
   Scritto nel fuoco delle polemiche che, a partire dal Sangue dei vinti di tre anni fa, hanno accompagnato i libri di Giampaolo Pansa, La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti (Sperling&Kupfer) racconta in presa diretta come ancora funzioni quel meccanismo di rimozione politica della storia che Renzo De Felice ha identificato nel concetto di "vulgata".
Lo scandalo forsennato che ha accompagnato lo straordinario successo editoriale trova una ragione obiettiva nella stessa figura professionale di Pansa: giornalista, prima di tutto grande cronista, poi saggista e narratore profondamente ancorato alla cultura di sinistra. Proprio alla storia della Resistenza fra Genova e il Po ha dedicato i suoi primi studi sotto la guida di due miti della storiografia resistenziale come Alessandro Galante e Guido Quazza. Perché è proprio dalla cultura di sinistra che la cronaca storica di Pansa è stata sottoposta a una sorta di linciaggio morale.
E i sacerdoti del linciaggio, in questo libro, sono affrontati a uno a uno a viso aperto. Ci sono gli "esorcisti" della vulgata, storici cattedratici perlopiù, da Angelo D'Orsi a Giovanni De Luna, da Nicola Tranfaglia a Sergio Luzzatto, icasticamente rappresentato come il "signor ghigliottina". Poi ci sono i depositari della memoria politica, da Aldo Aniasi ad Armando Cossutta; gli opinionisti, da Mario Pirani a Furio Colombo, da Riccardo Chiaberge a Bruno Gravagnuolo… Ma è soprattutto contro le polemiche di Giorgio Bocca, "l'uomo di Cuneo", e del "Compagno Kojak", Sandro Curzi che Pansa esercita il suo diritto alla difesa, contrattaccando senza quartiere.
Pansa, cosa è "La grande bugia"? Il mio rammarico è che manchi un capitolo che non ho fatto in tempo a scrivere: quello dove il Partito dei comunisti italiani di Oliviero Diliberto e Marco Rizzo dà del revisionista nientemeno che a Fausto Bertinotti. Colpevole di aver accettato l'invito di Gianfranco Fini a partecipare a un incontro con i giovani di Alleanza nazionale. Siamo arrivati a quel che avevo previsto: allo sbranatevi, compagni! Posso ridere soddisfatto? Sì, rido. Perché La grande bugia? Un amico mi ha detto: accidenti, scrivi ancora un libro su una storia vecchia di sessant'anni. La mia risposta è che la Resistenza è ancora il bastione evocativo più forte delle tante storie di sinistra, l'unica che li tiene insieme. Oggi, nel Duemila e passa, la Resistenza viene evocata di continuo contro il centrodestra, contro la revisione costituzionale, contro chi non vuole la pace senza se e senza ma. Insomma, non siamo di fronte a un residuato bellico. E le sinistre che lamentano sempre l'uso politico della storia sono le prime a commettere quell'abuso che attribuiscono agli avversari. Ma se è così, se la Resistenza vive nei nostri giorni, allora raccontiamola giusta senza la crosta bugiarda che l'avvolge.
All'inizio del suo libro si legge che "in Italia la sinistra non esiste più", tante sono ormai le sinistre, spesso in conflitto. Ora dopo il viaggio all'interno della "Grande bugia", con quale sinistra si sente a suo agio? Con nessuna di quelle esistenti. Il 9 aprile ho ancora votato per una di loro. Ma mi scopro, sempre di più, un italiano insoddisfatto di tutti i partiti. Una specie di anarchico individualista.  
