RECENSIONI DI LIBRI SULLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - 2008

 
    Tema di queste recensioni è la Repubblica Sociale Italiana. Le recensioni, inizialmente riprese soprattutto dal mensile NUOVO FRONTE di Trieste, sono poi state integrate anche con altre di diversa fonte, ivi compresa -talvolta- le presentazioni di copertina. Quando si è potuto abbiamo aggiunto le immagini delle copertine e queste sono state proposte, in attesa di recensione che non abbiamo, anche per libri che a nostro avviso potevano rientrare in questo soggetto.
    Si fa presente che il criterio di scelta è stato molto ampio. Talvolta trattasi anche di libri che trattano solo marginalmentre di RSI  (per esempio: foibe etc.) o di argomenti che, per vicende storiche, in qualche modo sono con la RSI connessi (per esempio: novità importanti anche sul ventennio fascista.
    Si è rinunciato a riportare per ogni libro le notizie da CATALOGO IN RETE OPAC , perchè troppo impegnativo e inattuale col tempo a causa di eventuali nuove acquisizioni da parte delle Biblioteche. Perciò si riporta speso il link al CATALOGO IN RETE OPAC dove facilmente ognuno potrà, se il titolo è presente, trarne le notizie in merito al reperimento sul territorio nazionale e, immettendo nela stringa dedicata al Soggetto le parole "Repubblica Sociale Italiana" si potranno reperire eventuali titoli non presenti nelle nostre recensioni.
ULTERIORI TITOLI SI POSSONO OTTENERE RICERCANDO IN OPAC CON LE PAROLE REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA OPPURE CON LE PAROLE 1943-1945 (O ALTRO) NEL CAMPO "TUTTI I CAMPI". SE SI VOGLIONO I TITOLI COMPLETI USARE LA VARIANTE SUTROS INVECE CHE ISBD. 
    Poichè molti titoli sono sprovvisti di recensione saremo grati al lettore che vorrà collaborare inviandoci eventuale recensione di terzi (completa di fonte) o anche propria recensione accompagnando l'invio con proprio nome o pseudonimo.


