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Una Giornata del ricordo
per le vittime civili della II Guerra Mondiale.
E' la proposta partita dal convegno tenutosi sabato
scorso a Foggia, nell'auditorium della Biblioteca Provinciale. Cresce infatti
sulla rete la petizione al Presidente della Repubblica promossa dal Comitato
per Foggia Città Martire e per la istituzione di un giorno del ricordo
per tutti i civili italiani caduti sotto i bombardamenti anglo-americani.
Mentre Foggia fu la città italiana con la percentuale più
alta di vittime in rapporto al numero della popolazione, la data prescelta
per il Giorno del Ricordo è il 20 ottobre, anniversario del massacro
di Gorla (periferia di Milano) nel quale, nel 1943, sotto le macerie della
loro scuola elementare, perirono circa 200 bambini più le loro maestre
e la Direttrice .
Alla raccolta delle firme hanno aderito personalità del mondo
accademico e della cultura tra cui il Prof. Franco Cardini dell'Università
di Firenze, lo storico Nello Gatta ed il padre francescano Jean Marie Benjamin,
sempre, quest'ultimo, in prima fila nel denunciare la politica americana
che anche negli ultimi anni ha desertificato un paese di civiltà
millenaria come l'Iraq. Tra le prossime iniziative del Comitato l'organizzazione
di un convegno nazionale a Roma nel quale verrà presentato un libro
bianco sulle stragi americane negli anni del secondo conflitto mondiale.
E' ancora poco conosciuta, in particolare dai giovani, stante l'assoluta
mancanza di dati sui testi scolastici, la stria delle vittime dei bombardamenti
dei "liberatori". Proviamo a fornirne brevemente alcuni dati.
1942 Le incursioni sulle nostre città
furono compiute prevalentemente dopo l'8 settembre 1943 e cioè quando
l'Italia era virtualmente "alleata" con gli anglo-americani.
I primi attacchi leggeri si ebbero sul meridione d'Italia per opera della
R.A.F. con base sull'isola di Malta. Le prime
dure incursioni su Napoli furono effettuate dall'U.S.A.F. il 4 e l'11 dicembre:
si trattò anche delle prime incursioni dei bombardieri americani
sull'Italia. Le città maggiormente colpite furono Torino, Milano
e Genova: attacchi pesanti, ma non come quelli dell'agosto dell'anno dopo.
I bombardamenti sul "triangolo industriale" furono organizzati
dal "Bomber Command" della R.A.F. durante la cosiddetta "offensiva
di autunno". Milano subì un solo bombardamento fra il 24 ed
il 25 ottobre: 470 furono gli edifici distrutti.
Fra l'ottobre/novembre Genova fu colpita 6 volte: 1.250 edifici di vario
genere furono distrutti. Fra il novembre/dicembre Torino subì 7
bombardamenti: 142 ettari distrutti di superficie edificate (70 fabbriche,
24 edifici pubblici, e circa 1.950 abitazioni). L'incursione più
violenta fu quella della sera del 9 dicembre su Torino: 196 apparecchi
scaricarono sulla città 147 tonnellate di bombe e 256 tonnellate
di spezzoni incendiari. Gli inglesi impiegarono
complessivamente 1.811 aerei di cui 1.477 attaccarono le città italiane
scaricandovi circa 2.740 tonnellate di bombe e perdendo 31 aerei. Le vittime
furono circa 1.300 1943 La caduta di
Mussolini in seguito agli avvenimenti del 25 luglio aveva generato in molti
italiani l'illusione che anche la guerra dovesse cessare, risparmiando
ulteriori lutti e distruzioni. Illusione svanita subito nella notte fra
il 7 e l'8 agosto 1943 quando, Milano, Torino e Genova, subirono il contemporaneo
e duro attacco della R.A.F. In quella notte, 201 tonnellate di bombe esplosive
e spezzoni incendiari si riversarono su Milano, 195 tonnellate su Torino
e 169 su Genova.Queste incursioni non dovevano rappresentare che un "assaggio"
di quanto sarebbe successo nei mesi successivi.
L'11 agosto un massiccio bombardamento devastò la città di
Terni seppellendo sotto le macerie centinaia di vittime. Il 13 agosto anche
Roma, appena dichiarata "città aperta", fu violata da
circa 500 tonnellate di bombe americane che provocarono circa 2.000 morti
e notevoli danni. La notte del 13 agosto
su Torino caddero 244 tonnellate di bombe e, la notte del 17 agosto, altre
248 tonnellate. Milano, 12 / 16 agosto 1943. Il più feroce attacco
che mai avesse subito, sino a quel momento, una città italiana fu
quello su Milano nella notte fra il 12 e il 13 agosto: 504 bombardieri
inglesi rovesciarono sulla città 1.252 tonnellate di bombe e spezzoni
incendiari. Due giorni dopo, nella notte del 15 agosto, 140 bombardieri
inglesi scaricarono altre 415 tonnellate di esplosivi. Non era ancora finita:
nella notte del 16 agosto si presentarono nel cielo della città
199 bombardieri che scaricarono altre 601 tonnellate di ordigni mortali.