Perché raccontare fino in fondo l'Italia uscita malridotta e moralmente ferita dalla guerra civile viene automaticamente interpretato come una mala azione per riabilitare il fascismo? La pensa così una minoranza che si va riducendo anno dopo anno. Essa pretende di rappresentare l'antifascismo, ma è una pretesa senza fondamento. Essere antifascisti significa soprattutto amare la verità, non truccare le carte della storia, rifiutare le bugie grandi e piccole. E accettare che non tutti la vedano come la vedi tu. È possibile questa revisione, oggi in Italia? Sono pessimista. E questo libro spiega il perché.
Cossiga, in polemica con lei, ha sostenuto che non si può ricostruire il tessuto morale di un paese senza ricorrere al "mito", all'uso politico della storia. In questo ha torto. C'è un solo mito di cui tutte le nazioni hanno bisogno: la libertà. La tua e quella degli altri.
Lei se la prende con lo storico Angelo D'Orsi, per avere stilato per "Micromega" la lista, un elenco dettagliato dei reprobi del revisionismo, equiparato al nuovo fascismo, come fosse una lista di proscrizione: da Mieli a Battista, da Romano a Sabbatucci... Mi sono limitato a ribattere a chi mi aggredisce. Non cerco mai la polemica. Ma se ho buone ragioni per farla, non mi sottraggo. Alcuni signori mi hanno bacchettato sui giornali o alla tv, spesso con insistenza e asprezza. Avevo il diritto di bacchettarli a mia volta. È un diritto che ho esercitato con piacere e in allegria. Anzi, per dirla tutta, ci ho provato gusto.
Ma "La grande bugia" continua? Lei fa un esempio destinato a sollevare nuove perplessità: nel capitolo "Partigiano Ovidio" chiama in causa il silenzio storiografico che circonda ancora quel capitolo del terrorismo italiano legato al delitto del commissario Luigi Calabresi. Non ce l'ho con Ovidio Bompressi, il "partigiano Ovidio", condannato per l'omicidio del commissario. Ma con l'Anpi, l'Associazione nazionale dei partigiani italiani, che ha sentito il bisogno di festeggiarlo per la grazia, giusta, ricevuta dal presidente Giorgio Napolitano. E con la polemica sul sangue dei vinti l'Anpi c'entra, eccome! Lo dico io che ritengo la Resistenza la mia patria morale. Il cuore di questo libro sono le leggende da sfatare e le verità da ristabilire. Esempi? Le intenzioni golpiste del Pci nel triennio del dopoguerra: voleva che l'Italia diventasse una democrazia popolare come quelle dell'Europa dell'Est. Se avessero prevalso, ci saremmo trasformati in un'Ungheria mediterranea, con la dittatura comunista, la polizia segreta, le torture, le fucilazioni.
C'è nel libro una certa attenzione benevola per la cultura di destra. Per esempio nell'intervista a Giuseppe Parlato, storico di rango, ultimo allievo di De Felice, che sta per pubblicare "Fascisti senza Mussolini", attento studio sulla nascita della destra politica nel dopoguerra. Ma anche per la storia di Giorgio Pisanò, la cui natura ideologica e politica mi sembra poco illuminata. Come la mettiamo? Ho cercato Giuseppe Parlato e Paolo Pisanò, fratello di Giorgio, perché mi raccontassero la loro storia. Ho trovato due testimoni molto convincenti e di grande interesse. Anche le critiche di Parlato alla storiografia di destra mi hanno convinto che ho fatto bene a incontrarlo. Dargli la parola non vuol dire condividere quello che hanno scritto. Però mi piacerebbe che anche qualche storico di sinistra avesse la stessa franchezza di Parlato nei confronti della propria parrocchia.