 
Gianantonio Valli  IL PREZZO DELLA DISFATTA. Massacri e saccheggi nell'Europa "liberata" 
Edizioni Effepi, 2008, 190 pagine con appendice fotografica, 22,00 euro Richiedere a: Effepi Edizioni, Via Balbi Piovera 7 - 16149 Genova  Telefono: 010 6423334 Cell. 338 9195220  Posta elettronica: effepiedizioni@hotmail.com - http://www.effepiedizioni.com/
Consiglio attenta lettura del volume "Il prezzo della disfatta" di Gianantonio Valli trentesimo della serie "Fatti e documenti" delle Edizioni Effepi. Con la solita precisione Valli ricostruisce un pezzo importante della storia europea accuratamente occultata dai vincitori. L'agiografia tessuta dai media omologati fatta di ragazzoni yankee sorridenti, eroici sovietici e folle esultanti è completamente distrutta da questo minuzioso studio che analizza i fatti accaduti senza i paraocchi d'ordinanza della cosiddetta "storiografia ufficiale". I quattro capitoli in cui si articola il volume descrivono la spietata vendetta degli squadroni della morte ebraici auto nominatisi "vendicatori" (ennesima figuraccia postuma di Indro Montanelli che, in una rubrica del Corriere della Sera del 6 giugno 2006 sostenne che i massacri effettuati e documentati di queste bande fossero "una bufala antisemita"). Il grande olocausto scientificamente programmato della popolazione tedesca e di quanti avevano combattuto con l'asse per opera dei "liberatori" americani, russi, francesi ed inglesi: centinaia d’episodi documentati e mai presi in considerazione dalla "giustizia dei vincitori" che da Norimberga in poi si sono arrogati un’indiscussa superiorità morale sui vinti. Le migliaia di stupri, assassini di massa, bombardamenti di civili, deportazioni, saccheggi sono dettagliatamente documentate dal libro di Valli che demolisce dalle fondamenta la visone manichea che ancora oggi tenta di nascondere agli europei la realtà di quella che fu la tragedia e l'occupazione del loro continente. Gli ultimi due capitoli sono dedicati ai "campi della morte" nella zona d’occupazione sovietica e ai saccheggi e ruberie compiuti a danno della Germania e del resto d'Europa dai vincitori. Il libro è anche un doveroso ricordo per i ragazzi, spesso giovanissimi, che intrapresero una lotta disperata  nel movimento di resistenza Werwolf (vedi http://www.thule-italia.net/ns/WERWOLF.pdf ) e che pagarono la loro militanza con anni di carcere, deportazioni, torture e spesso la morte. Esemplare di questo destino tragico l'ultima immagine nell'appendice fotografica del libro.
La corposa bibliografia del testo sarà inserita nel libro di Gianantonio Valli "I complici di Dio - Genesi del mondialismo" di prossima uscita per i tipi della Effepi.
Harm Wulf
Nota editoriale
"Dopo tanti panegirici, libri, documentari, dopo tanti film tesi a glorificare gli alleati, meglio gli anglo-franco-americani, un po' meno i russi ed il loro senso dell'onore e della giustizia, mai disgiunto da un profondo amore per l'umanità intera ad  eccezione dei "nazi", dei "fasci" e dei "musi gialli", ma quelli - si sa! - non sono esseri umani, ma solo espressione del "male assoluto", può sembrare blasfemo mettere in dubbio cotanto mito, una così bella immagine dipinta a tinte pastello e con una ricca cornice che, di certo, vale più del contenuto. Ma le democratiche angherie, i democratici furti, i democratici stupri, le democratiche deportazioni, la democratica spoliazione di popoli interi - tutti ampiamente dimostrati e di libero accesso, purché si voglia sapere - fanno impallidire il vae victis di Brenno, la sua spada, l'oro di Roma, ed il comportamento del barbaro appare quello di un lestofante di quartiere contrapposto ad una multinazionale del crimine. Non soddisfatti di aver smembrato la Germania, deportato alcuni milioni di tedeschi, rubato - questo è il termine - brevetti del valore di centinaia e centinaia di milioni di dollari di allora, razziato i migliori cervelli e i macchinari più moderni, lasciato la popolazione al freddo e alla fame, chiuso un occhio su vendette e regolamenti di conti - quando non li hanno deliberatamente provocati - gli alleati hanno ritenuto di dover perpetuare la propaganda del tempo di guerra ed anzi di ingigantirla. Dopo e grazie ai processi di Norimberga e di Tokyo sono riusciti ad imporre una visione democratica del mondo che, unita ad un linguaggio ipocrita, ha infettato il pianeta, e in modo particolare i tedeschi, riducendo un popolo fiero ed orgoglioso ad una poltiglia tanto politically correct quanto insulsa e maleodorante. Ancor oggi, a due generazioni abbondanti dalla fine della guerra, i vertici politici ci propinano quotidiane professioni di antifascismo senza temere, un po’ perché conoscono i loro polli e un po’ per incapacità congenita nel formulare un pensiero originale, una mitridatizzazione dei sudditi. Le teorie più bolse vengono riproposte quasi fossero l’ultimo guizzo intellettuale ed è così che dopo una quarantina d’anni rispuntano il “patriottismo costituzionale” ed altre facezie degne più di un bar dello sport che non di assemblee legislative. In questa fiera delle vanità dove tutto può servire e nulla si spreca - come per il maiale - un illustre personaggio è arrivato a proporre come festa nazionale l’8 settembre 1943. solo una cinquantina abbondante di milioni di decerebrati quali siamo poteva ascoltare un tale appello senza sentire l’impellente necessità di spernacchiare il proponente. E’ possibile, lo diciamo senza acrimonia, che l’altezza del colle e l’età non verde della persona abbiano concorso a determinare una carenza di ossigeno al cervello con i danni che ne conseguono. Per fortuna, per loro fortuna, masticazione e digestione non paiono risentirne, infatti questa lunga teoria di residuati della resistenza avrà, forse “salvato” l’Italia, ma di certo l’ha spolpata fino all’osso. Circa poi i “valori costituzionali condivisi” ci sembra che chi li caldeggia come una sorta di conditio sine qua non del moderno vivere civile, sia alquanto debole in aritmetica e soffra di parziale amnesia. I 556 deputati eletti il 2 giugno 1946 non contemplavano al loro interno diverse forze politiche come, ad esempio, i monarchici, non come singoli individui, è ovvio, ma come partito, né tanto meno quei quattro nostalgici che avevano creduto nel “male assoluto” e che pure, pochissimi anni prima, erano milioni. Alle votazioni mancavano – e non per loro volontà – tutti quegli italiani che non erano ancora rientrati dalla prigionia: un numero che da solo avrebbe superato più e più volte quello dei votanti del tanto strombazzato partito d’azione (1,5%) e le decine di migliaia di coloro che erano stati democraticamente epurati. Condividere è bello purché la proposta non sia settaria, da trangugiare così com’è, e sia soprattutto incentrata su un patrimonio comune. Se da una parte, per quanto numerosa della popolazione – e qui siamo ben lontani – avendo vinto, o meglio essendosi schierata con chi ha vinto e ci ha messo ai ceppi, si arroga il diritto di scrivere la sua Magna Charta può solo, avendo le forze di polizia al suo servizio, pretenderne il rispetto, ma non può sperare, oggi, in una condivisione che avrebbe richiesto ben altri presupposti. Dalla lettura delle dense pagine di quest’opera abbiamo ricavato, insieme alla conoscenza provata di una lunga sequela di episodi indegni di sedicenti democratici, un sentimento di desolata impotenza e di accorato dolore. Ci è inoltre balenata un’idea, forse balzana: dopo tante presunte oscenità imputate ai vinti e perpetrate dai vincitori la classe dirigente degli uni e degli altri, ha, sia pure per motivi diversi, ma non opposti, la necessità di perpetuare una certa propaganda – ne va della sopravvivenza e del potere! Ci permettiamo solo di ricordare, è una vecchia reminescenza liceale, che non est procedere in infinitum, e che qualora mutassero le condizioni generali potrebbero tornare a prevalere il buon senso e la memoria con tristi conseguenze per tutti coloro che hanno fatto strame della verità e hanno usato le loro e le altrui nazioni come greppia. FMP