In quattro giorni Milano fu martirizzata da 2.268 tonnellate di bombe sganciate
da 843 aerei della R.A.F. inglese. Il bilancio finale fu drammatico: 239
industrie colpite, distrutte o gravemente danneggiate, 11.700 edifici abbattuti,
più di 15.000 quelli danneggiati, le centrali elettriche irreparabilmente
bloccate, la rete di trasporti e di comunicazioni quasi totalmente inservibili,
centinaia i morti. In quella prima metà
di agosto 1943 caddero dunque sui centri principali dell'Italia settentrionale
3.325 tonnellate di esplosivo.Il 28 agosto furono poi bombardate Taranto,
Cosenza e, a seguire, Novara, Foggia, Salerno, Crotone, Viterbo, Avellino,
Lecce, Bari, Orte, Cagliari, Carbonia, Civitavecchia, Benevento.Frascati
fu rasa al suolo e migliaia furono i morti. Il 1 settembre 1943 fu distrutta
Pescara, città completamente priva di difesa antiaerea.
Nel 1973 il "Public Record Office" di Londra rese pubblici i
documenti relativi ai bombardamenti inglesi sull'Italia. Queste notizie,
attestate in modo incontestabile dalle autorità inglesi, portarono
a conoscenza di un piano a lunga scadenza, elaborato nei minimi particolari,
che avrebbe previsto un diluvio di fuoco sull'Italia. Secondo tale progetto,
gli anglo-americani avrebbero dovuto scaricare sull'Italia del nord, in
un periodo compreso fra il settembre 1943 e il febbraio 1944 qualcosa come
45.000 tonnellate di esplosivo! Nella serie di tali documenti, corredati
da numerose mappe raffiguranti gli obiettivi principali, fa spicco un eloquente
messaggio inviato dal direttore delle "Operazioni di bombardamento",
Commodoro Bufton, al direttore dei "Piani di bombardamento",
Commodoro Elliot. Nello scritto, che reca la data del 29 luglio 1943, si
legge anche: "Stabilita l'opportunità di attaccare l'Italia,
ci proponiamo di trasportare sugli obiettivi del Nord circa 3.000 tonnellate
di bombe nel mese di agosto, 8.000 tonnellate nei mesi di settembre e di
ottobre e 6.500 tonnellate in ciascuno dei mesi invernali, se le condizioni
atmosferiche saranno favorevoli...". I bombardamenti dell'agosto 1943
non furono quindi solo "avvertimenti" o "pungoli" per
accelerare la firma di una resa, ma rientravano in un piano programmato
che, come per numerose città tedesche, prevedeva la totale distruzione
dei centri vitali della nazione mediante il sistema dei cosiddetti bombardamenti
"a tappeto". Negli ultimi tre mesi
del 1943 i bombardamenti terroristici anglo-americani provocarono 6.500
morti e circa 11.000 feriti, distruggendo e danneggiando migliaia di edifici.
1944 Furono migliaia e non risparmiarono
nessuna città. Solo nel 1944, gli anglo-americani effettuarono sull'Italia
centro-settentrionale, territorio della RSI, 4.541 incursioni, uccidendo
22.000 civili e ferendone oltre 36.000. Ci fu una vera e propria "escalation"
di terrificanti incursioni che non risparmiarono nessuna città e
che raggiunsero una frequenza quasi quotidiana. Firenze, per esempio, subì
7 bombardamenti (di cui 5 massicci) che causarono oltre 700 morti, migliaia
di feriti e la distruzione di migliaia di case, oltre che danni gravissimi
al patrimonio artistico della città. Molte furono le incursioni
anglo-americane particolarmente odiose e criminali. Bisognerebbe ricordarle
tutte ma, a titolo di esempio, valgano le seguenti.
Il martirio di Treviso: la città fu selvaggiamente aggredita il
giorno di Venerdì Santo ed un violento bombardamento costò
la vita a 4.000 abitanti. I "liberatori"
sul Lago Maggiore: il 25 settembre, due aerei inglesi sganciarono un grappolo
di bombe su un gruppo di case di Intra provocando 11 morti e numerosi feriti.
