RECENSIONI DI LIBRI SULLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA - 2007

 
    Tema di queste recensioni è la Repubblica Sociale Italiana. Le recensioni, inizialmente riprese soprattutto dal mensile NUOVO FRONTE di Trieste, sono poi state integrate anche con altre di diversa fonte, ivi compresa -talvolta- le presentazioni di copertina. Quando si è potuto abbiamo aggiunto le immagini delle copertine e queste sono state proposte, in attesa di recensione che non abbiamo, anche per libri che a nostro avviso potevano rientrare in questo soggetto.
    Si fa presente che il criterio di scelta è stato molto ampio. Talvolta trattasi anche di libri che trattano solo marginalmentre di RSI  (per esempio: foibe etc.) o di argomenti che, per vicende storiche, in qualche modo sono con la RSI connessi (per esempio: novità importanti anche sul ventennio fascista.
    Si è rinunciato a riportare per ogni libro le notizie da CATALOGO IN RETE OPAC , perchè troppo impegnativo e inattuale col tempo a causa di eventuali nuove acquisizioni da parte delle Biblioteche. Perciò si riporta speso il link al CATALOGO IN RETE OPAC dove facilmente ognuno potrà, se il titolo è presente, trarne le notizie in merito al reperimento sul territorio nazionale e, immettendo nela stringa dedicata al Soggetto le parole "Repubblica Sociale Italiana" si potranno reperire eventuali titoli non presenti nelle nostre recensioni.
ULTERIORI TITOLI SI POSSONO OTTENERE RICERCANDO IN OPAC CON LE PAROLE REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA OPPURE CON LE PAROLE 1943-1945 (O ALTRO) NEL CAMPO "TUTTI I CAMPI". SE SI VOGLIONO I TITOLI COMPLETI USARE LA VARIANTE SUTROS INVECE CHE ISBD. 
    Poichè molti titoli sono sprovvisti di recensione saremo grati al lettore che vorrà collaborare inviandoci eventuale recensione di terzi (completa di fonte) o anche propria recensione accompagnando l'invio con proprio nome o pseudonimo.


 
 

2007



  Pierluigi Tajana Il BOCIA VA ALLA GUERRA
14x21, pag. 222, 65 foto b/n, 2 tavole a colori. Euro 22,00. 2007
Queste sono le memorie di Pierluigi Tajana, artigliere da montagna in Grecia-Albania e poi comandante della 4a Compagnia Mortai del Battaglione Barbarigo della Decima Flottiglia MAS. Le vicende di Tajana, da lui narrate con grande brio, ci trasportano dalla Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Artiglieria Alpina di Bra, dove l’anticonformista Tajana muove i primi passi tra le anacronistiche regole del Regio Esercito, alla Grecia-Albania, descrivendo causticamente la madornale incompetenza di molti Ufficiali italiani, ed è testimone della tragica epopea dei nostri fanti e artiglieri. Rientrato in Italia, in seguito allo sfascio del Regio Esercito all’8 settembre 1943 si arruolerà nel Battaglione Barbarigo della Decima MAS, comandandone la Compagnia Mortai nel Goriziano nel 1944/1945, e nei disperati combattimenti contro gli Alleati sul fronte Sud nell’aprile 1945. Dopo la difficile ritirata oltre il Po, e la resa con l’onore delle armi del Barbarigo a Padova, sarà inviato al POW Camp 211 in Algeria, dove, tra le altre vicende che lo vedranno protagonista, riceverà notizia del cosiddetto “massacro di Sétif”, una serie di brutali rappresaglie eseguite dall’esercito francese contro la popolazione civile algerina nel maggio 1945, e avrà modo di conoscere il Maresciallo Graziani, dandone un vivido ritratto. In appendice, alcune testimonianze sulla battaglia del monte San Gabriele e la morte del tenente Piccoli, MAVM e vice comandante della Compagnia Mortai del Barbarigo, numerose fotografie inedite di proprietà dell’autore e due tavole a colori sulle uniformi e le armi della Compagnia Mortai. Brossura, F.to 14x21, pag. 222, 65 foto b/n, 2 tavole a colori. Euro 22,00
Carlo Giacomelli UNA VITA COME TANTE ALTRE
F.to 14x21, 162 pagine, 47 foto b/n, 4 tavole a colori. 20,00 Euro 2007
Carlo Giacomelli, nato nel 1911, iniziò il suo lungo servizio sotto le armi quale Allievo Ufficiale nell’Artiglieria da montagna, quindi nella 17° Batteria “Tira e Tasi” della Julia, per poi essere inviato in Somalia e in Etiopia, in appoggio alle Camicie Nere impegnate contro i ribelli. Dopo un breve intervallo di pace, Giacomelli combatterà in Francia e nella Campagna di Grecia-Albania, dove sarà testimone del coraggio di molti dei nostri soldati, nonostante le gravi carenze organizzative e di Leadership degli Alti Comandi del Regio Esercito, partecipando poi alla repressione della guerriglia in Albania. Dopo l’8 settembre 1943 sarà spinto nuovamente nella lotta, al fianco dei suoi colleghi nel Gruppo Bergamo della Divisione Alpina Monterosa dell’Esercito Nazionale Repubblicano. Il Bergamo sarà schierato contro gli Alleati in Garfagnana, e parteciperà alla riuscita offensiva di Natale, l’operazione Wintergewitter, contro la 92nd Infantry Division “Buffalo”. Giacomelli seguirà quindi le sorti della Monterosa durante il ripiegamento nell’aprile 1945 in seguito all’offensiva Alleata.
In appendice numerose fotografie inedite della Monterosa in Garfagnana, alcune foto odierne delle zone interessate dai combattimenti, una scheda storica, con fotografie, della “Buffalo”, testimonianze e resoconti sull’operazione Wintergewitter, e tavole a colori sulle uniformi della Monterosa.
Davide Del Giudice BERSAGLIERI SULLA LINEA GOTICA
Brossura, pag. 380 + 12 di foto b/n + 12 di foto a colori Stampato nel 2007 da Edizioni Ritter
Per la prima volta viene ricostruita in modo dettagliato la storia della Divisione "Italia" della Repubblica Sociale Italiana, Unità che avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello dello Stato Fascista Repubblicano, ma che invece ebbe un destino costellato di drammi, tragedie, viltà ed eroismo, caleidoscopio simbolico di quello che fù il periodo 1943-45. Sui monti della Garfagnana, sulle Alpi Apuane e nella Val di Taro si consumò il destino di questi soldati, Bersaglieri sulla Linea Gotica.
 