 
Carlo Rivolta ARDITI DEL 44
Brossura 17 x 24 cm. pag. 218 con moltissime illustrazioni e foto b/n  Stampato nel 2008 da Grafica Ma.Ro
Lo scopo di questo libro è di rendere di pubblico dominio documenti, lettere e comunicazioni riguardanti la Legione Autonoma Ettore Muti, fondata da Franco Colombo nel settembre 1944 e conclusasi nell'aprile 1945. Questo volume è il risultato di una ricerca tenace e accurata e mostra una serie di documenti inediti, che rivelano aspetti sconosciuti della Legione, senza cadere in analisi soggettive.




















a cura della rivista Orientamenti LIBRO BIANCO SUI BOMBARDAMENTI ANGLO-AMERICANI IN ITALIA
Il libro bianco può essere richiesto a From: "Movimento Nazional Popolare" <movnazpop@libero.it> o facendo un versamento di 9,28 euro sul cc. postale n. 56411630  intestato al Movimento Nazional Popolare. 2008.


















Alfredo Pace BENITO MUSSOLINI CLARETTA PETACCI Chi li ha uccisi, come, dove, quando. Diverse ipotesi, qualche certezza
Brossura, pag. 150  Stampato nel 2008 da Greco & Greco
Alfredo Pace  Sono molti i giornalisti e autori che hanno scritto sulla morte di Benito Mussolini e Claretta Petacci; a più di sessant'anni di distanza, dopo aver detto, scritto, testimoniato tutto e il contrario di tutto è difficile raccapezzarsi. Qui si è voluto elencare tutte le ipotesi, confrontarle e prenderle in esame una per una, arrivando, come in un mosaico, ad alcune probabili certezze.

















Pettinato Concetto SE CI SEI BATTI UN COLPO 100 articoli de "La Stampa" per la storia della RSI
Editore: Lo Scarabeo (Bologna)  Argomento: repubblica sociale italiana  Genere: storia d'europa  data publ.: 2008
Vengono qui presentati, per la prima volta, gli articoli che Concetto Pettinato uno dei più brillanti e significativi giornalisti italiani del Novecento scrisse per "La Stampa" dal dicembre 1943 al marzo 1945, come direttore del quotidiano. Giornal.. Vengono qui presentati, per la prima volta, gli articoli che Concetto Pettinato uno dei più brillanti e significativi giornalisti italiani del Novecento scrisse per "La Stampa" dal dicembre 1943 al marzo 1945, come direttore del quotidiano. Giornalista di penna facile e versatile, ebbe un particolare interesse per le questioni di carattere europeo e internazionale. Dotato di forte senso critico e di notevole indipendenza di giudizio, durante la Rsi, sostenne la necessità di un ruolo effettivo dello Stato repubblicano contro lo strapotere del Partito: dopo il famosissimo articolo, Se ci sei, batti un colpo..., nel giugno 1944, Pettinato dovette interrompere la collaborazione al giornale: gli articoli che scrisse ma che il MinCulPop non permise fossero pubblicati, sono qui editi per la prima volta. Successivamente, interpretò con intelligenza una linea di collaborazione e di riappacificazione fra gli italiani "al di sopra delle baionette straniere", che gli costò la direzione del giornale. Il volume costituisce un documento utile per meglio chiarire le dinamiche interne al fascismo repubblicano e per approfondire il ruolo degli intellettuali nel periodo della guerra civile