Poco dopo, gli stessi aerei mitragliarono il battello "Genova"
di fronte a Baveno sul Lago Maggiore. Il battello colpito, che aveva a
bordo solo civili (in prevalenza donne e bambini), prese fuoco: molti furono
i morti ed i feriti. Il 26 settembre, aerei
inglesi (probabilmente gli stessi del giorno prima) attaccarono il battello
"Milano" carico di sfollati che si erano imbarcati a Laveno per
raggiungere la sponda piemontese del lago. A bordo c'era anche un reparto
del battaglione "M" Venezia Giulia che stava tornando alla scuola
di Varese della G.N.R.: dieci di loro perirono nell'attacco.
L'ecatombe dell'Impruneta. Il 27 luglio, aerei della Quinta squadriglia
del 239° stormo, appartenenti alla "Desert Air Force" (Daf),
bombardarono "a tappeto" l'Impruneta. Il paese era affollato
soltanto da civili inermi che speravano di aver trovato un rifugio sicuro
dalle incursioni alleate. La maggior parte dei rifugiati morì sotto
le bombe dei "liberatori", mentre i superstiti furono falciati
dalle mitragliatrici dei "Kittyhawks" sudafricani. Il 28 luglio,
un'altra incursione si scatenò contro la basilica del paese: si
salvò solo il ritratto della Madonna.
La strage degli innocenti. Il 10 ottobre
sul rione popolare di Gorla (Milano) una bomba americana centrò
in pieno una scuola: i bambini uccisi furono circa 200. Accurati studi
di storici militari hanno dimostrato con certezza che non si trattò
di un errore. Per questo crimine immondo il governo americano non ha neppure
chiesto scusa. Esiste oggi, a Milano, una collinetta artificiale,
denominata Monte Stella, costruita con oltre un milione di quintali di
macerie, recuperate da tutti i settori della città rasi al suolo
dai bombardamenti terroristici anglo-americani. Una parte di dette
macerie proviene dalla distruzione di due istituti scolastici superiori,
di sei scuole elementari e cinque materne completamente atterrati, ma anche
da altri trentacinque edifici scolastici danneggiati in città, mentre
altre centoventicinque scuole, di ogni ordine e grado, vennero distrutte
in provincia. Era una giornata limpida, tersa,
quella del 20 ottobre 1944, allora non c'era lo smog, e -incredibile a
dirsi- dalla piazza del Duomo si riusciva a vedere la cerchia delle Alpi,
, allorché una formazione di circa quaranta quadrimotori americani
del tipo B 24 e B 27 comparve nel cielo della città, contemporaneamente
al suono delle sirene d'allarme. E sulla verticale di Gorla, che allora
era un sobborgo periferico e non un quartiere incorporato nella città
come oggi, gli aerei sganciarono il loro carico. Puro terrorismo, volontà
di infierire su un popolo ormai in ginocchio, nonostante ancora oggi ci
sia chi sostiene la tesi che le bombe erano destinate alla stazione ferroviaria
di Greco, che si trova in zona, ma che era facilmente identificabile, ed
anche attaccabile senza pericolo, data l'inesistenza di ogni reazione da
parte della caccia italo-germanica. Nella
zona attaccata si contarono 635 Vittime, o almeno furono recuperati 635
corpi, forse c'erano anche altri esseri umani che, letteralmente dilaniati
dalle esplosioni, non vennero mai rinvenuti. Fra gli edifici centrati in
quella tragica mattina ci fu la scuola elementare Francesco Crispi: fu
letteralmente polverizzata. Centonovantaquattro bambini, la loro
direttrice, quattordici maestre, un'assistente sanitaria e quattro bidelli
furono travolti. Quattro soli bambini, una femminuccia e tre maschietti
(Annamaria, Giuseppe, Remo e Gabriele) si salvarono e furono estratti dalle
macerie. Occorsero tre giorni per ritrovare e recuperare i corpi delle
vittime della scuola, tre giorni in cui Vigili del Fuoco, militari dell'U.N.P.A.,
soldati italiani e tedeschi, uomini della G.N.R. e operai in tuta, magari
partigiani, certamente antifascisti, lavorarono fianco a fianco, senza
risparmiarsi, unitamente ai genitori dei bambini, ed ai parenti, disperati,
ma sempre speranzosi, nell'illusione di trovare qualche superstite. Chi
lavorava e piangeva, chi lavorava e pregava, chi malediceva e bestemmiava
Dio, che aveva permesso una strage di bambini senza colpa né pena.
Oggi, al posto della scuola, sorge un monumento funebre, una madre con
un bimbo in braccio, inginocchiata, come se offrisse al Cielo quella sua
creatura, e sotto al monumento c'è l'Ossario, dove sono conservati
i resti dei piccoli Caduti e degli adulti che erano con loro.
Ogni anno, una piccola cerimonia celebrativa riunisce chi non ha dimenticato;
sono presenti le Autorità locali ma nessuno, sino ad oggi, è
venuto mai da Roma in rappresentanza dello Stato e del Governo del nostro
Paese.
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