   
Caputo Vincenzo CARLO BAGNARESI L'eroe della San Marco
98 pp. - ill. b/n - brossura - ed. 2007 Grafica MA.RO Editrice Quest'opera dedicata alla memOria di Carlo Bagnaresi, Medaglia d'Oro alla memoria, eroe della San Marco, è frutto di una accurata ricerca sui documenti di famiglia, negli Archivi storici di Cà Foscari, e quelli di Stato di Ravenna, Forlì e Verona. Il volume è accompagnato da moltissime fotografie e da una appendice di documenti. 
Lembo Daniele LA GUERRA NEL DOPOGUERRA IN ITALIA Le operazioni di stay behind della Decima Mas nell'Italia occupata, in guerra e nel dopoguerra ... le verità, le mezze verità e le grandi bufale
160 pp. - brossura - ed. 2007 Grafica MA.RO Editrice Un libro che fa piena luce sulle operazioni speciali della Decima Mas nell'Italia occupata dagli angloamericani. L'autore racconta la verità sui presunti rapporti tra gli uomini della Decima e la banda del bandito salvatore Giuliano, sia durante la guerra che dopo di essa. Tra l'altro si smentiscono una serie di inesattezze e false verità come quella che vorrebbe la corazzata "Novorossijsk", affondata nel dopoguerra dagli uomini della Decima. Per concludere, viene affrontato lo scottante tema del "Golpe Borghese" sul quale Lembo, più che certezze, rivela una serie di dubbi. Costo 25 euro. MARO EDITRICE - Strada Vicinale della Pieve n.11 Copiano PV. Tel  0382 2968151/2. Per chi volesse contattare l’autore: EMAIL: danielelembo@email.it oppure al nr. 328/9156050 
INDICE DEL LIBRO 
PREMESSA - Due storie dell’infanzia : zio Settimio e zio Antonio
PARTE PRIMA - I nuotatori paracadutisti dall’entrata in guerra all’aprile 1945
CAPITOLO 1 - I battaglioni “N” e “P” della Regia Marina e i nuotatori paracadutisti della Decima Flottiglia Mas 
CAPITOLO 2 - Le azioni oltre le linee degli N.P. della Decima 
CAPITOLO 3 - Il Battaglione Vega 
CAPITOLO 4 - La resistenza nei territori invasi e le missioni informative al sud in appoggio ai patrioti 
PARTE SECONDA - Le operazioni di stay behind della Decima in vista della definitiva caduta del fronte e il dopoguerra
CAPITOLO 5 - Il fascismo voleva sopravvivere alla sconfitta militare
CAPITOLO 6 - Le operazioni di stay behind del Vega in vista della sconfitta
CAPITOLO 7 - I documenti del N.A.RA. e una distorta interpretazione dei fatti. 
CAPITOLO 8  -L’ultima operazione del Vega nelle province dell’Italia del Nord aveva scopi esclusivamente militari
CAPITOLO 9  - Quando gli americani tentarono di arruolare quelli della Decima e i fascisti 
CAPITOLO 10  -La Decima e Giuliano - Gli equivoci sui rapporti la Decima e la banda Giuliano, in guerra e nel dopoguerra 
CAPITOLO 11 Il mistero dell’affondamento della Novorossijsk
CAPITOLO 12  Il golpe borghese… fu un reale tentativo insurrezionale o una gigantesca bufala?
Dopo “LA RESISTENZA FASCISTA”, libro che tratta di un pezzo di storia completamente occultato, ovvero quello della resistenza opposta agli angloamericani invasori nel Sud Italia occupato, Daniele Lembo ha prodotto un nuovo e interessante lavoro.
Per i tipi della M.A.RO. Editrice è stato edito un volume da titolo “LA GUERRA NEL DOPOGUERRA IN ITALIA”
Il saggio, che ha come oggetto le operazioni di Stay Behind organizzate dalla Decima Flottiglia Mas, nel corso della guerra nell’Italia occupata, intende affrontare anche il tema di quelle operazioni di Stay Behind approntate dalla Decima in vista dell’intera occupazione della Penisola. Ne da atto il sottotitolo di questo lavoro che è “Le operazioni di stay behind Decima Mas nell’Italia occupata, in guerra e nel dopoguerra…le verità, le mezze verità e le grandi bufale”
La Decima Flottiglia Mas Repubblicana di Junio Valerio Borghese ebbe alle dipendenze un Battaglione di sabotatori incursori, denominato Battaglione Nuotatori Paracadutisti.
Il Battaglione N.P., che fu il primo reparto di Fanteria di Marina a nascere in seno alla Decima Repubblicana, generò, in seguito, il Battaglione Vega. Ufficialmente, il Vega era il “Deposito” del Btg. N.P., ovvero il reparto dal quale il Battaglione principale avrebbe dovuto trarre il personale (i complementi) da inviare al fronte. Quest’ultimo fu solo un compito di copertura e, in realtà, il Vega fu un reparto specializzato in azioni di guerra non ortodossa, sabotaggi, spionaggio ed “Operazioni Sorpasso” nei territori italiani invasi. In breve, il Vega lasciava uomini perfettamente addestrati ed equipaggiati nei territori dei quali si prevedeva l’occupazione. Una volta che quest i territori fossero caduti nelle mani degli Angloamericani, gli uomini/Vega avrebbero eseguito azioni di attacco alle spalle del nemico con rapide puntate del tipo “mordi e fuggi” ed attività informativa. 
(Negli anni a venire, con la scoperta di Gladio, le “Operazione Sorpasso” sarebbero divenute meglio famose con il nome inglese di “Stay Behind”).
In vista della caduta finale del fronte, il Vega articolò un ampio piano di Stay Behind in tutte le province del nord (Milano, Genova, Bologna, Modena, Torino, Venezia e Treviso), destinando in tutte queste città uomini armati ed equipaggiati, che si occultarono nel tessuto sociale aprendo bar, negozi di radiotecnici, ditte di trasporto ecc., nell’attesa che arrivassero gli Alleati per poi poterli attaccare alle spalle. Era questa l’ultima operazione militare della Decima. 
Negli anni seguenti, sull’operato del Battaglione sono nate alcune errate interpretazioni. C’è stato chi ha voluto vedere nel Vega l’inizio di Gladio e chi addirittura ha descritto la banda Giuliano come un’emanazione della Decima Mas, asserendo che il 1 giugno 1947, a Portella Della Ginestra, a sparare c’erano anche quelli della Decima. 
Addirittura, si è ventilata l’ipotesi, (a parere dell’autore completamente infondata ), che lo stesso bandito Giuliano fosse un uomo del Vega. 
Indubbiamente la Decima, tramite i suoi agenti speciali nei territori invasi, poteva avere interesse a contattare Giuliano e la sua banda. Le Forze Armate Repubblicane si sarebbero potute giovare dell’alleanza con Giuliano per creare una quinta colonna alle spalle degli angloamericani.
La ricerca di tale alleanza, qualora ci fosse stata, nel corso della guerra, poteva anche ritenersi lecita, nella misura in cui in guerra tutto è lecito e vale il principio secondo il quale “i nemici dei miei nemici sono miei amici” 
Di contro Giuliano, in cerca di una legittimazione politico ideologica, poteva avere interesse a contattare la Decima. Salvatore Giuliano che era un latitante, ha sempre tentato di affermare la leggenda che egli non fosse un delinquente comune ma un uomo spinto dalle ingiustizie patite a fare quello che aveva fatto. In una situazione come quella della Sicilia dell’epoca, il confine tra la figura del delinquente e quella del patriota poteva essere labile e il bandito ha sempre provato ad acquisire nell’immaginario collettivo una fisionomia idealistica che giustificasse le sue gesta. Il contatto con le Forze Armate fasciste avrebbe potuto fornirgli questo alibi morale, trasformandolo da delinquente in combattente per la libertà della Patria invasa. 
Le due realtà, quella militare della Decima Mas e quella banditistica di Giuliano potevano avere, quindi, interesse ad avere dei contatti conflitto durante, ma di qui ad affermare che quell’alleanza effettivamente ci fu, ce ne corre.
C’è un dato fatto che è tale da sciogliere ogni dubbio in merito e che viene di seguito riportato: 
che Giuliano abbia tentato di contattare le Forze Armate Repubblicane non è frutto di una semplice deduzione ma è un solido fatto. A prova di quanto affermato, basta riprendere quanto scritto dallo stesso Daniele Lembo nel suo precedente lavoro, dal titolo La resistenza Fascista, circa l’invio a Napoli, da parte di Giuliano di suoi emissari per contattare la Rete Pignatelli ed offrire collaborazione e sostegno economico.
Tratto da LA RESISTENZA FASCISTA, opera  dello stesso autore: 
“Con la cattura del principe verrà meno ai suoi uomini la disponibilità delle sue finanze personali che, fino a 
quel momento, il Pignatelli ha messo a disposizione della causa, sebbene anche queste incomincino a venirgli meno. “La mancanza di fondi- scriverà il Pignatelli - ci fu presto contraria. Il sacrificio personale di mia moglie e mio non poteva sopperire che in minima parte al sempre crescente fabbisogno, specie per il blocco della nostra industria di legnami requisita dagli inglesi”[1]
Gli aiuti economici promessi dalla R.S.I. alla principessa Pignatelli non arriveranno mai, o meglio, saranno spediti ma non giungeranno mai a Napoli.”
“La possibilità di ottenere cospicui finanziamenti si presenterà per gli uomini dell’organizzazione fascista da una fonte quanto mai inaspettata. Una proposta di finanziamento arriverà addirittura dal bandito siciliano Giuliano che invia a Napoli suoi emissari per contattare la centrale della Rete Pignatelli.: “vi fu ancora tra me e Ioele - racconterà l’Arch. de Pascale nel suo memoriale – una situazione che influì sui nostri rapporti. Ioele chiedeva insistentemente che io incontrassi degli emissari del bandito siciliano Salvatore Giuliano che si trovavano a Napoli: mi volevano comunicare una certa disponibilità del loro capo ad appoggiare la nostra causa e, anche se occorreva, con aiuto in denaro. Gli dissi che non intendevo fare certo sgarbo a queste persone, ma non potevamo essere fiancheggiati da un movimento palesemente fuorilegge e separatista. A certi principi morali e ideali non potevamo venire meno.  Alcuni giorni dopo Rosario Ioele si presentò al mio studio accompagnato da due persone. …(…)… Egli mi presentò costoro, che mostravano modi cortesi e civili, Iole mi disse che i “signori volevano conoscermi personalmente” e volevano avere una risposta su quanto lui aveva precedentemente proposto. Non esitai a dire, col dovuto garbo, che li ringraziavo della loro offerta e solidarietà ma non potevo accettarla per ragioni inerenti ai principi della nostra organizzazione. Costoro, i verità, furono corretti più di quanto io potessi aspettarmi. Aggiunsero che la persona che loro rappresentavano, in caso di necessità o di nostro ripensamento, si sarebbe mostrato sempre disponibile ad aiutarci. Ioele non gradì la mia presa di posizione, come io non gradii la sua ingerenza nel mio campo d’azione. Sentivo d’aver fatto bene: la mia non era una presa di posizione contro salvatore Giulia no, ma era il rispetto a un principio morale e organizzativo: gli angloamericani per conquistare la Sicilia si erano serviti del fecciume della malavita e della camorra, cosa che noi detestammo e commentammo in modo decisamente negativo. Non potevamo usare noi la loro stessa arma, anche se Giuliano all’epoca era considerato solo un fuorilegge e, da un certo ambiente di propaganda giornalistica, era commentato sotto una luce in certo qual modo romantica”  “Il tentativo di avvicinamento al fascismo clandestino fatto da Salvatore Giuliano è chiaro. Egli sa che la rete Pignatelli ha ramificazioni anche in Sicilia e cerca nuove alleanze per il suo movimento che non è solo una semplice attività delinquenziale, come qualcuno ha voluto farla passare.” 
Quindi, Giuliano tentò di contattare il clandestinismo fascista al sud, ma se Giuliano aveva il contatto degli uomini della Decima in Sicilia, o meglio, se Giuliano era addirittura un uomo della Decima perché doveva mandare i suoi uomini a Napoli a contattare la Rete Pignatelli nella figura di Antonio De Pascale? 
Nel suo ultimo saggio, Daniele Lembo, oltre a trattare della Decima e del Vega, avvalendosi della non vasta la bibliografia esistente sull’argomento, di testimonianze e memoriali e di documenti provenienti dal National Archives di Washington, smonta una serie di errate interpretazioni nate sull’attività della Decima nei territori occupati e nel dopoguerra.
Tra gli errori circolanti, circa una presunta operatività della Decima nel dopoguerra, vi è sicuramente anche quella che vorrebbe la corazzata Novorossijsk (già Giulio Cesare ) come affondata dagli uomini della Decima. Anche questo mito viene completamente disarticolato da Daniele Lembo. 
Il libro si chiude con un capitolo sul Golpe Borghese, dal titolo: Il golpe borghese… fu un reale tentativo insurrezionale o una gigantesca bufala?
L’AUTORE
Daniele Lembo, nasce nel 1961 a Minori (SA), in Costiera Amalfitana, e dopo la maturità liceale frequenta il corso biennale della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza. Laureato in Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione è pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio. 
Cultore di studi storici sulla partecipazione italiana al secondo conflitto mondiale è autore di varie cronache sull’argomento. Suoi articoli sono apparsi su Storia del XX Secolo, Storia del Novecento, Storia e Dossier, Storia Verità, Eserciti nella Storia, Storia e Battaglie, Aerei nella storia, Aeronautica, Cockpit.
Nel 1999 è stata edita una sua monografia dal titolo “Taranto…fate saltare quel ponte”, avente come tema i Nuotatori Paracadutisti della Regia Marina; nel 2000 è apparso un suo saggio dal titolo “I Fantasmi di Nettunia – I reparti della R.S.I. impegnati sul fronte di Anzio – Nettuno”; nel 2001 sono apparsi due altri suoi lavori, di cui uno avente come tema la storia Regia Aeronautica dal titolo “Il lungo Volo della Regia” ed un saggio dal titolo” I Servizi Segreti di Salò – Servizi Segreti e Servizi Speciali nella Repubblica Sociale Italiana”. Nell’anno 2002 è stato pubblicato “Il prigioniero di Wanda”, ovvero il suo primo romanzo d’ambientazione storica. Nel 2003 ha dato alle stampe il volume “ La Carne contro l’acciaio - Il Regio Esercito Italiano alla vigilia della seconda guerra mondiale“.
Infine, nel 2005, è stato pubblicato il suo saggio “La resistenza fascista - La “Rete Pignatelli e la resistenza fascista nell’Italia invasa dagli angloamericani”
Attualmente vive a Cisterna di Latina. danielelembo@email.it
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INTERVISTA ALL'AUTORE SU http://www.quicalabria.it/
CANZANO - La resistenza agli 'invasori' angloamericani nel Sud d'Italia occupato, è una storia di cui non si era ancora sentito parlare né si è mai letto nei libri di storia, tu nel tuo ultimo lavoro ne parli ampiamente.  LEMBO - Una decina di anni fa, leggendo la rivista "Nuovo Fronte" mi imbattei nella recensione di un libro di un allora per me sconosciuto, Francesco Fatica. Il titolo del Libro era "Mezzogiorno e fascismo clandestino 1943/1945". Dalla recensione si intuiva chiaramente che il volume narrava della attività di resistenza agli angloamericani nei territori del Sud Italia invaso. Credimi, la scoperta fu per me un trauma. Per anni mi avevano raccontato, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, la favola bella degli Americani accolti come Liberatori, in ogni dove, da una folla acclamante e festante. Invece, adesso, questo sconosciuta Fatica narrava una realtà dei fatti completamente differente. Volli conoscere l'autore che da allora divenne per me solamente Ciccio (diminutivo di Francesco) e dopo qualche tempo presi parte a Napoli a convegno di Studi storici organizzato dall'ISSES avente come tema "Il dissenso clandestino 1943-1945 nelle regioni meridionali occupate dagli angloamericani". Il mio interesse verso l'argomento andava via via crescendo. Mi resi conto che c'era una parte della ricerca storica completamente inesplorata perché negata per anni. Intrapresi così a lavorare per conto mio, a fare ricerche d'archivio ed intervistando i superstiti di quei fatti. Per anni erano stati intervistati i partigiani, adesso io mi ritrovavo ad intervistare altri tipi di partigiani: quelli che si erano opposti agli angloamericani non sempre solo perché animati da sentimenti fascisti ma anche solo perché semplici patrioti. Il libro di Fatica aveva un limite: era stato prodotto da chi quei fati li aveva vissuti in prima persona. Era pertanto un lavoro, anche se eccezionale, comunque di parte. Occorreva che nascesse un'opera che avesse il requisito della asettica ricerca scientifica e che trattasse della resistenza nei territori occupati. Nel 2004 è stato edito dalla Casa Editrice Maro di Copiano (PV) il mio volume "LA RESISTENZA FASCISTA - Fascisti ed agenti speciali dietro le linee - la rete Pignatelli e la resistenza fascista nell'Italia invasa dagli angloamericani " Come detto, per la redazione del volume, oltre che consultare tutta la bibliografia esistente sull'argomento, mi sono avvalso delle testimonianze e di memoriali di alcuni di quelli che, considerando gli alleati invasori e non liberatori, continuarono a combatterli anche nell'Italia invasa, venendo per questo arrestati e processati. Il punto di forza del libro è costituito proprio da queste testimonianze che, assieme ad alcuni documenti inediti provenienti dal National Archives di Washington, costituiscono un vero e proprio elemento di novità sull'argomento. In particolare, il volume si articola in due parti. La prima di queste tratta delle attività resistenziali fasciste nelle varie regioni del Sud. La seconda parte del libro è dedicata proprio ai servizi segreti e agli agenti speciali della R.S.I., operanti nei territori invasi. In vista dell'invasione delle regioni meridionali, vi furono numerosi progetti militari tesi ad organizzare operazioni di stay behind. Tali progetti, prevedendo l'invasione della Penisola, venero approntati Regio Esercito, dalla Regia Marina e dal P.N.F. che costituì la "Guardia ai Labari." Dalla Guardia ai Labari ebbe origine la "Rete Pignatelli", una rete clandestina fascista operante al Sud, che o operò in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania e che vide come propulsori il Principe Valerio Pignatelli di Val Cerchiara e sua moglie La "rete" fu un'organizzazione articolata ed efficiente con continui contatti con il territorio della R.S.I. e Pignatelli ed i suoi svolsero attività informativa, fornendo notizie di carattere militare e generale al Nord, e propagandistica al sud, ma non è detto che non abbiano anche svolto attività di sabotaggio e in casi particolari siano passati a vere e proprie azioni militari. Dal Governo della R.S.I - Repubblica Sociale - a Pignatelli, vennero inviati fondi. Inoltre, furono inviati al sud agenti speciali con il compito di strutturare meglio la Rete e fare da consiglieri militari. La seconda parte del libro "La resistenza fascista" è dedicata proprio ai servizi segreti e agli agenti speciali della R.S.I., operanti nei territori invasi. Per i contatti con la rete Pignatelli furono inviati uomini della Decima Mas, ma non dobbiamo dimenticare che al sud agirono uomini di altri servizi segreti della R.S.I., come quelli del Gruppo David di Tommaso David (e la sua più nota agente, Carla Costa), o dei Servizi speciali delle Forze Armate Repubblicane. Numerosi furono gli agenti speciali che, catturati in missione, furono passati per le armi dagli Alleati. Molte di queste catture furono possibili grazie ad un elenco degli agenti speciali italiani, in possesso dei servizi segreti Alleati. Reputo che "La Resistenza Fascista" sia uno dei miei libri meglio riusciti e mi lusinga riportare quanto scritto, a proposito, dal Prof. Giuseppe Parlato, Rettore dell'Università Pio V, nel suo libro "Fascisti Senza Mussolini. Scrive Parlato: "Recentemente è uscito un volume che raccoglie le informazioni sul fascismo clandestino al sud , corredandole di nuovi dati, Daniele lembo, già noto per aver pubblicato un interessante studio sui servizi segreti della R.S.I., ha cercato, in buona misura riuscendovi, di costruire un panorama completo del fenomeno e la ricerca si segnala per correttezza documentaria e per gli elementi innovativi che offre". Pur lusingato dalle parole di Giuseppe Parlato debbo dire che, dall'avere un panorama completo del fenomeno siamo ben lontani. Anni di menzogne e reticenze si frappongono al raggiungimento della verità. Il mio volume si chiude con un inquietante dubbio: "E' probabile quindi che, nel dopoguerra, ci sia una continuità tra i servizi segreti americani ed alcuni personaggi o interi settori delle disciolte Forze Armate fasciste repubblicane e ciò nell'ambito "dell'attenzione americana all'espansione comunista". Se proprio vogliamo far galoppare la fantasia, si potrebbe anche pensare che la Rete Pignatelli, individuata e disciolta nel corso del conflitto, sarà poi riammagliata negli anni successivi. Ma questa è solo un'ipotesi per sostenere la quale non ho nulla in mano se non la mia fantasia che è solita correre veloce" 