a cura di Carlo Cucut e Roberto Bobbio ATTILIO VIZIANO. Ricordi di un corrispondente di guerra
Brossura 17 x 24 cm. pag. 262 con oltre 300 foto b/n  Stampato nel 2008 da Marvia
Questo libro è nato come risposta alla domanda "Come mai eri repubblichino?" E' la storia di tutti quegli italiani reietti perchè al servizio della R.S.I., soldati che ancora adesso si rifiuta di considerare combattenti, perchè forse nella guerra civile '43-'45 non ci sono stati veri vinti e veri vincitori. E' stata l'Italia tutta ad avere perso. Questo volume è il risultato testimonianze e documentazioni raccolte da un soldato che doveva guardare la guerra attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica, munito di un taccuino sul quale raccogliere le impressioni da trasmettere alle redazioni. Dalle testimonianze, articoli, bozze e, soprattutto, immagini esce un grande affresco della storia italiana.
















Luigi Del Bono IL MARE NEL BOSCO
Nuova edizione ampliata. Brossura, F.to 14x21, 138 pagine, 6 tavole a colori, 43 foto b/n. Euro 15,00. 2008
Le memorie di Luigi Del Bono, con il titolo Il mare nel bosco, furono pubblicate nel 1960 a Roma da Giovanni Volpe Editore. Esse sono interessanti, oltre che per le vicende storiche riportate, per l’elevato valore letterario, che le distingue dalla massa delle memorie di guerra, come riconobbe anche lo storico e giornalista Franco Bandini. Luigi Del Bono, infatti, oltre che medico in pace e in guerra, giornalista e sportivo, fu anche romanziere di un certo successo, vincendo diversi premi nazionali per la narrativa, tra i quali il “Renzo Pezzani” di Parma con il racconto L’ultimo ostacolo. Scrivendo le sue memorie in forma di romanzo, Del Bono fu costretto, per mantenere il fluire della narrazione, a condensare alcuni avvenimenti bellici dei quali fu protagonista e testimone, e a preferire la notazione delle sue emozioni e pensieri all’impersonale descrizione dei fatti d’arme. Inoltre, per ragioni di riservatezza, molti dei suoi commilitoni e superiori furono identificati solo con le iniziali del nome o del cognome, e, nei capitoli concernenti il ripiegamento verso il nord del personale della Base Ovest nell’aprile 1945, le località attraversate dalle forze tedesche e italiane sono state indicate da nomi di fantasia. In questa edizione, abbiamo pensato di fare cosa gradita al lettore che voglia avvicinarsi a queste memorie vagliandole dal punto di vista storico, cercando di porle maggiormente nel contesto degli avvenimenti bellici narrati. Per fare questo senza stravolgere gli intendimenti e la ricercatezza nello scrivere dell’autore, abbiamo limitato i nostri interventi allo svelare il nome dei personaggi citati solo con le loro iniziali da Del Bono, e nel presentare al lettore i dettagli delle missioni e degli avvenimenti storici narrati dall’autore grazie a delle note. Al testo originale delle memorie, così integrato e annotato, abbiamo fatto seguire un’appendice iconografica, nella quale sono incluse le fotografie delle uniformi donate dall’autore al Museo dell’Arsenale di Venezia.