PANORAMA Settimanale del 29 9 2006. Pasquale Chessa  
Paolo Crippa I REPARTI CORAZZATI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA 1943/1945
20,00 euro. MARVIA 2006 Edizioni Casella postale 27 27058 Voghera (PV) marviaedizioni@marvia.it www.marvia.it
Il volume prende vita dopo circa due anni di ricerche svolte con l'obiettivo di raccogliere e sintetizzare in un unico testo la storia delle unità corazzate della RSI. Nella stesura del libro l'autore si è avvalso della collaborazione di numerosi reduci dei reparti, che si sono prestati a fornire testimonianze di prima mano.  Lo studio prende in esame i reparti corazzati veri e propri (San Giusto, Leoncello, Leonessa e Gruppo Esplorante del RAP), descrivendone la storia l?organizzazione e le dotazioni di mezzi, con note sull?uniformologia e sull?araldica dei mezzi. Un capitolo tratta anche tutte le altre unità che utilizzarono piccoli gruppi di mezzi blindati, di tutte le Forze Armate della Repubblica Sociale. Il volume consta di 120 pagine, con 80 fotografie in bianco e nero, alcune delle quali inedite, organigrammi, tavole di fregi e distintivi, tavole dei contrassegni dei mezzi (riprese a colori in quarta di copertina).
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La RSI ha rappresentato uno dei periodi più controversi della nostra storia recente, forse in nessun periodo storico il popolo italiano è stato così diviso come tra l'estate del '43 e la primavera del '45, esercito del sud e forze armate di salò si trovarono a battersi su fronti opposti e con opposte fortune, ingiusto sarebbe dimenticare coloro che animati da un sincero ideale abbracciarono la causa della parte cosiddetta "perdente".  Alle forze armate della repubblica si Salò, ed in particolare ai suoi reparti corazzati è dedicato questo ad opera di Paolo Crippa, edito dalla Marvia edizioni.  Il volume abbraccia tutto il perodo di Salò, dalla difficile rinascita dopo l'8 settembre fino al 25 aprile ed  è davvero una miniera di informazioni, ricchissimo di fotografie ( alcune veramente pregevoli e di sicura ispirazione per i modellisti ) sia di mezzi in azione (bellissimo il carro M semidistrutto da una mina) che in parate o sfilate, organigrammi, araldica,  storia dei reparti divisi per arma di appartenenza, esercito nazionale repubblicano, GNR, brigate nere, marina, fino alle formazioni dislocate all' estero ( creta, rodi, ucraina, germania) fino al tentativo di assemblare un reparto corazzato da impiegare al fronte contro agli alleati, infine una piccola sezione è dedicata anche ai mezzi che il 25 aprile 1945 finirono in mani partigiane nelle battaglie finali.  Praticamente sterminata infine, la bibliografia posta in fondo al volume, un vero tesoro per chi volesse saperne di più.  Insomma il libro in questione appare da subito come l'opera di un appassionato che racconta la storia e lo fa con cognizione di causa, onestà e dedizione, qualità forse troppo rare nel mondo di oggi, e che ci è piaciuto riscoprire in questo volume, adatto sia ai modellisti ( bellissime alcune modifiche “campali” ad esempio su autocarri o automobili ) che agli appassionati di storia della nostra nazione.
Flavio Mazzacurati. http://www.zimmerit.com/main/pagineweb/Recensioni/i_reparti_corazzati.htm
 