CANZANO - Le operazioni di Stay Behind organizzate dalla Decima Flottiglia Mas, nel corso della guerra nell'Italia occupata, come sono state inserite nell'intera occupazione della Penisola?  LEMBO - La Decima Flottiglia nacque, in seno alla Regia Marina, per operare alle spalle del nemico. Lo scopo della Flottiglia, originariamente, era quello trasportare propri uomini addestratissimi fino ai porti nemici. Il compito di questi uomini, che erano nuotatori d'assalto o i piloti dei siluri a lenta corsa, (i siluri erano meglio conosciuti come "Maiali"), era quello di sabotare il naviglio nemico alla fonda. Dopo l'8 settembre, Borghese alla Spezia, farà una sorta di trattato di alleanza con i tedeschi. I germanici volevano appropriarsi del Know how, ovvero del corredo di conoscenze tecnico scientifico in possesso della Decima nel campo della lotta subacquea, mentre Borghese voleva continuare a combattere avendo mano libera. Il Principe armerà poche unità navali, qualche silurante, qualche piccolo sommergibile tascabile, continuerà ad addestrare sabotatori subacquei, ma soprattutto armerà una Divisione di fanteria di Marina: la Divisione Decima. 
CANZANO - Il Battaglione Nuotatori Paracadutisti, che era un Battaglione di sabotatori, è vero che fu alle dipendenze della Decima Flottiglia Mas Repubblicana di Junio Valerio Borghese.  LEMBO - Tra i reparti armati da Borghese vi fu il battaglione Nuotatori Paracadutisti meglio conosciuto come Battaglione N.P. . Originariamente il Battaglione doveva servire a compiti di sabotaggio, tant'è che a tutti gli appartenenti furono fatti seguire i corsi N.E.S.G.A.P. - Nuotatore Esploratore Sabotatore Guastatore Ardito Paracadutista. In realtà, poi, seguendo un'infausta usanza tutta italiana queste costosissime truppe (addestrare ai corsi NESGAP era molto oneroso) furono impiegate in ordinari compiti di fanteria. 
CANZANO - Il Battaglione Vega che fu generato dal Battaglione Nuotatori Paracadutisti, era il 'Deposito' del Btg. N.P. ovvero il reparto dal quale il Battaglione principale avrebbe dovuto trarre il personale (i complementi) da inviare al fronte? Se questa era solo un'attività di copertura, cosa era in realtà il Battaglione Vega? Con la scoperta di Gladio, le 'Operazioni Sorpasso' negli anni successivi divennero famose con il nome inglese 'Stay Behind'?  LEMBO - Il Battaglione N.P., in sostanza, ebbe una strutturazione organica dicotomica. In quanto, dal battaglione principale, che come detto voleva essere un battaglione di sabotatori incursori e poi fu impiegato come ordinaria fanteria, si articolò il Battaglione Vega. Il Vega aveva un compito di copertura che era quello di essere il Deposito del Battaglione principale, ovvero doveva di fornire i complementi, le sostituzioni di uomini al reparto di N.P. In realtà, gli uomini del Vega erano specialisti in azioni di guerra non ortodossa, sabotaggi, spionaggio ed "operazioni sorpasso" nei territori italiani invasi. Cosa era un'Operazione sorpasso? In breve, il Vega lasciava uomini perfettamente equipaggiati nei territori dei quali si prevedeva l'occupazione. Una volta che questi territori fossero caduti nelle mani degli Angloamericani, questi uomini avrebbero eseguito azioni di attacco alle spalle del nemico con rapide puntate del tipo "mordi e fuggi". Gli uomini del Vega potevano anche attraversare le linee per portarsi nei territori occupati e svolgere missioni informative, di sabotaggio e di appoggio e supporto a gruppi di patrioti ivi esistenti In vista della caduta finale il Vega articolò un ampio piano di stay behind in tutte le province del nord (Milano, Genova, Bologna, Modena, Torino, Venezia e Treviso) destinando in tutte queste città uomini armati ed equipaggiati, che si occultarono nel tessuto sociale aprendo bar, negozi di radiotecnici, ditte di trasporto ecc., nell'attesa che arrivassero gli Alleati per poi poterli attaccare alle spalle. Era in sostanza l'ultima operazione militare del Vega., operazione che, peraltro, non fu mai portata a compimento. L'argomento è trattato molto bene e in maniera molto nel mio ultimo libro edito da qualche giorno dalla Edizioni MARO, dal titolo "LA GUERRA NEL DOPOGUERRA IN ITALIA LE OPERAZIONI DI STAY BEHIND DELLA DECIMA MAS NELL'ITALIA OCCUPATA, IN GUERRA E NEL DOPOGUERRA.LE VERITÀ, LE MEZZE VERITÀ E LE GRANDI BUFALE" CANZANO - Sull'operato del Battaglione c'è stato chi ha voluto vedere nel Vega l'inizio di Gladio e chi addirittura ha descritto la banda Giuliano come un'emanazione della Decima Mas, asserendo che il 1 giugno 1947, a Portella della Ginestra, a sparare c'erano anche quelli della Decima? LEMBO - Negli anni seguenti al dopoguerra, sull'operato del Vega sono nati una serie di veri e propri miti. C'è stato chi ha voluto vedere nel Vega l'inizio dell'Organizzazione Gladio. Con la scoperta dell'Organizzazione Gladio, l'operazione sorpasso sarebbe divenuta meglio famosa come "stay behind". A tal proposito, è bene precisare che non è esistita solo una Gladio Italiana ma ogni paese europeo, in ambito Nato ha ordito una proprio Gladio, sebbene con nomi diversi. Nell'immediato dopoguerra, chi arruolò i Gladiatori, li arruolò, chiaramente, in ambienti anticomunisti. Vennero arruolati ex militari della R.S.I. ma anche partigiani bianchi e semplici patrioti. E' normale che chi creava una struttura di Stay Behind, che doveva entrare in azione in caso di invasione russa del territorio nazionale, non poteva certo fare gli arruolamenti traendoli dalle file dei filocomunisti. Probabilmente, tra i gladiatori vi fu arruolato anche qualche ex N.P proveniente dal Vega, ma da qui ad affermare che il Vega si trasformò in Gladio ci vuole un bel coraggio. Da qualche tempo, poi, è ritornata a galla la storia che vorrebbe gli uomini della Decima, oltre che in contatto con la banda Giuliano, addirittura anche presenti a Portella delle Ginestre a sparare sulla folla che festeggiava il 1° maggio . A chi sostiene tali tesi, non posso che rispondere che la storia la si fa con i fatti e con i documenti. Se qualcuno dispone di documentazione che dimostri con chiarezza tale tesi, sia garbato, la tiri fuori e la faccia consultare anche agli altri studiosi. In caso contrario, debbo ricordare che una cosa è la Storia e un'altra è la novellistica. 
CANZANO - Salvatore Giuliano, in cerca di legittimazione politica ed ideologica poteva avere interesse a contattare la Decima?  LEMBO - Salvatore Giuliano all'epoca era un latitante e, in una situazione come quella della Sicilia dell'epoca il confine tra la figura del delinquente e quella del patriota poteva essere labile e Giuliano ha sempre tentato di affermare la leggenda che egli fosse un uomo spinto dalle ingiustizie patite a fare quello che aveva fatto. Il bandito ha sempre provato ad acquisire agli occhi del popolo una fisionomia idealistica che giustificasse le sue gesta. Il contatto con le Forze armate fasciste avrebbe potuto fornirgli questo alibi morale, di contro le Forze Armate Repubblicane si sarebbero potute giovare di quell'alleanza per creare una quinta colonna alle spalle degli angloamericani. 
CANZANO - Nel tuo ultimo saggio, oltre a trattare della Decima e del Vega, avvalendoti della vasta bibliografia esistente sull'argomento, di testimonianze, memoriali e di documenti d'archivio, smonti una serie di errate interpretazioni nate sull'attività della Decima nei territori occupati e nel dopoguerra, quale è la tua tesi a proposito?  LEMBO - In realtà da qualche tempo, dagli archivi americani del NARA sono sortiti fuori i documenti relativi agli interrogatori degli agenti degli N.P. catturati in Sud Italia dai servizi segreti Angloamericani. Da tali documenti si evince che una squadra del Vega Operò in Sicilia e che gli uomini di questa squadra si interessarono, e forse segnalarono al loro comando, dell'esistenza della banda Giuliano in Sicilia. E' da chiarire, circa la veridicità di quegli interrogatori, che gli uomini del Vega, una volta catturati dietro le linee nemiche mentivano fino allo spasimo e, anche quando decidevano di ammettere qualche responsabilità, continuavano a mentire. Per loro, dire tutta la verità significava finire diritti alla fucilazione. Dai documenti relativi ai loro interrogatori, anche se i fatti narrati rispondessero al vero, si potrebbe evincere che gli agenti Vega in Sicilia dimostrarono un qualche interesse cognitivo, non dimentichiamoci che quegli uomini avevano anche compiti solo informativi, verso una banda armata che sicuramente poteva dare del filo da torcere agli angloamericani. Nulla però dimostra che ci furono reali contati tra gli uomini del Vega e quelli di Giuliano e, soprattutto, nulla dimostra che, qualora vi fossero stati tali contatti, questi portarono ad accordi tra la Decima e Giuliano Anche in questo caso di qui ad affermare che l'alleanza tra la Decima e Giuliano effettivamente ci fu, ce ne corre. Invece, c'è chi addirittura sostiene, senza prova alcuna certa prova documentale, che Salvatore Giuliano si sia addirittura trasferito al nord per arruolarsi nella Decima ed essere addestrato come agente speciale, dopodiché sarebbe ritornato in Sicilia dove avrebbe operato con la sua banda. La tesi è molta affascinante e buonissima per un film d'avventura, ma gli studi storici, come detto, si basano su fonti documentali, testimonianze e fatti concreti . 
CANZANO - Nel tuo precedente lavoro 'La resistenza Fascista', ci parli dell'invio a Napoli da parte di Giuliano di suoi emissari per contattare la Rete Pignatelli ed offrire collaborazione e sostegno economico, come avvennero i contatti?  LEMBO - Circa i presunti rapporti tra Giuliano e la Decima c'è un "solido " fatto che è tale da eliminare ogni dubbio. Che il bandito Giuliano abbia tentato di contattare La resistenza fascista al Sud, e quindi le Forze Armate della R.S.I., non è frutto di una semplice deduzione ma è un solido fatto. Nel mio libro "La resistenza fascista" ho riportato un brano tratto dal memoriale De Pascale, fornitomi dallo stesso De Pascale che fu uno degli elementi di punta della Rete Pignatelli, relativo all'invio a Napoli, da parte di Giuliano di suoi emissari per contattare la rete Pignatelli ed offrire collaborazione e sostegno economico. Leggo testualmente dal mio libro: "La mancanza di fondi- scriverà il Pignatelli - ci fu presto contraria. Il sacrificio personale di mia moglie e mio non poteva sopperire che in minima parte al sempre crescente fabbisogno, specie per il blocco della nostra industria di legnami requisita dagli inglesi"(Cfr. Valerio Pignatelli, Il Caso Pace, cit., p. 33.) Gli aiuti economici promessi dalla R.S.I. alla principessa Pignatelli non arriveranno mai, o meglio, saranno spediti ma non giungeranno mai a Napoli. In quel periodo il servizio segreto angloamericano intercetterà due uomini ed una donna provenienti dal Nord, mentre stanno attraversando le linee. I tre sono i corrieri dei fondi promessi e recano con loro la somma di cinque milioni di lire. Saranno tutti e tre fucilati. "Ricevemmo segnalazione - scriverà Pignatelli - che ci erano stati spediti cinque milioni tramite una donna e due giovani. Dopo qualche tempo ci giunse notizia di una donna e due ragazzi catturati dagli inglesi, trovati in possesso di grosse somme e di radio trasmittente. Gli inglesi li avevano fucilati in Santa Maria Capua Vetere. Non erano riusciti a sapere a chi la somma e la radio erano destinati. Una segnalazione radio ricevuta da me verso la fine di gennaio 1944 mi dava indicazioni. Gloria alle tre vittime!"( Cfr. Valerio Pignatelli, Il Caso Pace, cit. p. 33.) In merito, è da riportare anche la testimonianza di De Pascale che, quando sarà arrestato di nuovo, si sentirà dire dal maggiore Pecorella che lo interroga: "Aspettavate denaro dai vostri padroni del nord? Chiedetelo agli inglesi". La possibilità di ottenere cospicui finanziamenti si presenterà per gli uomini dell'organizzazione fascista da una fonte quanto mai inaspettata. Una proposta in tal senso arriverà addirittura dal bandito siciliano Giuliano che invia a Napoli suoi emissari per contattare la centrale della "Rete Pignatelli". "Vi fu ancora tra me e Ioele - racconterà l'architetto De Pascale nel suo memoriale - una situazione che influì sui nostri rapporti. Ioele chiedeva insistentemente che io incontrassi degli emissari del bandito siciliano Salvatore Giuliano che si trovavano a Napoli: mi volevano comunicare una certa disponibilità del loro capo ad appoggiare la nostra causa e, anche se occorreva, con aiuto in denaro. Gli dissi che non intendevo fare certo sgarbo a queste persone, ma non potevamo essere fiancheggiati da un movimento palesemente fuorilegge e separatista. A certi principi morali e ideali non potevamo venire meno. Alcuni giorni dopo Rosario Ioele si presentò al mio studio accompagnato da due persone. (.) Egli mi presentò costoro, che mostravano modi cortesi e civili, Ioele mi disse che i "signori volevano conoscermi personalmente" e volevano avere una risposta su quanto lui aveva precedentemente proposto. Non esitai a dire, col dovuto garbo, che li ringraziavo della loro offerta e solidarietà ma non potevo accettarla per ragioni inerenti ai principi della nostra organizzazione. Costoro, in verità, furono corretti più di quanto io potessi aspettarmi. Aggiunsero che la persona che loro rappresentavano, in caso di necessità o di nostro ripensamento, si sarebbe mostrato sempre disponibile ad aiutarci. Ioele non gradì la mia presa di posizione, come io non gradii la sua ingerenza nel mio campo d'azione. Sentivo d'aver fatto bene: la mia non era una presa di posizione contro Salvatore Giuliano, ma era il rispetto a un principio morale e organizzativo: gli angloamericani per conquistare la Sicilia si erano serviti del feccime della malavita e della camorra, cosa che noi detestammo e commentammo in modo decisamente negativo. Non potevamo usare noi la loro stessa arma, anche se Giuliano all'epoca era considerato solo un fuorilegge e, da un certo ambiente di propaganda giornalistica, era commentato sotto una luce in certo qual modo romantica". Il tentativo di avvicinamento al fascismo clandestino fatto da Salvatore Giuliano è chiaro. Egli sa che la "Rete Pignatelli" ha ramificazioni anche in Sicilia e cerca nuove alleanze per il suo movimento che non è solo una semplice attività delinquenziale. Bisogna chiedersi se tale esperimento di contatto con i fascisti, il capo banda siciliano lo faccia per proprio conto oppure per conto del movimento separatista. I due movimenti, quello separatista e quello fascista, sono tra loro ideologicamente incompatibili ed è quindi lecito pensare che Giuliano agisca autonomamente nella ricerca di alleanze o, ancora meglio, di una giustificazione ideologica al suo operato. Si tratta di un evento, questo, particolarmente interessante in quanto apre uno spiraglio di luce sui tanti misteri che circondano la figura di Salvatore Giuliano. Viene da chiedersi se il noto "bandito" prima di schierarsi con separatisti non abbia addirittura pensato di farlo con i fascisti. Se ciò fosse, il rifiuto di De Pascale rappresenterebbeun erro decisivo. Giuliano è un combattente ed ha con lui uomini decisi alla lotta, ma più di ogni altra cosa, il cosiddetto "bandito" è un uomo che ha carisma e fascino da vendere, elementi questi che in una lotta ideologica contano forse quanto e più di cannoni e mitragliatrici. " Quindi, Giuliano tentò di contattare il clandestinismo fascista al sud, ma se Giuliano aveva il contatto degli uomini della Decima in Sicilia, o meglio se Giuliano era addirittura un uomo della Decima perché doveva mandare i suoi uomini a Napoli a contattare Antonio de Pascale e la rete Pignatelli? Come vedete, i conti non tornano. Infine, circa la tesi che vorrebbe gli uomini della Decima presenti a Portella delle Ginestre a sparare sulla folla adunata per festeggiare il 1° maggio, proprio qualche giorno fa è arrivata una clamorosa smentita. Ha scritto Antonio Carioti in un suo articolo dal titolo "Portella la X° Mas non c'era" apparso sul Corriere della Sera del 7 Maggio 2007: "Questa versione dei fatti (la tesi che vorrebbe uomini del vega presente a Portela delle Ginestre n.d.a. ) incontra ora una smentita proveniente da un'istituzione non certo sospettabile di indulgenza verso il neofascismo. Si tratta della Fondazione Di Vittorio, che per il sessantesimo anniversario dell'eccidio, compiuto in Sicilia contro contadini inermi e le loro famiglie il 1° maggio 1947, non solo ha riproposto gli interventi sulla vicenda del dirigente comunista Girolamo Li Causi nel volume "Portella della Ginestra. La ricerca della verità" , ma ha raccolto le testimonianze filmate dei superstiti, curate dal regista Odino Artioli. Tra queste si trovano iracconti di due cugini, Vincenti di Noto e Francesco Di Giuseppe, i quali al momento della strage si trovavano sul cozzo del Dxuhait, da dove avrebbero sparato, secondo Casarrubea, (è uno degli studiosi sostiene la tesi che vorrebbe la Decima in contato con Giuliano n.d.a.) sicari neofascisti. Entrambi dichiarano che sul posto c'erano soltanto loro e che di là nessuno aprì il fuoco sulla folla inerme. Ciò ovviamente non smentisce la matrice politica della strage, senza dubbio voluta da ambienti reazionari e mafiosi legati al blocco agrario, ma solleva ulteriori dubbi sulla possibilità di ricondurla a un piano eversivo nazionale di matrice neofascista. 
CANZANO - Nel tuo libro a proposito del Golpe Borghese dici: Il golpe Borghese fu un reale tentativo insurrezionale o una gigantesca bufala?  LEMBOPerché? E' l'ultimo capitolo del mio libro sulla "Guerra nel dopoguerra in Italia". La storia del Golpe Borghese non mi ha mai convinto. Non penso sia stato un vero tentativo insurrezionale, o meglio se lo è stato lo fu per chi ci credette, ma i veri organizzatori volevano ben altro che fare il Golpe. Anche di questo, come detto, tratto nel mio ultimo lavoro, ma se racconto tutto qui finisce che il libro non se lo compra nessuno e allora, se permetti.adesso sono stanco.
Chitarrini Luciano VIAGGIO DI NOZZE E DI GUERRA DA SAVONA A PIAZZALE LORETO LE MEMORIE DI UN GIOVANE UFFICIALE DELLA GNR
Editore: LO SCARABEO EDITRICE Pubblicazione: 01/2007 Numero di pagine: 112 Prezzo: € 11,60 
Durante la guerra civile, esplosa dopo l'armistizio   dell'8 settembre 1943, decine di migliaia di   giovani volontari della RSI e partigiani di varia   estrazione politica sono stati protagonisti di tanti   dolorosi, e per molti versi anche eroici, eventi.   Migliaia furono i morti sia tra i combattenti sia,   purtroppo, tra i civili. Degli avvenimenti di quel   tragico periodo molto si è scritto ma molto   ancora è da scrivere. È il racconto di un ufficiale   della RSI, delle sue esperienze di militare e del   suo matrimonio celebrato affrettatamente proprio   nell'ultimo giorno di guerra in modo da poter   portare con sé la moglie con la colonna militare   che abbandonava Savona. Dopo l'armistizio e la   nascita della RSI si era arruolato come Allievo   Ufficiale nella GNR presso la Scuola Allievi     Ufficiali di Fontanellato (Pr). Fu assegnato al   Comando provinciale di Savona e qui rimase fino   al 24 aprile del 1945, giorno in cui si sposò. Il   giorno dopo, con la fine della guerra e con l'inizio   della resa dei conti, cominciò con la moglie il suo   avventuroso "viaggio di nozze" conclusosi a   Piazzale Loreto, superando grandi difficoltà e   pericoli ed evitando perfino tentativi di   fucilazione.