Rastelli Achille CARLO FECIA DI COSSATO L'UOMO, IL MITO E IL MARINAIO a cura di Maurizio Pagliano
158 pp. - ill. b/n in 16 pp. fuori testo - brossura - rist. 2008 Mursia - Testimonianze fra cronaca e storia (1939-1945: Seconda Guerra Mondiale)

















Roberto Nicolick 39 BIGLIETTI DI SOLA ANDATA. 13 MAGGIO 1945. Cronaca dell'eccidio di Cadibona
L-EDITRICE. Novembre 2008 Ordinabile via e-mail a robertonicolick50@alice.it, sarà inviato a mezzo contrassegno al prezzo di 12 euro piu' le spese postali.
Una strage , l'ennesima, fatta dai partigiani comunisti, in provincia di Savona. Ecco la recensione apparsa su IL GIORNALE.
Si, 39 sono i prigionieri giustiziati in modo arbitrario e sommario dai partigiani comunisti nel maggio del 45, a guerra finita, solo per vendetta . Sola andata, indica che fu un viaggio su un autobus , a senso unico senza speranza, verso la morte
Si e’ ispirato ad un fatto realmente accaduto ?
Certamente, la strage accadde per davvero, i cadaveri vennero tutti ritrovati e seppelliti dopo presso il cimitero di Altare, detto delle Croci Bianche, dove riposano tuttora, accanto a tombe di Partigiani, finalmente in pace, senza odio e rancori.
Chi sono i protagonisti della vicenda ?
Le vittime, tutti uomini dai 17 ai 60 anni compiuti, i loro fucilatori, esponenti della cosiddetta polizia partigiana comunista, le donne del convoglio repubblichino, che vennero stuprate nell’Alessandrino e un certo numero di persone che assistettero alle violenze e alla strage.
Nel libro vi sono anche delle foto 
Infatti, foto recenti e d’epoca per meglio inquadrare e descrivere i luoghi dove si snoda la vicenda. Foto molto belle e suggestive, alcune assolutamente inedite.
In sintesi, ci racconti la vicenda, oggetto del suo scritto 
Al crollo della Repubblica Sociale Italiana, aprile 1945, si formarono delle colonne in fuga dalle principali citta’ del Nord. 
Una di queste partita da Savona, riesce ad arrivare tra mille difficolta’ a Valenza Po, dove le formazioni partigiane locali la intercettano e ne arrestano i componenti. Le donne subirono violenza sessuale, tutti furono derubati dei valori personali. 
Quindi vennero imprigionati presso il carcere di Alessandria. Dove arrivarono i partigiani savonesi a prelevarli, con un autobus, da Alessandria , attraversando l’Acquese, raggiunsero Cairo, lasciando una scia di sangue di esecuzioni sommarie, A Cadibona , dopo un pestaggio violentissimo, si concluse la vicenda con la fucilazione in massa di 37 persone. Le donne furono risparmiate.
Per scrivere questo paperback dove ha raccolto i dati e le notizie ?
Dai giornali dell’epoca, dall’Archivio di Stato ma principalmente da testimonianze di persone che assistettero personalmente al fatto, e da persone che scamparono alla morte. A tutt’oggi queste soffrono di incubi per questa vicenda terribile.
Altri hanno ancora adesso paura, e non hanno voluto comparire, infatti non sono stati nominati, come pure gli assassini, che ho citato solo con le iniziali, per il cosiddetto diritto d’oblio
Gli assassini ?
Tutti  personaggi noti e riconosciuti, protestarono la loro innocenza in tribunale, nel corso del processo che ebbe luogo successivamente. Alcuni furono condannati ma….amnistiati e tre di loro faranno anche carriera politica. 
Comunque vissero tutti felici e contenti, la solita  vergogna.
Perche’, Nicolick, ha scritto questo libro…scomodo ?
Sin da piccolo ero incuriosito dalla strage, se ne parlava a mezza bocca, senza dare fastidio agli assassini che viaggiavano onorati e rispettati. 
Era in corso un meccanismo di rimozione di un fatto vergognoso. Tuttora attivo , e penso che i morti, di qualsiasi fazione, esercito, cultura o bandiera debbano essere ricordati e rispettati senza alcun tipo di strumentalizzazione politica. Questo in ultima analisi e’ il principale motivo, per riflettere sull’odio politico e sulla intolleranza di certi integralisti.
Inoltre parlare di una strage compiuta da Partigiani comunisti e’ come infrangere un tabù… 
Forse questo libro e’ scomodo per due tipi di persone : per me che sto cominciando a ricevere delle minacce e per chi mi invia le minacce, perche’ e’ obbligato a guardarsi dentro…
Le’ e’ uno storico ?
No, sono una persona curiosa che vuole guardare dentro e dietro alle cose, che vuole capire, senza grandi strumenti culturali, senza atteggiamenti da secchione, e soprattutto voglio raccontare agli altri, non in modo ermetico o criptico, come accaddero certe cose, terribili e cruente, come quella in oggetto…