 
 
Luca Telese CUORI NERI. DAL ROGO DI PRIMAVALLE ALLA MORTE DI RAMELLI. 21 delitti dimenticati degli anni di piombo
Sperlink & Kupfer. 2006. 780 pp. 2006
Ampia recensione del libro con commenti e dibattito è a http//:www.cuorineri.it 
Lodovico Ellena LE PAGINE STRAPPATE DELLA RESISTENZA
Tabula Fati Editore www.tabulafati.it pagg. 95,E10,00. 2006
Giampaolo Pansa ha definito le finalità del suo libro “Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile” (Sperling): il “completismo”. C’è la voglia – dice - di riempire i buchi della storia. Con analoghe finalità si muove Lodovico Ellena che pubblica il volume “Le pagine strappate della Resistenza”, anche questa opera è una lezione di “completismo” sui crimini di certa Resistenza. Un libro scomodo e crudo, a partire dalla copertina che riporta la foto del colpo di grazia, dopo la fucilazione, al prefetto fascista di Vercelli, MicheleMorsero. Oggetto della ricerca sono i crimini di cui si sono macchiati i partigiani tra vercellese e biellese… dopo il 25 aprile ci fu anche il tempo delle vendette e delle efferatezze… Quello di Lodovico Ellena è un pamphlet che ha alla base accurate ricerche e prove documentali, che nasce rovistando tra archivi, documenti, testimonianze e libri dell’epoca “ritrovati”. Vengono così alla luce le “pagine strappate” della storia di un preciso ambito territoriale, che è giusto, doveroso, riportare a galla. Senza fare, ovviamente, di tutte le erbe un fascio. Non fu così tutta la Resistenza, non furono così tutti i partigiani ma è indubbio che migliaia emigliaia di italiani, fascisti e presunti tali, in tutta Italia furono uccisi dai partigiani, o presunti tali, nei giorni che seguirono il 25 aprile. I fatti, le brutalità, raccontati da Ellena (e da Pansa), non possono essere dimenticati, cancellati, “strappati” dai libri di testo (e dalla memoria). E bisogna riconoscere la passione investigativa dell’autore, la sua cristallina professionalità e la libertà d’animo nella ricerca della verità di un momento così unico, doloroso e buio della nostra storia. Il libro, in formato pocket, è completato da un intervento di Alberto Costanzo, da fotografie di luoghi, segni e personaggi e da una rassegna stampa che dimostra come l’argomento sia ancora di scottante attualità. Gaetano Menna
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Racconta l'Autore: In occasione di una conferenza a Crescentino, città vercellese in cui si parlò dei crimini partigiani qui esposti ma sottaciuti per decenni, alla fine della relazione una collaboratrice de “L’impegno - Rivista dell’Istituto per la storia della Resistenza”, disse: «Sì va bene, ma cosa si intende dimostrare raccontando queste cose?»      Le risposi, sottintendendo la premessa della serata e cioè che sarebbe stato irresponsabile e criminale non riconoscere certi fatti orridi legati a nazismo e fascismo, ma che era giunto il momento di raccontare anche dei fatti partigiani: dirla tutta insomma.      La risposta evidentemente non soddisfò la ricercatrice storica, tanto che a conferenza conclusa la donna si avvicinò al tavolo e disse che “comunque alla domanda da lei posta non era seguita risposta”.      È evidente che riportare alla luce certe pagine strappate di storia continua a non essere sport praticabile, così come è anche evidente che le minacce contenute in un manifesto rivolto a Giuseppe Arlotta — assessore e organizzatore dell’evento — possono spiegare meglio di tante parole quanto l’argomento crimini-partigiani-comunisti sia ancora, e molto, un tabù. Nonostante siano passati sessant’anni.      Poi, anche la reiterante questione della cosiddetta “decontestualizzazione”; l’osservazione mossa in merito ad una presunta astrazione di singoli fatti dal loro generale contesto storico, a nostro avviso crolla di fronte a certi orridi episodi di bestiale violenza su donne spesso giovanissime, sovente del tutto aliene dalle cose della politica e della guerra.      Queste pagine parlano infatti anche di loro, sia pur in misura molto contenuta e — sarà bene sottolinearlo — tratteranno soltanto alcuni degli innumerevoli di questi casi, ossia quelli di cui si ha notizia non tanto certa, quanto orribilmente sconcertante.      Non vi è qui intenzione di vendicare uno o difendere un altro, tanto meno giustificare qualcosa, qualcuno o infangare qualcos’altro: qui vi è invece un crudo resoconto di episodi troppo spesso taciuti, inesplorati, negati, distorti e sovente annullati. Perché, è purtroppo questo l’atteggiamento di alcuni che ancora al presente sentono di essere gli unici depositari di verità e giustizia (e questo realmente un po’ spaventa…), con i quali per usare un eufemismo, è piuttosto complesso ragionare: perché certe verità “non esistono”, certe verità “non significano nulla”, certe verità semplicemente non hanno diritto di essere verità.      Tutto ciò amareggia, sconforta, preoccupa: preoccupa perché l’immagine di un sedicente “pacifista” che aggredisce verbalmente chi si appresta a parlarne pubblicamente, non fa bene né alla storia né alla verità, né soprattutto proprio a quella pace che si dice di volere.  Lodovico Ellena 
Giancarlo Bolognesi LE STELLETTE, LA CROCE, IL GLADIO.  La guerra di un radiotelegrafista 
Lo Scarabeo (Bologna) Data di Pubblicazione: 2006 Collana: Storie di guerra 1943-45 ISBN: 888478087X
Descrizione Storia di guerra di un semplice radiotelegrafista, di una persona comune. Per questo forse una storia più importante di tante altre, perché può far capire lo stato d'animo dell'italiano medio che, educato nel ventennio al concetto di Onore, Stato e Patria, fu con l'8 settembre abbandonato e lasciato a se stesso. 
 