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Lamura Riccardo IL GRUPPO ESPLORANTE DELLA DIVISIONE «SAN MARCO» NELLE LANGHE DURANTE LA R.S.I.
Una delle tante storie di combattenti dell’Onore, dall'umiliante 8 settembre all'onorevole sconfitta della R.S.I.  152 pp. - 16 pp. di foto a colori fuori testo - brossura - ed. 2007 Ritter, Milano
Le vicissitudini del Caporale Lamura: le operazioni antiguerriglia nell'entroterra ligure e piemontese, le veglie notturne, le imboscate dei partigiani, i ricordi dei commilitoni, la figura del Comandante del Battaglione, Tenente-Colonnello Marcianò, la ritirata negli ultimi giorni dell'aprile 1945 e infine alcuni vivissimi ricordi del primo dopoguerra, nel tentativo di ricrearsi una vita più o meno normale in un'Italia profondamente cambiata. 



Bollati Benito UN RAGAZZO DI SALÒ 1943-1946 240 pp. - brossura - rist. 2007 Mursia - Testimonianze fra cronaca e storia (1939-1945: Seconda Guerra Mondiale)
l’8 settembre 1943. Benito Bollati, il “ragazzo di Salò”, protagonista e autore del libro, ha diciassette anni quando sceglie di aderire alla Repubblica Sociale Italiana per restare fedele al fascismo e continuare a lottare per una causa che ritiene giusta e per la difesa dell’onore d’Italia. Un piccolo “vinto” della storia ricorda la guerra civile in Italia attraverso il diario della propria vicenda umana che segnerà tutta la sua vita e le sue future scelte politiche. Dalla drammatica decisione di continuare a combattere alla lunga detenzione, sino al ritorno in libertà in un’Italia diversa che al primo impatto lo delude e che non riconosce come quella che aveva immaginato nei giorni trascorsi in cella. 