 
Laura Poggi PAROLE NELLA GUERRA
Ginevra Bentivoglio EditoriA € 10,00€, 2008
Nel Novecento avviene una vera e propria “rivoluzione documentaria” nell’ambito della ricerca storica. Se precedentemente i documenti ufficiali erano la fonte privilegiata per gli storici, ora acquistano rilievo documenti privati e personali prima trascurati: autobiografie, lettere, corrispondenze, cartoline e foglietti scritti velocemente fanno il loro ingresso nel panorama delle fonti documentarie. Donne e uomini, figli e padri, persone comuni solitamente “escluse” dalla storia, ne diventano soggetti attivi. Il presente lavoro ha come scopo quello di ridare voce a questi scritti, focalizzando l’attenzione in particolare sul periodo della Resistenza (1943-1945). Si sono voluti analizzare gli scritti più privati e intimi sia dei partigiani che dei fascisti di Salò, per metterne in luce idee, valori, insicurezze e fragilità di fronte alla morte. Il partigiano non scrive mai dalla montagna, scrive in punto di morte, nell’imminenza di una fucilazione. Il fascista di Salò scrive a volte ai suoi cari lettere intrise di valori e indottrinamenti, ma anche lui deve fare i conti con le catture, le prigionie e la morte imminente. La scrittura diventa per molti un modo per preparasi alla morte, per esorcizzarla. Inizia così questo viaggio, questo percorso che parte da coloro che hanno vissuto e combattuto la guerra, gettati in un qualcosa più grande di loro e dalla quale non sono riusciti a fuggire. 
Laura Poggi è nata ad Arezzo nel 1985, dove si è laureata in Filosofia, Storia e Comunicazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Attualmente è specializzanda in Studi storici presso l’Università di Siena. 





Cirillo Covallero (memoria di) UN ITALIANO NELLA SS-POLIZEI (1 E 2 parte)
in RITTERKREUZ La nuova pubblicazione dedicata alla storia militare della Waffen SS. Uomini, reparti, battaglie, mezzi, decorazioni, uniformi.
La pubblicazione, naturale continuazione della cessata "Volontari", viene distribuita gratuitamente ai soci dell'Associazione Ritterkreuz. Associazione diretta da Massimiliano Afiero, senza fini di lucro e con il solo obiettivo di incentivare la ricerca storica sulla Seconda Guerra Mondiale ed in particolar modo sulle forze Armate dell'Asse e dei paesi alleati ad esso. Per aderire all'Associazione e ricevere la rivista Ritterkreuz (in formato PDF via email) basta semplicemente fare una donazione libera per l'anno solare in corso. Per coloro invece che desiderano ricevere una copia stampata della rivista (52 pagine, 4 pagine a colori), cadenza bimestrale, dovrebbero gentilmente inviare una donazione minima di 40,00 euro a parziale copertura delle spese di stampa della stessa e della spedizione effettuata esclusivamente con posta prioritaria. Le donazioni vanno effettuate sul Conto corrente postale numero: 000093983450 Intestato a: Afiero Massimiliano – Via San Giorgio, 15 - 80021 Afragola (NA). Nella causale basterà indicare "Quota associazione culturale Ritterkreuz anno 2009". Per attestare subito la donazione e l'iscrizione invitiamo i soci ad inviare una email con tutti i loro dati anagrafici (Nome, Cognome, Data e luogo di nascita, Indirizzo postale, telefono, indirizzo email) all'indirizzo: maxafiero@libero.it  A tutti i soci verrà rilasciata ricevuta della donazione ed una speciale tessera. 
RITTERKREUZ the new italian bimontly magazine dedicated to the military history of Waffen SS. Subscription for one year - 6 numbers - cost 40,00 euro including shipping with priority mail. Send money to: Massimiliano Afiero Via San Giorgio 15, I - 80021 Afragola (NA) - Italy
Articoli presenti nel primo numero in uscita entro gennaio 2009: Storia della Waffen SS (26a parte) di Massimiliano Afiero; Un italiano nella SS-Polizei (2a parte) memorie di Cirillo Covallero; Ottomar Anton: il fascino del manifesto di Harm Wulf; Christian Tychsen di Mark C. Yerger; Le SS-PanzerBrigade 49 e 51 di Carlos Caballero Jurado; Gustav Schreiber di Marco Rossi; L'RSD di Jean Pierre Sourd; Le armi controcarro delle Waffen SS (2a parte) di Stefano Canavassi; ...e tanti altri articoli e tantissime nuove rubriche curate dai maggiori esperti di storia della Waffen SS. http://www.maxafiero.it/ritterkreuz.htm