 
 

 
 
Per motivi di studio storico (realizzazione libro memorie del padre marinaio) l'Autore sta cercando militari (ufficiali o soldati) che hanno fatto parte della MILMART di Sebenico in Dalmazia, nell'8 settembre 1943. In particolare vorrei conoscere il nominativo del comandante della stessa che doveva essere un capitano, udinese, dai cappelli rossi, con i baffi. Per eventuali segnalazioni da passare all'Autore inviare allaposta elettronica del sito Italia-RSI.
  
 
 
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 ANTE 2006
ANCORA DA SMISTARE O INCERTI DI ANNO
                                

 
SEGUONO TITOLI USCITI ORMAI DIVERSI ANNI FA MA CHE SONO IMMISSIONI NUOVE PER IL NOSTRO CATALOGO DI RECENSIONI. DOPO ALCUNI MESI SARANNO PASSATI NELLE COMPETENTI PAGINE DI ANNO: (RECENSIONI LIBRI SULLA RSI)
 



Pierangelo Pavesi - Carlo Rivolta ERANO FATTI COSI 
MA.RO. Editrice 2005?
256 pagine - 81 fotografie b/n Euro 23,00
“Erano fatti così” è la cronaca della vita di un ragazzo che nell’autunno del 1943 si arruola nella Muti;prima come squadra d’azione, poi Legione. Vive da vicino l’assassinio del federale di Milano, Aldo Resega, il presidio dell’autostrada Milano - Torino, i tre atti tragici di piazzale Loreto:  8 agosto ’43, 10 agosto ‘43, 29 aprile ‘45. Dalla Muti passa nei servizi segreti della RSI: lo Z/A e il PDM, servizi segreti sui quali la storia ufficiale mantiene tuttora il massimo riserbo. Un ragazzo che inizia la sua guerra a poco più di sedici anni: impugna le armi e le tiene in mano fino al mattino del 26 aprile. 
 
 
 
JUNIO VALERIO BORGHESE E LA Xa FLOTTIGLIA MAS settembre 1943 - aprile 1945 
256 pp. - ill. b/n - brossura - ed. 2002 - Mursia. NUOVO. EUR 15,50   1x1_06058
  
 
  
Pesce - Massimello ADRIANO VISCONTI Asso di guerra 
Albertelli. 1997. Rilegatura editoriale tela, pagine n°: 160 , collana  ISBN: 978888590980 Prezzo: Euro 19,63 iva incl. No
Frutto di lunghe ricerche, questo volume, corredato da una sessantina di foto, quasi tutte inedite, è basato sulla consultazione dei documenti ufficiali, dispersi in vari archivi, e sulle molte testimonianze raccolte dagli autori tra chi conobbe direttamente Visconti, condividendone esperienze ed emozioni.
PESCE-MASSIMELLO Pesce, ufficiale pilota in s.p.e. dal 1939 al 1980, ha partecipato alla guerra di Liberazione 1943-1945. Massimello ha scritto numerosi articoli dedicati ai piloti della seconda guerra mondiale. 
 
 
 
Degli Uberti Riccardo M. EZRA POUND DA RAPALLO A CASTEL FONTANA
Centro Studi Atesini - Bolzano 1985 

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(Per chi non si accontenta della "vulgata resistenziale" presentiamo, i libri più recenti sulla Repubblica Sociale Italiana)
RECENSIONI LIBRI SULLA RSI
(Un lungo elenco di recensioni di libri pubblicati negli ultimi anni sulla RSI usciti dagli anni '80 ad oggi: 2002)
 

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