Bordin Giannetto SPIA DEL «BURO MARINE» Un Balilla Moschettiere nei servizi segreti tedeschi
192 pp. - ill. b/n - brossura - 1a ed. 2007 Lo Scarabeo Editrice - Collana Storie di Guerra 1943-45

Nelle pagine di questo libro Giannetto Bordin, classe 1930, Balilla Moschettiere promosso caposquadra il fatidico 25 luglio 1943, schierato con la Repubblica Sociale Italiana insieme a suo padre, sua madre e le sue sorelle fino all’ultimo, ci regala una lezione formidabile di verità, di identità e di dignità attraverso la sua storia di giovanissimo allievo di una scuola di spionaggio militare sul finire della seconda guerra mondiale, del tutto inedita anche per tipologia di eventi nonostante la pubblicistica sterminata sulla RSI che ha visto la luce negli ultimi anni. La cosa singolare è che l’autore di queste pagine è, oggi, un italiano perfettamente integrato nella sua terra e fra la sua gente con un’unica, scandalosa devianza: non solo non si vergogna dell’Italia fascista ma ne è orgoglioso e fiero di avervi vissuto, convinto fermamente com’è che quanto è ancora valido di quelle radici, oggi solo immateriali, sopravvissute alla prova del ferro e del fuoco sessant’anni or sono, custodisce la chiave della rinascita non solo spirituale della nazione italiana. 