 

Stefano Fabei LA "LEGIONE STRANIERA" DI MUSSOLINI
2008, 376 p.  Editore Mursia (Gruppo Editoriale) Pagine 376 Euro 22,00 
"Durante la Seconda guerra mondiale anche l'Italia ebbe una sua "legione straniera", ma il suo impiego fu una delle tante occasioni mancate sia sul piano militare che su quello politico." Tra le pagine poco note della partecipazione italiana al Secondo conflitto mondiale c'è quella relativa ai volontari stranieri che, inquadrati in vario modo nelle Forze Armate, combatterono per la causa del fascismo e dell'Asse, ma non solo. Uomini provenienti da aree diverse e spinti da diverse motivazioni.  Per gli arabi e gli indiani si trattò di passare dalla condizione di prigionieri a quella di membri del primo nucleo dell'esercito di liberazione dei propri Paesi. Nel caso dei serbi ortodossi, schierarsi al fianco del Regio Esercito fu, dopo lo smembramento della Jugoslavia, una scelta imposta dalla necessità di difendersi dalla politica persecutoria dei croati cattolici. Se per i cosacchi, i croati e gli sloveni determinante fu la scelta ideologica della lotta al comunismo, per i dalmati e i maltesi combattere sotto il tricolore significava scrivere con il sangue un'altra pagina del Risorgimento italiano. Per la prima volta le storie, fatte di sogni e delusioni, di eroismi e atrocità, della "legione straniera" di Mussolini vengono ricostruite e raccontate in modo avvincente e con grande precisione sulla base di una vasta documentazione.  L'autore  Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere Moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su "Studi Piacentini" e "Treccani Scuola". Collabora a "I sentieri della ricerca", "Eurasia" e "Nuova Storia Contemporanea". Tra le sue opere recenti: I cetnici nella Seconda guerra mondiale (2006) e Carmelo Borg Pisani. Eroe o traditore? (2007). Con Mursia ha pubblicato Il fascio, la svastica e la mezzaluna (2002) tradotto in Francia nel 2005, Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme (2003) e Mussolini e la resistenza palestinese (2005). 






Duelli Raffaella RICORDI DI UN’AUSILIARIA  Con il Barbarigo da Roma al Fronte Sud 1944-1945 171 pp. - 60 foto e documenti b/n di proprietà dell’autrice, 6 tavole a colori - testo illustrato dai disegni di Riccardo Benelli - brossura - ed. 2008 Ed. Associazione Italia
Le memorie di Raffaella Duelli, Volontaria nel Battaglione Barbarigo della Decima Flottiglia Mas iniziano con la partenza del Barbarigo da Roma, narrando la lunga marcia del reparto verso il nord, sotto il mitragliamento degli aerei Alleati. Quindi, è descritta vividamente l'ultima battaglia del Barbarigo sul Fronte Sud, dal Senio a Comacchio: gli appunti di Raffaella, giovane Ausiliaria presso il Comando di Battaglione, tratteggiano con grande nitidezza i propri camerati, Ufficiali e Maro', la popolazione delle località colpite dai combattimenti, i terribili e continui attacchi aerei e d'artiglieria nemici, e gli ultimi giorni di guerra, con il drammatico combattimento di ripiegamento del Barbarigo verso il Po e la resa con l'onore delle armi a Padova. Dopo la prigionia, Raffaella Duelli si prodigo' nella ricerca delle salme dei soldati italiani caduti sul fronte di Nettuno, contribuendo a fondare il Campo della Memoria di Nettuno, oggi Cimitero di Guerra. 






I CADUTI DELLA R.S.I. ASTI E PROVINCIA a cura di Emilio Scarone e Ernesto Zucconi
Novantico edizioni Anno 2008


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