 

 


Andrea Jelar SANNITI NEL VENTENNIO TRA FASCISMO E ANTIFASCISMO
Andrea Jelardi, Sanniti nel ventennio tra fascismo e antifascismo, Realtà Sannita, Benevento 2007, pag. 207 + 32 tavole di immagini fuori testo, Euro12,00 oppure www.lindau.it
IL FASCISMO NEL SANNIO: LA STORIA RACCONTATA DAI PROTAGONISTI. Si intitola Sanniti nel ventennio tra fascismo e antifascismo l'ultimo libro di Andrea Jelardi ove attraverso circa 100 biografie si ripercorrono i vent'anni più controversi della storia nazionale.
Con il suo ultimo libro, Sanniti nel ventennio tra fascismo e antifascismo appena pubblicato dalle Edizioni Realtà Sannita di Benevento, Andrea Jelardi giornalista, scrittore, assistente universitario  e già autore di numerosi saggi, offre al lettore un innovativo strumento di analisi del ventennio fascista, ovvero uno dei più discussi e controversi periodi della storia contemporanea. Attraverso l'esame di numerosi documenti inediti e con l'ausilio di un vastissimo repertorio fotografico, il libro ricostruisce vent'anni di storia in un modo finora poco usato, ossia attraverso le biografie di circa 100 personaggi originari del Sannio che furono attivi nei più svariati campi e non soltanto a livello locale, ma anche in Italia e nel mondo.  Tra le numerose e dettagliate biografie spiccano quelle degli esponenti politici sanniti (tra cui Clino Ricci, Gaetano Alberti, Arturo Jelardi, Matteo Renato Donisi, Alfredo Zazo, Ernesto Fierro ed Errico Marinaro), affiancate da quelle di coloro che ebbero incarichi di rilevanza nazionale tra cui il capo della Polizia Arturo Bocchini, il filologo e rettore dell'università di Bologna Goffredo Coppola che venne fucilato a Dongo con Mussolini, il sindaco di Napoli Raffaele Angiulli, il papirologo Girolamo Vitelli, il deputato Giovanni Persico e gli insigni clinici Giovanni Pascale e Leonardo Bianchi che ricoprirono ruoli politici di primaria importanza nel governo nazionale. Tra gli antifascisti spiccano invece le figure del letterato Francesco Flora e del giornalista e musicologo Alfredo Parente, entrambi vicini a Benedetto Croce, dei ministri Raffaele De Caro e Giovanbattista Bosco Lucarelli, di Franco Pepicelli caduto alle Fosse Ardeatine, nonché quelle di valorosi militari, partigiani e vittime civili di guerra. Non mancano inoltre note biografiche approfondite sugli arcivescovi di Benevento Ascalesi, Mancinelli, Piazza ed altri, nonché alcuni paragrafi dedicati ai prefetti, ai federali, ai presidi della Provincia, a Carlo Rastrelli che fu capo della milizia sannita, ai sanniti famosi d'oltreoceano come Manila John Basilone e Generoso Pope, nonché agli artisti che furono vicini al fascismo come la cantante Ebe De Paulis, il fotografo Luigi Intorcia, il pittore Nicola Ciletti, lo scultore Publio Morbiducci e gli architetti ed ingegneri De Rienzo, Miccolupi e Mancini. Il volume si conclude con alcuni cenni biografici su Pietro Koch, individuo malvagio e senza scrupoli il quale, nato a Benevento, si trasferì poi nel nord Italia ove divenne tristemente noto come il capo della temuta Banda Koch che seminò il terrore tra gli antifascisti e legò il proprio nome agli eccidi di Villa Triste. Tra le pagine del libro di Andrea Jelardi si mette ben in evidenza come la politica, in una realtà circoscritta come quella del Sannio, fosse finalizzata quasi sempre al bene comune e per lo più animata da rapporti di reciproca stima e amicizia anche tra gli avversari. La storia locale e quella nazionale, inoltre, si alternano al ricordo di usi e costumi, come le case d'appuntamento, o a citazioni di singolari provvedimenti presi dal regime fascista che, tra l'altro, in un eccesso di rigore suggerì al capo della polizia Bocchini di adottare le divise anche per i poliziotti in borghese ed impose al federale Alessandro Perone Pacifico l'omissione del suo secondo cognome poiché esso, in tempo di guerra, era ritenuto in stridente contrasto con la vocazione bellica e militare del governo.
Bertoli Barsotti Roberto ONORI ALLA BANDIERA! DA UN BATTAGLIONE GIOVANILE AL XXIX BATTAGLIONE "M"
Editore: LO SCARABEO EDITRICE Pubblicazione: 06/2007  Numero di pagine: 240 Prezzo: € 19,50   
Non una semplice storia di reduce, ma un   travaglio profondo e sentito pieno di incertezze e   preoccupazioni per una scelta che altri giudicano   discutibile e sbagliata. Con una descrizione viva e   reale dell'Italia di allora e della guerra che la   martorizza, attraverso i tanti episodi vissuti fa un   quadro profondo della situazione degli italiani ed   in particolare del sentire dei giovani, sia fra i   fascisti che fra gli antifascisti. Come Allievo   Sottufficiale fu coinvolto in vari azioni di guerriglia   in Toscana ed Emilia; in seguito con il suo XXIX   Battaglione "M" della Divisione Etna operò a   nord di Torino, nel Canavese, dove si trovò a   fronteggiare la banda di Piero Piero. Il XXIX   Battaglione "M", insieme al gruppo corazzato   "Leonessa" e con le forze uscite da Torino, riuscì   a raggiungere la zona franca nei pressi di Ivrea e   si arrese agli angloamericani il 5 maggio 1945. 
Bertolotti Claudio STORIA DEL BATTAGLIONE BASSANO, DIVISIONE ALPINA MONTEROSA RSI 1943-1945
Editore: LO SCARABEO EDITRICE  Pubblicazione: 01/2007  Numero di pagine: 266  Prezzo: € 21,50
La storia del battaglione alpini "Bassano": dalla   provincia di Vicenza all'addestramento in   Germania, allo schieramento in Liguria, al fronte   alpino occidentale e nelle valli Varaita e Maira.   Dalla guerra combattuta contro un nemico in   divisa alla più feroce delle situazioni: la guerra   civile. Come una luce che si avvicina nella nebbia,   la verità su alcuni avvenimenti si è fatta via via più   definita con il proseguire della ricerca, non più   offuscata dalla retorica di uno storicismo univoco   e fazioso. L'autore ha così messo in discussione   vicende ed episodi fino ad oggi ritenuti   inattaccabili. In questo libro non si parla di   avvenimenti che condizionarono le sorti della   guerra, ma di singoli individui che fecero una   scelta o che furono travolti dagli eventi. Giovani e   meno giovani che si trovarono a condividere un   momento decisivo della loro esistenza. Una   ricerca, approfondita e dettagliata fino a   descrivere le azioni e il comportamento di pochi   uomini, che vuole richiamare l'attenzione su tutti   quei reparti militari che combatterono per un   senso del dovere che oggi risulta difficile capire,   ma che allora rappresentava il bagaglio culturale   di una intera generazione.
 
 
 
   
Giampaolo Pansa I GENDARMI DELLA MEMORIA
Sperling & Kupfer. 2007
PANSA La casta rossa dei bastonatori 
di Redazione - IL GIORNALE venerdì 28 settembre 2007, 07:00 
     Capitolo numero uno: Pansa, la protesta. Con il suo nuovo e ultimo libro l'autore della trilogia (oggi diventata ormai quadrilogia) sulla guerra civile italiana e le sue verità negate, fa innanzitutto sentire una protesta civile. I gendarmi della memoria. Chi imprigiona la verità sulla guerra civile, in libreria da martedì (Sperling & Kupfer, pagg. 504, euro 19) è innanzitutto il resoconto delle aggressioni fisiche e morali subite dall'autore dopo l'uscita dei suoi libri precedenti, soprattutto il penultimo, La grande bugia, che irritò particolarmente i difensori a oltranza della Verità Unica sulla Resistenza e li spinse a usare "metodi convincenti". "Dopo l'uscita della Grande bugia - scrive Pansa nella prefazione a I gendarmi - li ho sperimentati tutti, tranne il pestaggio fisico. L'incursione manesca per impedire il dibattito su un libro da proibire. La rappresaglia contro le librerie che ospitavano i miei incontri. L'incitamento a farmi del male, diffuso via Internet: "Pansa gambizzato", "Pansa al muro", "Pansa a piazzale Loreto"".
     Sono frasi che chi ha vissuto i gloriosi anni Settanta-Ottanta non può fare a meno di ricordare con malessere, quando lo slogan "Uccidere un fascista non è reato" giustificava le chiavi inglesi che calavano su teste inermi (poi arrivarono le armi da fuoco). Lo stesso Pansa nel maggio 1980 fu incluso dalla banda di Marco Barbone fra i giornalisti da "punire" per il suo libro Cronache italiane di violenza e terrorismo (Laterza, 1980, recentemente ripubblicato negli Oscar Mondadori con il titolo L'utopia armata). 
     Oggi, un anno dopo La grande bugia, Pansa si toglie molti sassolini dalle scarpe rievocando con maligna (e forse anche un po' divertita) puntigliosità non solo le violenze dei grumi di estremisti bèceri quanto ignoranti, ma anche le omertà, gli ostracismi, le viltà, i pudichi silenzi, gli imbarazzi, i contorsionismi della Grande Sinistra nei suoi confronti, dai politici di primo piano e di sottobosco ai Soloni universitari. "Dopo l'ormai nota incursione di Reggio Emilia il 16 ottobre dell'anno scorso - ricorda lo scrittore - solo il presidente Giorgio Napolitano espresse pubblicamente il suo sdegno e la sua solidarietà. Il resto della sinistra, silenzio. No, che dico: ci furono le telefonate di Prodi, di Fassino, di Veltroni. Cortesissime e naturalmente privatissime, neanche uno straccio di rigo sull'Ansa. Veltroni mi invitò a parlare al comune di Roma. Mi misi a ridere: "Vuoi che ti sfascino il Campidoglio?"".
     Viene da domandarsi quali reazioni susciterà la presentazione dell'ultimo libro. "Le presentazioni - risponde Pansa - non ci saranno. Già l'anno scorso dopo Reggio Emilia, dopo che a Bassano fu sabotata un'innocente libreria che mi aveva ospitato, dopo che ogni incontro veniva ormai presidiato da polizia e carabinieri, decisi di disdire tutti gli appuntamenti futuri. Non posso tollerare che in un'Italia che deve vedersela con mafia, camorra, 'ndrangheta, Sacra corona unita e criminalità di ogni tipo, le forze dell'ordine siano costrette a presidiare un luogo dove si parla di un libro".
     Sembrerebbe una resa. No, dice Pansa, è la mia protesta. "Protesto contro la situazione odierna che ricorda pericolosamente i regimi totalitari, di ogni colore, le cui prime vittime sono i libri e chi li scrive. Protesto contro questa democrazia azzoppata e falsa che ha paura delle idee scomode e totalitariamente non sa far altro che aggredire chi le sostiene". Ammesso che il silenzio sia la scelta migliore. "E quale silenzio? Io continuo a scrivere tutte le settimane il mio "Bestiario" sull'Espresso, scrivo un libro l'anno. Scrivo non solo per i familiari, i fratelli, i figli delle vittime dei partigiani comunisti, ma anche per le migliaia di persone di ogni colore e opinione ansiose di conoscere - dopo oltre sessant'anni! - la verità sulla guerra civile".
Capitolo numero due: Pansa, la casta. Lui la chiama la "casta rossa", formata dai politici, dai giornalisti, dai memorialisti, dagli uomini della televisione di Stato, dal gerontocomio dell'ANPI, dai vari "movimenti" come quel gruppo romano chiamato Antifascism Militant (sic!) che a Reggio Emilia strillava "Viva Schio!". E Schio, per i deboli di memoria, è il luogo dove il 6 luglio 1945 cinquantatré persone, tra cui molti non fascisti, vennero trucidate a guerra ormai finita. La casta rossa è la Grande Sinistra Unita che da qualche anno a questa parte bastona il suo ex pupillo. Lui sghignazza: "Unita? Le dieci sinistre italiane (le vada a contare, da Rifondazione ai Ds), dalle sedicenti riformiste alle regressiste, mi hanno pesantemente randellato per i miei libri, passando dall'intimidazione esplicita alla demolizione ipocrita. La mia grande soddisfazione è vedere che oggi le sinistre si randellano fra di loro e mentre il loro fatturato elettorale è in picchiata, il discredito tocca vertici mai raggiunti prima". Lo scrive anche nel libro: "La rissa interna all'alleanza di centrosinistra è diventata un'imitazione ridicola della guerra civile".
     Non glielo perdoneranno. Come non gli perdoneranno la messa alla berlina di tutta la casta rossa, a cominciare dall'Uomo di Cuneo, il tetragono Giorgio Bocca cui si deve l'illuminata proposta di mandare in galera chi critica la Resistenza, dal Parolaio (al secolo Fausto Bertinotti), dal Cosacco (il giornalista dell'Unità Bruno Gravagnuolo), dal Professor Basta (Angelo d'Orsi). Non ne citiamo altri per non togliere al lettore il gusto e il divertimento di andarli a scovare nelle pagine del libro dove si rivela tutto il Pansa "ragazzo da bar", quello, come lui confessa, "che ha avuto due scuole: l'università di Torino e il Caffè Principe di Casale Monferrato". Il "Pansaccio", insomma.
     Capitolo tre. Pansa, la scelta. C'è una domanda che gli viene spesso rivolta e che non è possibile non rivolgergli anche al momento dell'uscita del suo ennesimo, polemico scritto. Già gliel'aveva posta un lettore: dopo quello che scrive e ha scritto, come può dirsi ancora di sinistra? E come può restare fedele alla Resistenza?
     Risposte non facili. Giampaolo Pansa rivendica la sua appartenenza a una sinistra che - sostiene lui - oggi non è più quella in cui aveva creduto. La sinistra cui apparteneva la sua famiglia, la sinistra degli anni Cinquanta, Sessanta che lui sostiene essere più colta, più vivace, più "perbene". Anche se era in quegli anni che si veniva formando la vulgata resistenziale, egemonizzata dal Partito comunista. Pansa oggi dice: "Io sono per i partigiani che hanno fatto cose pulite. E ce ne sono stati tanti". Pansa oggi va anche alla ricerca dei partigiani vittime dei compagni di lotta comunisti. Le tante "piccole Porzûs" d'Italia, vedi il capitolo dedicato a Eugenio Corbezzola, il giovane partigiano cattolico di Reggio Emilia morto il 9 agosto 1947 per le ferite inflittegli da chi non voleva che indagasse su omicidi sospetti. E non solo lui.
     Mentre sbeffeggia i suoi interessati detrattori, Pansa inframmezza alla polemica le storie che ancora, a quattro anni dall'uscita del primo libro, Il sangue dei vinti, emergono dal grande silenzio in cui si chiusero i familiari delle vittime: "Continuano ad arrivarmi lettere, memorie devastanti". Sono nomi, volti, altri eccidi. Più di un capitolo è dedicato alla grande mattanza femminile di cui si macchiò la Resistenza: nel solo Piemonte, che fu uno dei luoghi più tragici ma non l'unico, furono uccise 776 donne, fra giovani ausiliarie, presunte "spie fasciste" e mogli, sorelle, figlie, fidanzate di fascisti o supposti tali. Una "quota rosa" che non è mai approdata all'attenzione del Parlamento
     E allora? Dove si colloca oggi Pansa? Risposta amara: "Vivo in un Paese che muore di faziosità, stupidità e ignoranza. Non so più dove abito. Probabilmente non andrò più a votare. Mi sento come un vecchio cane da caccia che per antica abitudine continua ad annusare il terreno, cercando una traccia. Una traccia che lo porti a casa. Dove sia questa casa non lo so. Non certo nei partiti. Forse nelle persone, le persone che capiscono".
     Che sono, a giudicare dal successo dei libri di Pansa, molte più di quanto si creda e che sanno, come conclude l'autore, "che non di Resistenza si deve oggi parlare, ma di quella grande, orrenda, comune tragedia che fu la guerra civile". Una tragedia che Pansa indaga con una sorta di cristiano laicismo, cristiano nella pietas verso i vinti, laico nel perenne dubbio sulle verità rivelate. Alla ricerca di quel punto in cui la ricerca storica può anche diventare un alto imperativo morale.
IL GIORNALE 28 Settembre 2007
Daniele Lembo Xa MAS
Delta Editrice di Parma -  B. Go. Regale , 21  43100 (tel  0521 287883  fax 0521 237546 email:   deltaed@iol.it ). 2007.
Con oltre 100 fotografie e disegni tratta di tutte le imprese e di tutti i mezzi, con il vantaggio di un costo molto contenuto, pari a 6,8 euro.
In particolare, sono trattati i seguenti argomenti:
la nascita della Decima nel 1935;
l’entrata in guerra quattro anni dopo e tutte le azioni degli S.L.C. – Siluri a Lenta Corsa – meglio conosciuti come “Maiali”, le azioni degli uomini Gamma, dei piloti di barchini esplosivi e  motoscafi siluranti;
la Decima in Mar Nero;
la Decima all’8 settembre e la nascita Decima Repubblicana;
le fanterie di Marina della Decima della R.S.I. sul fronte di nettuno, sul fronte del Senio e sul confine Nord Orientale;
i motoscafi siluranti della Decima Repubblicana e le ultime azioni dei gamma e degli operatori dei siluri pilotati;
MARIASSALTO, ovvero la Decima al sud con la Regia Marina;
come la specialità sopravvisse nel dopoguerra e come la Decima fornì istruttori alla nascente Marina israeliana;
la produzione di minisommergibili e siluri pilotati nel dopoguerra.
Si tratta di un’opera che, sebbene di modeste dimensioni, è degna di ben figurare nelle biblioteche degli appassionati e di dare un quadro esaustivo a coloro i quali , per la prima volta e per semplice curiosità dovessero avvicinarsi alla materia.   
Stefano Fabei CARMELO BORG PISANI (1915-1942)  Eroe o traditore? Presentazione di Guido de Marco Introduzione di Franco Cardini
 pp. 160,  80 ill.  cod. ISBN 978-88-8478-103-1   16,00 2007
Alle 7 e 34 del 28 novembre 1942, sulla forca del carcere maltese di Corradino, moriva Carmelo Borg Pisani, un giovane artista che sognava la liberazione della sua isola dal dominio britannico. Spinto da generoso entusiasmo lasciò pennello e tavolozza per imbracciare il fucile. Arruolatosi come soldato semplice nell’esercito di quell’Italia da lui ritenuta la vera patria, fu protagonista di una sfortunata missione segreta conclusasi con l’arresto e un processo per alto tradimento. Entrò così nella schiera delle Medaglie d’Oro al Valor Militare. Figura controversa, protagonista di una vicenda tragica, fu considerato in Italia un eroe irredentista e a Malta, anche se non da tutti, un traditore. È il caso più noto di missione in territorio nemico, la storia di un uomo che, riconoscendosi in un ideale, fu facile vittima dell’incompetenza, della superficialità e della cattiva coscienza di chi, più o meno consapevolmente, lo mandò incontro alla morte. Affrontò con coraggio il sacrificio supremo come Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazario Sauro. 
Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, insegna all’Itas «Giordano Bruno» di Perugia. Saggista e ricercatore storico, ha pubblicato numerosi libri fra cui Il fascio, la svastica e la mezzaluna (Mursia, 2002), Una vita per la Palestina (Mursia, 2003), Mussolini e la resistenza palestinese (Mursia, 2005), I cetnici nella seconda guerra mondiale (Libreria Editrice Goriziana, 2006), Guerra e proletariato (Società Ed. Barbarossa, 1996), Il Reich e l’Afghanistan (Edizioni all’insegna del Veltro, 2002). 
 
 
 
 
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Daniele Lembo FASCISTI DOPO LA LIBERAZIONE - STORIA DEL FASCISMO  E DEI FASCISTI NEL DOPOGUERRA IN ITALIA, DALLA REPUBBLICA SOCIALE AL MOVIMENTO SOCIALE  ITALIANO - 1945 -1956 
MA.RO. EDITRICE – Copiano (PV) , Euro 25 Per ordinazioni tel. 338 8735571. 2007
Il nuovo di libro di Lembo, tratta di un tema che sta diventando di moda in questi ultimi anni. Ne è di esempio l’enorme successo ottenuto da libri come quello di Giuseppe Parlato – Fascisti Senza Musolini – (ed. Il Mulino), uscito appena nell’anno 2006, ed altri   lavori similari di recente edizione. 
L’autore divide la sua opera  in due parti. Nella prima risponde al quesito:  Quando finì la Repubblica Sociale Italiana che fine fecero quegli uomini 
e quelle donne che avevano creduto nella Repubblica di Mussolini?
Nella seconda parte, invece, descrive di come i reduci della R.S.I., per non sentirsi stranieri nello loro terra, provarono a riorganizzarsi nel Movimento Sociale Italiano, tentando, con la costituzione del nuovo partito, di salvare il proprio mondo e le proprie idee dalla sconfitta militare. 
Nella prima parte del volume, lo scrittore  tratta delle “scialuppe di salvataggio” approntate dai fascisti per salvarsi dal naufragio della sconfitta militare. Passa poi a descrivere che fine fecero quei fascisti che affrontarono il dopoguerra “senza neanche il salvagente” . Molti di loro furono trucidati, i meno sfortunati finirono nei campi di concentramento, come quello famoso di Coltano ed in altri meno noti, approntati dagli Alleati. Il sistema di “resistenza” fascista si attivò subito, con una serie di “ aiuti per reduci, detenuti e prigionieri“.
Appena furono liberati, molti di loro emigrarono in cerca di buona sorte, mentre altri andarono incontro al destino di sentirsi “esuli in Patria”.
Inizialmente, i fascisti si organizzarono in strutture clandestine, prima elementari e poi articolate, nacquero così i F.A.R.  -I Fasci d’Azione Rivoluzionaria -. I F.A.R. però non potevano rispondere alle esigenze politiche di un’Italia completamente cambiata e fu così che, per rientrare in gioco a pieno titolo, i reduci della R.S.I. diedero vita al M.S.I. che, inizialmente, si pensò di chiamare MO.S.IT..
La Fiamma missina entrò in gara, inizialmente, con risultati che sembrarono allettanti, ma dopo qualche tornata elettorale ai missini sarebbe stato chiaro che gli italiani gli avevano ormai “voltato le spalle”. 
Il volume in argomento descrive solo i primi dieci anni del M.S.I., dal ’46 al ’56, anno in cui, il “M.S.I. comincia a figliare”. Scrive, infatti, l’autore: “Il congresso del 1956 sortì effetti drastici, dando l’avvio ad un esodo che non avrebbe più avuto termine. Il Msi si era trasformato in una sorta di casa madre dalla quale per anni sarebbero continuati a nascere, ad ogni piè sospinto, partiti, movimenti e associazioni. 
A partire da quel congresso, nel caso un fascista avesse preso l’ascensore da solo ed avesse premuto il pulsante per il quarto piano, stia pur certo il lettore che, nei quattro piani di percorso, avrebbe litigato con se stesso e fondato, al pianerottolo d’arrivo, due partiti, tre movimenti e qualche associazione culturale.
Più che neofascisti, da quel momento in poi, si sarebbe potuto parlare di neofascisti . I primi dieci anni furono unici, nel senso che furono gli unici dieci anni in cui i fascisti del dopoguerra riuscirono a dimostrare un’unità politica.“.
Il tema fondante del libro  è quel sottile filo rosso, o meglio, filo nero, che lega la Repubblica Sociale Italiana con il M.S.I. . Il progetto di traghettare l’Idea Fascista nel dopoguerra veniva da lontano ed aveva avuto origine negli ultimi mesi della Repubblica Sociale. Il M.S.I., ufficialmente nato nel dopoguerra, in realtà trovava le sue origini più profonde molto prima.
L’ultimo capitolo del libro, forse il più interessante è dedicato alla deriva ideologica  alla quale sono andati incontro, negli anni, i neofascisti. Si legge nel capitolo finale: “il Msi, aveva traghettato l’idea fascista e gli uomini del fascismo oltre la sconfitta militare. 
Mussolini non era riuscito, con la socializzazione, a disseminare la valle Padana di mine sociali, come avrebbe voluto, ma con il Msi era sicuramente riuscito a disseminare l’Italia di mine vaganti. 
E, mi si creda, trovo la definizione di mina vagante quanto mai appropriata per il partito in trattazione e, considerando la filiazione di partiti, partitini, associazioni, movimenti, circoli e simili che il Msi avrebbe poi avuto reputo che si possa agevolmente parlare di mine vaganti, usando il plurale. Infatti, nessun partito è stato  mai più vagante in senso ideologico del Msi.”
 In chiusura, è da dire che l’autore ha voluto fare del suo libro una sorta di “pietra lanciata nello stagno”, aprendosi ad ogni tipo di critica e, anzi, sollecitando i pareri e le eventuali precisazioni dei lettori. 
A tal proposito, una sua nota iniziale precisa: Quest’opera intende dare il quadro di un momento della nostra Storia, ma non pretende di raccontare la completa verità. Come ogni lavoro umano è imperfetto e sicuramente contiene inesattezze. 
Vorrei chiarire che se vi sono errori, sono stati tutti commessi in buona fede e senza l’intenzione di nuocere a nessuno. Qualche cantonata è possibile prenderla anche per semplici sviste o abbagli e, quindi, le inesattezze sono sempre possibili. 
Sarò grato a chiunque vorrà segnalare sbagli o omissioni, rendendomi disponibile, sin d’ora, ad eventuali correzioni e rettifiche.”
da http://velatricolore.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&_c=BlogPart&partqs=cat%3DLibri
Annussek G. LIBERATE MUSSOLINI! LA PIÙ INCREDIBILE OPERAZIONE DI COMMANDO DELLA SECONDA GUERRA  MONDIALE 
Edizioni Lindau  Corso Re Umberto 37, 10128 Torino - Tel: 011 517.53.24  Fax: 011.669.39.29 COLLANA: I Leoni PAGINE: pp. 384 ILLUSTRAZIONI: N° 34 b/n f.t. FORMATO: cm. 14 x21 PREZZO: euro 26,00. 2007.
In questo suo nuovo libro, appassionante come un thriller, Greg Annussek ci offre una rigorosa ricostruzione di una delle operazioni più temerarie e controverse dell’ultimo conflitto mondiale: la liberazione di Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, nel settembre 1943, a opera di un corpo d’élite di incursori tedeschi a bordo di alianti. Quella che fu chiamata «Operazione Quercia» assomiglia a una partita a scacchi, incerta fino all’ultima mossa, in cui la posta è la figura ormai quasi grottesca di un dittatore al tramonto, scomparso senza lasciare traccia dopo l’improvviso collasso del regime. Sullo sfondo, l’agghiacciante agonia del Terzo Reich hitleriano, che nel rimettere in gioco Mussolini cerca un ultimo sussulto di vitalità prima della catastrofe finale. Il piano audacissimo, affidato alle acrobazie di alcuni piloti della Luftwaffe e alla fulminea azione di un commando di paracadutisti, andò incredibilmente a buon fine nonostante la feroce ostilità che opponeva lo spavaldo capitano Skorzeny, che considerava la guerra un palcoscenico su cui esibirsi, e il freddo e metodico generale Student, che fu forse il vero artefice dell’impresa, oscurato dalla popolarità che il rivale riuscì a conquistarsi. Preludio emblematico di tragici eventi successivi – la nascita della Repubblica di Salò e l’occupazione nazista del nostro paese –, l’Operazione Quercia conserva tuttora molti aspetti misteriosi e continua ad affascinare i ricercatori come un enigma irrisolto. 
L'AUTORE GREG ANNUSSEK è autore di numerosi libri di storia, tradotti in molte lingue. Vive a New York.  
Bruno Chionetti e Paolo Crippa (a cura di) DUECENTO VOLTI DELLA RSI. Ritratti di militari della Repubblica Sociale Italiana in Liguria
160 pp. - 200 foto b/n dell’Archivio Storico Fotografico Bruno Chionetti - brossura - ed. 2007 Marvia Edizioni - Collana: Militaria. Il libro, di 160 pagine, in formato 24 x 16,5 - prezzo di copertina   20,00 euro, può essere richiesto all'editore Marvia Edizioni di Voghera  (Casella postale 27 - 27058 Voghera (PV)  - tel. 339/2463468 – e-mail :  marviaedizioni@marvia.it) o direttamente agli autori (Bruno Chionetti -  e-mail: chione@infinito.it oppure Paolo Crippa - e-mail:  crippaolo@tiscali.it). 2007.
Un numero limitato di copie ad un prezzo di favore (15,00 euro +  eventuali spese di spedizione) è disponibile presso gli autori, ai  medesimi indirizzi e-mail indicati in precedenza.
Questo nuovo libro è dedicato alle Forze Armate  della Repubblica Sociale Italiana. "Duecento volti della R.S.I." nasce dalla collaborazione di due amici,  accomunati dalla passione per la ricerca storica, Bruno Chionetti, che  si diletta anche di fotografia, e Paolo Crippa. Il testo, eminentemente  fotografico, presenta una carrellata di oltre 200 ritratti fotografici  da studio di altrettanti militari della Repubblica Sociale, fotografie  provenienti dalla zona di Savona, di notevole interesse storico ed  uniformologico, tutte sino ad ora inedite., ampiamente commentate.  Completano il libro brevi note storiche su Savona e dintorni durante la  Repubblica Sociale e cenni sui reparti a cui appartenevano i militari  ritratti nelle immagini. 
 
 

 
 
 
 

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